Acqua del rubinetto o in bottiglia? Tra verità e luoghi comuno

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Spesso diamo per scontato che l’acqua in bottiglia sia meglio dell’acqua del rubinetto, ma sapremmo motivare questa convinzione? Abbiamo tutti gli elementi per valutare se fidarci o meno dell’acqua che sgorga dal rubinetto di casa, o pensiamo che non sia buona a priori? Il mondo dell’acqua da bere è ancora pieno di luoghi comuni, tanto che se partecipassimo a un quiz a premi sul tema, probabilmente pochi di noi risponderebbero correttamente.

In realtà, sono sufficienti pochi semplici step per diventare 'cintura nera' in materia e acquisire una corretta conoscenza per scegliere consapevolmente quale acqua bere. Culligan, azienda di riferimento a livello internazionale nel mondo del trattamento dell’acqua, ha realizzato un chiaro ed esaustivo eBook sulle differenze tra acqua in bottiglia e acqua del rubinetto, scaricabile online, e sintetizzati in quattro step.

1. Conoscere le normative che regolano acqua del rubinetto e acqua in bottiglia. Per prima cosa, è importante sapere che minerali e acque di acquedotto sono normate da due decreti differenti. La cosiddetta 'acqua del sindaco', infatti, è regolata dal D.Lgs. 31/2001 che recepisce la direttiva Europea 98/83/CE. Questo decreto stabilisce i valori massimi delle sostanze che possono trovarsi disciolte nell’acqua e fornisce i parametri di sanitizzazione (presenza di cloro) in grado di garantire che l’acqua arrivi dall’acquedotto al punto d’uso priva di contaminazioni.

Queste condizioni sono rigorosamente controllate da parte delle Asl, emanazione del Ministero della Salute, organo responsabile in materia. Vero è che non tutte le acque sono uguali: spesso la concentrazione di alcuni elementi che le compongono possono variare in base alle caratteristiche del territorio in cui nascono. Altro discorso è per le acque minerali in bottiglia, che sono regolate dal dm 10 febbraio 2015.

Molti dei parametri normati per le acque di rete non hanno, per le acque in bottiglia, un limite stabilito dalla legge. Per questo, al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, se le minerali fossero valutate con gli stessi parametri stabiliti per l’acqua del rubinetto, alcune delle più comuni acque in bottiglia non verrebbero definite potabili.

Come precisa Giorgio Temporelli, esperto in igiene, normativa e tecnologie per il trattamento delle acque: “Sia le acque del rubinetto che le minerali in bottiglia sono acque potabili, infatti entrambe possono essere consumate senza pregiudizio per la salute umana. Tuttavia, la legislazione vigente le distingue chiaramente come due prodotti differenti in funzione dell’origine, dei trattamenti e delle modalità con cui tali acque vengono rese disponibili al consumo.

Un’altra differenza fondamentale è data dai parametri di composizione, per molti dei quali sono previsti differenti limiti di concentrazione. Molti parametri normati per le acque di rete non hanno limite per le acque in bottiglia. Ciò è dovuto principalmente a motivi “tecnologici” legati al trasporto in tubazioni e non alla salute umana. Parametri quali calcio, magnesio, solfati, durezza e pH possono essere responsabili della formazione di incrostazioni e occlusioni delle tubature, al contrario i cloruri possono favorire le corrosioni, aspetti che devono pertanto essere regolamentati per le acque condottate mentre non sono previsti valori limite per quelle minerali”.

2. Conoscere tutte le tappe percorse dall’acqua, nel viaggio dalla fonte alla tavola. Secondo una ricerca dell’Irsa, l’istituto del Centro nazionale di ricerca (Cnr) deputato al controllo della qualità dell’acqua, l’Italia si posiziona al quinto posto in Europa per qualità dell’acqua del rubinetto. Nel nostro Paese, infatti, abbiamo la fortuna di poter attingere in più dell’85% dei casi da fonti sotterranee, naturalmente protette rispetto a quelle di superficie. Una sicurezza che si aggiunge all’esteso sistema di controlli garantito dalle Autorità Sanitarie e dai gestori dei servizi idrici.

