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Via Thiago e Ibra: Milan, te la senti?

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Acerbi, Traoré e Constant: mai inizio stagione del Milan fu più in sordina. Chi ha un minimo di memoria storica se n'è reso conto, chi ha potuto partecipare, da tifoso o da addetto ai lavori, al raduno rossonero lo ha potuto assaporare ancora più da vicino. L'atmosfera che si respirava a Milanello lunedì non era certo quella delle grandi occasioni. E' vero, non c'è stata la contenstazione che qualcuno alla vigilia aveva paventato, ma nemmeno il pubblico festante che saluta l'avvio di una nuova avventura o, ancor di più, di un nuovo corso.

Ecco, appunto, ma il Milan non doveva rinnovarsi? L'addio dei grandi campioni, oltre a lasciare un vuoto tecnico sul campo, ha lasciato buchi spaventosi nello spogliatoio. Se prima le bizze di Ibrahimovic, Pato, Cassano (e chi più ne ha più ne metta), erano attutite dalle spalle larghe di un gruppo di giocatori che di battaglie, dentro e fuori il rettangolo verde, ne avevano combattute, e vinte, tante. Ora rimane "l'ultimo dei Mohicani", l'immarciscibile Massimo Ambrosini, più che mai uomo di riferimento (soprattutto per militanza, difficilmente in campo da titolare) e un paio di stelle, Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva (nella foto Ap/LaPresse). Che restano, "ma tutto può succedere", come dice l'enigmatico Adriano Galliani.

Le parole dell'ad lasciano spazio alla fantasia, in un momento in cui i rossoneri  avrebbero bisogno di certezze: per questo alcuni quotidiani si lanciano in rivoluzioni incredibili, facendo partire i due gioielli, e aprendo un panorama su quello che si potrebbe fare con i soldi ricavati dalle loro cessioni e con quelli risparmiati dai loro stipendi. A conti fatti si parla di 150 milioni di euro, una bella cifretta con cui si potrebbe davvero rifondare una squadra. Tevez, Dzeko, Destro, Kolarov, Diarra e Dedé: con il sacrificio di due "top player" (ma che fastidio dà questa definizione?), eccovi servita mezza squadra, per ripartire. La domanda è: ne vale la pena?

La risposta è: dipende. Dipende se alla base di questo ragionamento ci sia un'idea, un progetto (altra parola che vuol dire tutto e nulla), o quanto meno un foglio bianco su cui sia tracciato uno schema di gioco. Il Milan in questo momento è Ibrahimovic, checché se ne dica: sarebbe in grado Max Allegri a reimpostare una squadra in quattro e quattr'otto senza avere il proprio riferimento? Probabilmente sì, ma necessiterebbe di tempo.  Qualcosa che dalle parti di Milanello, così come ad Appiano Gentile e a Vinovo, non è contemplato.

Dipende: se i giocatori che arrivano sono affamati, bravi e all'altezza del compito che li aspetta. Mantenere e, se possibile, innalzare il livello del Milan non è facile, soprattutto senza alle spalle i "grandi vecchi", tanto vituperati, ma anche indispensabili per trasmettere ai nuovi venuti lo spirito e la sicurezza dei campioni. Quelli che già hanno vinto e sanno come si fa a chi si affaccia per le prime volte nei piani alti del calcio italiano ed europeo.

Dipende: dai tifosi, da voi, ultimo tassello ma anche primo riferimento (almeno così dovrebbe essere) del mosaico rossonero. I cartelloni presenti a Milanello, le preghiere sul sito ufficiale, le voci della strada vanno tutte nello stesso senso: "Thiago non si tocca", "Ibra resta con noi". Il Milan negli ultimi anni non è andato benissimo (lo scudetto è lontano solo un anno), ma non è nemmeno andato così male, tanto da smuovere la piazza e da auto-convincersi che è meglio cambiare.

Dopotutto, quando "si abbandona la strada vecchia per una nuova", c'è sempre qualcuno che si lamenta, qualche naso che si storce e qualche testa che salta. Il problema è questo: il gioco vale la candela? I tempi sono stretti, l'impressione è che non sia questo l'anno della rivoluzione vera, ma qualcosa bisogna fare: prima che la candela, quella del detto, si spenga definitivamente.

di Davide BIGHIANI

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