Ancora prima di Kean: storia del più giovane marcatore italiano di sempre, Bruno Nicolè

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Bruno Nicolè e Moise Kean a confronto (foto: Wikimedia CC e Getty Images)
Bruno Nicolè e Moise Kean a confronto (foto: Wikimedia CC e Getty Images)

Seppur Moise Bioty Kean sia da oggi il primo calciatore della storia nato dopo il 2000 a segnare per la Nazionale italiana, non è riuscito a battere il record assoluto per la marcatura più precoce di sempre.

A detenere il record è infatti Bruno Nicolè, oggi 79enne, nato a Padova il 24 febbraio 1940. Fu in grado di segnare due reti al debutto, il 9 novembre 1958, contro la Francia: all’epoca aveva 18 anni e 258 giorni di vita. Poi diventò anche il più giovane capitano di sempre all’età di 21 anni e 61 giorni, in una partita del 1961 contro l’Irlanda del Nord. Tutto questo in sole 8 presenze in Nazionale: giocatore da record ma poco utilizzato.

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In serie A debuttò da sedicenne nel Padova di Rocco e dopo un solo campionato passò alla Juve, dove vinse 3 scudetti e 2 Coppe Italia. Dal ’63 al ’65 ebbe modo di giocare in 4 squadre: Mantova, Roma, Sampdoria e Alessandria, sua ultima squadra nel 1967. In un’epoca di professionismo non così diffuso e dagli stipendi non certo d’oro, abbandonò il calcio a soli 27 anni. In comune con Kean ha la maglia della Juventus, e con i bianconeri tutti e due hanno avuto l’opportunità di scendere in campo con la maglia azzurra.

Il libro su Bruno Nicolè, scritto da Fabio Nicolè.
Il libro su Bruno Nicolè, scritto da Fabio Nicolè.

Dopo la parentesi calcistica, Nicolè diventò professore di educazione fisica, ruolo avuto fino al 2001. Nicolè accarezzò la popolarità all’epoca della doppietta contro la Francia, con Gianni Brera che lo accostò a Silvio Piola, il Quartetto Cetra che gli dedicò una canzone, i giornali che titolavano a diverse colonne. Ma a lasciarlo ‘a piedi’ furono i suoi diversi problemi muscolari, che non gli permisero più di giocare ad alti livelli.

Dell’educazione fisica disse, in un’intervista a Repubblica: “Ho insegnato alle elementari, mi chiamavano le maestre per i Giochi della Gioventù, ho insegnato ai disabili, alle medie e negli istituti superiori. Ai ragazzi facevo scrivere temi su come vedevano o volevano lo sport, per conoscerli meglio. Magari uno non sa parlare ma sa scrivere, oppure uno è negato per il calcio ma si diverte col basket, importante è tenere accesa la passione nei ragazzi, non lasciarne uno indietro. Ai docenti di lettere il fatto che il professore di ginnastica desse temi scritti faceva arricciare il naso. Fortuna che il preside mi ha difeso: non è un’invasione di campo, è un appoggio al vostro lavoro. Ho portato a scuola le bocce, la dama, gli scacchi, il tennis da tavolo. Credo nelle scuole dello sport, all’estero ce ne sono da tempo e qui siamo in ritardo“.

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