Per questo, l’acqua del sindaco può essere definita davvero 'a km 0': sempre fresca, dal rubinetto direttamente al bicchiere. L’acqua in bottiglia, invece, è soggetta a lunghi percorsi di trasporto e stoccaggio, operazioni che vanno eseguite con estrema accuratezza. L’acqua, infatti, è un prodotto delicato che può subire alterazioni, soprattutto se conservata a lungo in una bottiglia di plastica con condizioni ambientali sfavorevoli. Non a caso, sulle etichette delle bottiglie di acqua minerale vengono sempre riportate le indicazioni per una corretta conservazione, ovvero “tenere le bottiglie al riparo dalla luce, in luogo fresco, asciutto, pulito e senza odore”.

Il trasporto dell’acqua minerale viene effettuato per l’80% su gomma, con Tir che percorrono centinaia di chilometri per trasportare decine di bancali di bottiglie in plastica, anche durante i mesi più caldi. Arrivate a destinazione presso i punti vendita, le confezioni di acqua minerale dovrebbero, per legge, essere depositate in luoghi freschi e asciutti, cosa che non sempre avviene.

La comparsa di odori e sapori sgradevoli è spia di alterazione del materiale plastico dei contenitori. La tendenza del Pet a deteriorarsi, infatti, causa il rilascio di particelle nocive, in particolar modo se viene a contatto con fonti di calore o eccessivamente esposto al sole. Considerando che l’80% dei consumi di acqua minerale riguarda proprio le bottiglie di plastica, alle controindicazioni legate al trasporto, si aggiunge anche il ben noto problema ambientale.

Innanzitutto, le bottiglie di plastica in Pet, avendo una vita media stimata intorno ai 1000 anni, non sono biodegradabili. In più, la produzione stessa di questo materiale, che richiede l’utilizzo di grandi quantità d’acqua e petrolio, non è sostenibile. Si stima, inoltre, che ogni giorno nel Mediterraneo finiscano più di 700 tonnellate di rifiuti plastici (Rapporto Unep), una quantità tale da far prevedere che, entro il 2050, nei nostri mari vi sarà più plastica che pesci. Ciò che è peggio è che, nel corso degli anni, la plastica in mare tende a disintegrarsi in minuscoli frammenti, chiamati microplastiche, entrando così nella catena alimentare a partire dagli organismi più piccoli, fino ad arrivare sulla nostra tavola.

3. Sapere quando è utile e perché trattare l’acqua del rubinetto. Come abbiamo visto, l’acqua dell’acquedotto arriva al nostro rubinetto già perfettamente potabile. Allora quando e perché trattarla? Innanzitutto, bisogna considerare che l’acquedotto garantisce la salubrità dell’acqua solo fino al contatore di casa. Nell’ultimo tratto di trasporto dell’acqua, tra le mura di casa, tubature vetuste e deteriorate possono rilasciare sostanze indesiderate, quali piombo o ferrobatteri, che ne alterano significativamente la qualità e il gusto.

Spesso, inoltre, l’acqua del rubinetto non viene considerata come adeguata fonte di approvvigionamento perché presenta uno sgradevole sapore di cloro, oppure semplicemente perché si preferisce bere acqua gassata. Infine, in alcune aree localizzate del nostro Paese, possono essere presenti nelle falde acquifere sostanze nocive frutto di episodi e fenomeni inquinanti e pericolosi: pesticidi, pfas o perfluorati, metalli pesanti, microplastiche.

4. Scegliere la soluzione di trattamento dell’acqua di casa più adeguata alle proprie esigenze. Una volta approfonditi questi aspetti, sarà più facile scegliere quale acqua bere in modo consapevole in base ai propri gusti, stili di vita e all’area geografica di residenza. A tutti conforterà sapere che, nel caso in cui si presentino le problematiche sopra citate relative all’acqua del rubinetto di casa, è possibile ricorrere a diverse tipologie di sistemi di filtrazione e trattamento.