I 5 eroi cult della UEFA Europa League

Matteo Baldini
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L'Europa League, così come la Coppa UEFA prima del cambio di nome nel 2009, rappresenta e ha rappresentato sicuramente il terreno di conquista di realtà emergenti del calcio, così come il contenitore di storie ricche di fascino e di proverbiali favole sportive; al contempo esistono giocatori capaci di legare il proprio nome in modo inscindibile sia a un club in particolare che, per motivi diversi, alla stessa Europe League.

Vere e proprie leggende, idoli locali o fenomeni venuti dall'altra parte del mondo per trascinare il club alla vittoria: giocatori diventati oggetto di culto e storie speciali che meritano senz'altro di essere ricordate. Questi campioni, dotati di qualità peculiari emerse con forza proprio nel contesto europeo, sono il tema dell'Europa League Breakfast Show di oggi, presentato dal partner ufficiale della competizione, Kia. Ecco dunque, questa settimana con l'aiuto di James Alcott, i 5 giocatori riconosciuti come di culto in questa competizione.

5. Joaquin - Betis

Joaquin | Quality Sport Images/Getty Images
Joaquin | Quality Sport Images/Getty Images

Vera e propria leggenda del Betis, giocatore capace di muovere i primi passi nel club biancoverde per poi tornare (dopo la parentesi italiana) per conoscere una nuova e inaspettata giovinezza nelle ultime stagioni.

Ancora protagonista nella Liga, a tre mesi dal suo quarantesimo compleanno, debuttò nella UEFA 2002/03 per poi giocarla anche nel 2018/19, sempre col Betis. Per lui 44 presenze, 7 gol e 8 assist tra UEFA ed EL con le maglie di Betis, Valencia e Fiorentina.

4. Diego - Werder Brema

Diego | Michael Steele/Getty Images
Diego | Michael Steele/Getty Images

Il brasiliano Diego, noto in Italia per la parentesi di una stagione con la maglia della Juventus, arrivò in Serie A proprio dopo aver dato il meglio di sé col Werder Brema, rendendosi protagonista di una sorprendente edizione di Coppa UEFA (l'ultima con tale denominazione, nel 2008/09).

In quell'edizione Diego mise a segno ben 6 reti su 8 partite giocate per poi vivere la vera beffa dell'esclusione, per squalifica, dalla finale contro lo Shakhtar, poi persa dai tedeschi ai supplementari.

3. Inaki Williams - Athletic

Inaki Wiliams | Quality Sport Images/Getty Images
Inaki Wiliams | Quality Sport Images/Getty Images

L'Athletic di Bilbao, già di per sé, è spesso garanzia di storie particolari: il club, del resto, rappresenta in pieno il legame col territorio basco e non mancano giocatori che hanno unito inscindibilmente la propria storia a quella biancorossa.

Inaki Williams merita a tal proposito una menzione speciale: dal 2016/2017 non ha perso una singola presenza nella Liga e, al contempo, ha dato prova di sé anche nelle esperienze europee dei baschi, collezionando 7 gol e 30 presenze in Europa League.

2. Santi Cazorla - Villarreal

Santi Cazorla | David Ramos/Getty Images
Santi Cazorla | David Ramos/Getty Images

Santi Cazorla può rappresentare la quintessenza delle storie "di culto" connesse all'Europa League, con un lieto fine che a tratti non appariva affatto scontato. Fu un elemento chiave del Villarreal che raggiunse la semifinale di EL nel 2010/11, nel 2016 rischiò di veder finire la propria carriera e addirittura di doversi amputare una gamba a causa di complicazioni durante un intervento alla caviglia, uno degli innumerevoli interventi a cui si sottopose in quel periodo.

Tornò in campo dopo 636 giorni dall'ultimo infortunio e lo fece proprio col Villarreal, giocando di nuovo un ruolo cruciale anche in Europa League.

1. Diego Armando Maradona - Napoli

Maradona con la Coppa | Alessandro Sabattini/Getty Images
Maradona con la Coppa | Alessandro Sabattini/Getty Images

Elencare le ragioni per cui Maradona può essere definito come oggetto di culto permetterebbe, di fatto, di raccontare semplicemente la storia del Napoli e di Napoli stessa: suo, peraltro, il timbro sulla Coppa UEFA conquistata dai partenopei nel 1989.

L'impatto del fuoriclasse argentino sugli azzurri fu devastante, tale da consentire un salto di qualità fin lì mai sperimentato e di arrivare finalmente a una consacrazione anche sul fronte europeo, rimasta poi una felice eccezione nelle successive partecipazioni del Napoli alle coppe. Un legame unico, formalizzato peraltro dopo la morte della leggenda argentina con la nuova denominazione del San Paolo.