Cos'è il Mes e perché se ne parla tanto

Meccanismo Europeo di Stabilità. Per brevità, detto anche MES (o fondo salva-Stati). Ma di cosa si tratta? E perché la sua riforma fomenta gli animi dei nostri politici e scatena polemiche a non finire, da destra a sinistra? Eccolo, spiegato bene e con parole semplici.

LEGGI ANCHE: Salvini-Conte, duro scontro sul Mes

GUARDA IL VIDEO - 5 curiosità sul fondo salva-Stati (Mes)

Il Meccanismo Europeo di Stabilità è un’organizzazione intergovernativa dei Paesi che condividono l’euro come moneta, e ha il compito di aiutare i paesi che si trovano in difficoltà economica. È molto importante in quanto serve a mettere in comune il denaro di tutti e a utilizzarlo nel caso in cui uno stato membro dell'Unione Europea si trovi in difficoltà.
Cos'è il MES
Il Meccanismo Europeo di Stabilità è un’organizzazione intergovernativa dei Paesi che condividono l’euro come moneta, e ha il compito di aiutare i paesi che si trovano in difficoltà economica. È molto importante in quanto serve a mettere in comune il denaro di tutti e a utilizzarlo nel caso in cui uno stato membro dell'Unione Europea si trovi in difficoltà.
Condividendo la stessa moneta, infatti, le difficoltà di un Paese possono avere conseguenze anche sugli altri. Il MES venne creato nel settembre del 2012 e portò al superamento di altri due fondi creati in precedenza allo stesso scopo: EFSF ed EFSM.
Dal 2012
Condividendo la stessa moneta, infatti, le difficoltà di un Paese possono avere conseguenze anche sugli altri. Il MES venne creato nel settembre del 2012 e portò al superamento di altri due fondi creati in precedenza allo stesso scopo: EFSF ed EFSM.
Il MES ha una dotazione di 80 miliardi di euro, pagati in base all’importanza economica dei Paesi dell’Eurozona. Emettendo titoli con la garanzia degli stati che ne fanno parte, il Meccanismo Europeo di Stabilità può raccogliere sui mercati finanziari fino a 700 miliardi di euro.
Un po' di numeri
Il MES ha una dotazione di 80 miliardi di euro, pagati in base all’importanza economica dei Paesi dell’Eurozona. Emettendo titoli con la garanzia degli stati che ne fanno parte, il Meccanismo Europeo di Stabilità può raccogliere sui mercati finanziari fino a 700 miliardi di euro.
Scorri per continuare con i contenuti
Annuncio
Questi soldi possono essere prestati agli stati in difficoltà, per esempio per ricapitalizzare i loro sistemi bancari. I Paesi che vengono aiutati dal MES, se rispettano alcune condizioni, possono ricevere anche l’aiuto illimitato da parte della BCE sotto forma delle famose OMT, un piano che permette l’acquisto senza limiti di titoli di stato dello stato in crisi.
Cosa fa il MES
Questi soldi possono essere prestati agli stati in difficoltà, per esempio per ricapitalizzare i loro sistemi bancari. I Paesi che vengono aiutati dal MES, se rispettano alcune condizioni, possono ricevere anche l’aiuto illimitato da parte della BCE sotto forma delle famose OMT, un piano che permette l’acquisto senza limiti di titoli di stato dello stato in crisi.
Con quasi il 27% del capitale, la Germania è il primo contributore del MES e, con ogni probabilità, non usufruirà mai degli aiuti.
La Germania
Con quasi il 27% del capitale, la Germania è il primo contributore del MES e, con ogni probabilità, non usufruirà mai degli aiuti.
Per ricevere l’aiuto, uno stato deve accettare un piano di riforme la cui applicazione sarà sorvegliata dalla famosa “Troika”, il comitato costituito da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.
Come si riceve l'aiuto del MES/1
Per ricevere l’aiuto, uno stato deve accettare un piano di riforme la cui applicazione sarà sorvegliata dalla famosa “Troika”, il comitato costituito da Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale.
Il piano di riforme di solito prevede misure impopolari, ad esempio il taglio alla spesa pubblica, in particolare alle pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni e flessibilizzazione delle leggi sul lavoro, il tutto per rendere nuovamente sostenibili i conti pubblici.
Come si riceve l'aiuto del MES/2
Il piano di riforme di solito prevede misure impopolari, ad esempio il taglio alla spesa pubblica, in particolare alle pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni e flessibilizzazione delle leggi sul lavoro, il tutto per rendere nuovamente sostenibili i conti pubblici.
Fino ad oggi Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda hanno usufruito di programmi di aiuto del MES.
Chi ha ricevuto gli aiuti
Fino ad oggi Grecia, Cipro, Portogallo e Irlanda hanno usufruito di programmi di aiuto del MES.
Il MES è stato apprezzato ma anche criticato da molti. Chi lo sostiene, ritiene che sia un “prestatore di ultima istanza”, cioè un’istituzione che presta denaro a chi non riesce più a ricevere prestiti. Chi invece lo attacca, è convinto che non sia uno strumento sufficiente oppure che costringa uno stato a fare troppo in cambio di troppo poco.
