Amazon e la Champions, prove di futuro: il calcio in tv sarà uno show o solo snaturato?

Alessio Eremita
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Si è conclusa ieri la trattativa tra UEFA e broadcaster per l'assegnazione dei diritti televisivi in Italia della Champions League per il triennio 2021/24. Sky e Mediaset hanno confermato la loro posizione, mentre il terzo pacchetto è andato ad Amazon.

Attenzione, però. L'accordo prevede che su Prime Video siano disponibili solamente le 16 migliori partite del mercoledì più la Supercoppa Europea, e non tutti i match della fase a gironi ed eliminazione diretta della competizione. Ma l'imprenditore Jeff Bezos non intende limitare i propri orizzonti. Nei piani della multinazionale c'è anche la Serie A.

ALBERTO PIZZOLI/Getty Images
ALBERTO PIZZOLI/Getty Images

La rivoluzione continua: dopo DAZN, ecco Amazon. All'inizio è stata dura abituarsi alla piattaforma streaming per vedere le partite (vuoi per i problemi di stabilità, vuoi per la difficoltà da parte di alcuni utenti a usare dispositivi mobili, se pensiamo alle fasce d'età più elevate). Successivamente, ci abbiamo fatto il callo. È innegabile, però, che questo epocale cambiamento abbia allontanato molti spettatori anziché avvicinarli. Il motivo? Il calcio non sembra più uno sport, bensì uno show televisivo. Di quelli che piacciono o non piacciono, non esistono vie di mezzo.

Ci sarà sempre la divisione tra tifosi da stadio e quelli da divano, con la piccola (?) eccezione di chi non farà più parte né dell'una né dell'altra fazione. Perché a lungo andare il disinteresse degli spettatori aumenterà. E come recita lo slogan della Lega Serie A: il calcio è di chi lo ama. Solamente di chi lo ama.

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