La punizione del Panathinaikos: obbligati a tornare in bus anziché in aereo dopo l'ultima sconfitta

Samuele Prosino

Il presidente del Panathinaikos ha deciso, dopo l’eliminazione della sua squadra dall’Eurolega di Pallacanestro, di “punire” i giocatori in un modo inusuale: tornare ad Atene, da Istanbul, in autobus anziché in aereo. Il Pana è stato brutalmente eliminato dal Fenerbahce per 3-0; tre sconfitte senza appello che hanno sancito la rinuncia definitiva alle Final Four.

La punizione del presidente del Panathinaikos ai suoi giocatori

Il presidente del Panathinaikos ha deciso, dopo l’eliminazione della sua squadra dall’Eurolega di Pallacanestro, di “punire” i giocatori in un modo inusuale: tornare ad Atene, da Istanbul, in autobus anziché in aereo. Il Pana è stato brutalmente eliminato dal Fenerbahce per 3-0; tre sconfitte senza appello che hanno sancito la rinuncia definitiva alle Final Four. (Photo by Guillermo Martinez/Corbis via Getty Images)

La punizione del presidente del Panathinaikos ai suoi giocatori

Si tratta di un viaggio di oltre 1000 km in mezzo al traffico, dunque. La società ha così fatto capire di non voler spendere i soldi per l’aereo con un impegno così deludente della squadra. Tra le 14 e le 16 ore di viaggio, dunque, per chi ha perso il treno per le Final Four. Salvo cinque giocatori, che hanno pagato con le loro tasche un biglietto aereo (Photo by Jorge Sanz/Pacific Press/LightRocket via Getty Images)

L’ironia sui social

Sui social la voce è corsa in fretta e il miglior commento è sicuramente quello offerto da “La Giornata Tipo“, che ha postato il possibile tragitto che farà il pullman del Panathinaikos… (foto: Facebook)

Strane punizioni

Lo sport non è nuovo a queste strane punizioni: all’arrivo al Lugano FC il tecnico Paolo Tramezzani portò tutta la rosa alle 6 del mattino davanti a un cancello di un’azienda per far vedere loro cosa voleva dire faticare per sbarcare il lunario (Photo by Vincenzo Lombardo/Getty Images)

Ritiri punitivi

Nel calcio latino c’è l’abitudine di mandare le squadre in ritiro punitivo dopo certe sconfitte brucianti. Lo hanno fatto tutti. In Serie A l’ultima società in ordine di tempo a usare questo metodo è stata l’Inter. In ritiro si va a riflettere, per cercare nuove motivazioni. Molti allenatori, però, mettono in dubbio l’utilità del sistema. (Photo by Maurizio Lagana/Getty Images)

Provvedimento disciplinare

I giocatori che litigano con la società per vari motivi (comportamentali o relativi al contratto, di solito) vengono messi fuori rosa. In pratica è come stare in un limbo: non si può giocare né allenarsi con i propri compagni. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

La storia di Michael Schumacher

Dopo l’incidente del Mondiale 1997 con Jacques Villeneuve, Michael Schumacher non fu solamente squalificato dal campionato: fu costretto a partecipare a una campagna per la sicurezza stradale promossa dalla FIA. (Mike Cooper /Allsport)

Corea Del Nord: che paura dopo i Mondiali 2010

Dopo l’uscita dal Mondiale 2010 i giocatori della Corea del Nord subirono un’umiliazione pubblica davanti a centinaia di funzionari e giornalisti: furono ricoperti di insulti. L’allenatore fu mandato ai lavori forzati. E pare che fossero andati leggeri rispetto agli standard (Photo by Clive Rose/Getty Images)

Social Media

Nel 2012 il pilota NASCAR Brad Keselowski mandò un tweet dalla propria vettura, durante un periodo d’interruzione della gara a cui stava partecipando. Le reazioni non si fecero attendere: prima di tutto la NASCAR vietò di portare telefonini in auto, e in seguito inaugurò altre misure atte a restringere l’uso dei social media tra i piloti. Anche nelle altre leghe sportive americane vennero limitati i tweet dal campo. In ritiro spesso viene chiesto agli atleti di spegnere i cellulari e di non postare nulla fino alla fine del periodo di “clausura”. (Foto: Twitter)

Cartellino Rosso record

Il giocatore spagnolo David Collantes fu squalificato qualche mese fa per 47 giornate per un aggressione a un arbitro. Il che, tradotto, significa più di un campionato di stop. (Getty)

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