Chi lo sostiene e chi lo attacca
Il MES è stato apprezzato ma anche criticato da molti. Chi lo sostiene, ritiene che sia un “prestatore di ultima istanza”, cioè un’istituzione che presta denaro a chi non riesce più a ricevere prestiti. Chi invece lo attacca, è convinto che non sia uno strumento sufficiente oppure che costringa uno stato a fare troppo in cambio di troppo poco.
Nel 2018 si è cercato di trovare un accordo per accontentare tutti, in particolare i Paesi più indebitati, come l’Italia, che volevano che le linee di credito precauzionali erogate dal MES (in gergo PCCL e ECCL) venissero concesse anche senza bisogno di sottoscrivere un accordo di riforme impopolari. Nella versione finale questa modifica è stata accolta, ma è stata aggiunta un’altra condizione su richiesta degli stati più ricchi del Nord Europa, che di fatto la rende inutile. Per avere una linea di credito, infatti, sarà sufficiente una lettera di intenti, ma solo per quegli stati che rispettano i parametri di Maastricht (10 stati su 19 membri, Italia compresa, non potranno quindi utilizzare questa misura).
La riforma/1
Nel 2018 si è cercato di trovare un accordo per accontentare tutti, in particolare i Paesi più indebitati, come l’Italia, che volevano che le linee di credito precauzionali erogate dal MES (in gergo PCCL e ECCL) venissero concesse anche senza bisogno di sottoscrivere un accordo di riforme impopolari. Nella versione finale questa modifica è stata accolta, ma è stata aggiunta un’altra condizione su richiesta degli stati più ricchi del Nord Europa, che di fatto la rende inutile. Per avere una linea di credito, infatti, sarà sufficiente una lettera di intenti, ma solo per quegli stati che rispettano i parametri di Maastricht (10 stati su 19 membri, Italia compresa, non potranno quindi utilizzare questa misura).
I Paesi indebitati hanno invece ottenuto una vittoria nella trattativa sul “backstop” per il Fondo di risoluzione unico, un fondo finanziato dalle banche europee che serve ad aiutare istituti finanziari in difficoltà. Con l’introduzione del “backstop” il MES potrà finanziare il Fondo di risoluzione fino a 55 miliardi. Le banche diventeranno così più sicure.
La riforma/2
I Paesi indebitati hanno invece ottenuto una vittoria nella trattativa sul “backstop” per il Fondo di risoluzione unico, un fondo finanziato dalle banche europee che serve ad aiutare istituti finanziari in difficoltà. Con l’introduzione del “backstop” il MES potrà finanziare il Fondo di risoluzione fino a 55 miliardi. Le banche diventeranno così più sicure.
La terza modifica introdotta dalla riforma è invece voluta dai “rigoristi” del Nord Europa, e come tale non piace all’Italia (da Matteo Salvini al governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, fino al presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli). Di fatto la riforma cerca di rendere più facile “ristrutturare” il debito pubblico di uno stato che chiede aiuto al MES.
La riforma/3
La terza modifica introdotta dalla riforma è invece voluta dai “rigoristi” del Nord Europa, e come tale non piace all’Italia (da Matteo Salvini al governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, fino al presidente dell’Associazione bancaria italiana Antonio Patuelli). Di fatto la riforma cerca di rendere più facile “ristrutturare” il debito pubblico di uno stato che chiede aiuto al MES.
In conclusione, i privati che hanno prestato soldi agli stati in crisi dovranno perdere una parte del loro investimento nel momento in cui scatterà un pacchetto di aiuti. Uno dei sistemi per ottenere questo risultato è l’obbligo di emettere un particolare tipo di titoli di stato (i “single limb CAC”) che permettono una riduzione concordata del valore del prestito tramite un solo voto dei creditori, invece che con le procedure più complesse delle altre tipologie di titoli. Questo vuol dire che un paese in difficoltà potrebbe restituire meno di quello che deve ai suoi creditori. Ma il timore è che i creditori finiscano per chiedere interessi più alti ai Paesi ritenuti più a rischio, come l’Italia.
L'Italia e il MES
In conclusione, i privati che hanno prestato soldi agli stati in crisi dovranno perdere una parte del loro investimento nel momento in cui scatterà un pacchetto di aiuti. Uno dei sistemi per ottenere questo risultato è l’obbligo di emettere un particolare tipo di titoli di stato (i “single limb CAC”) che permettono una riduzione concordata del valore del prestito tramite un solo voto dei creditori, invece che con le procedure più complesse delle altre tipologie di titoli. Questo vuol dire che un paese in difficoltà potrebbe restituire meno di quello che deve ai suoi creditori. Ma il timore è che i creditori finiscano per chiedere interessi più alti ai Paesi ritenuti più a rischio, come l’Italia.

Potrebbe interessarti anche...