Atalanta, che succede? Il turn-over manda fuori giri Gasperini, che sa solo lamentarsi

Andrea Distaso
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Ci ha abituato talmente bene l'Atalanta di Gian Piero Gasperini negli ultimi tempi, che vederla perdere fa già notizia. Indicativo della dimensione assunta dal club nerazzurro, quasi al livello delle big in Serie A e presenza ormai costante anche in campo internazionale. Se la banda nerazzurra perde male, come è avvenuto anche questo pomeriggio con la lanciatissima Samp di uno straordinario Ranieri e lo fa per il secondo week-end di fila, allora lo stupore è ancora più grande. Una sensazione nuova e diversa - infatti due ko consecutivi non si verificavano dal febbraio 2019 - e martedì prossimo a Bergamo arriva un Ajax capace di rifilare ben 13 gol al Venlo (record nel campionato olandese) e chiamato già alla gara da dentro o fuori dopo la sconfitta nel primo turno di Champions League contro il Liverpool.

QUANTI ALIBI - Quello che invece non cambia è l'atteggiamento costantemente incline alla lamentela di Gasperini, a sua volta poco abituato di recente a dover spiegare prestazioni così poco convincenti dei suoi ragazzi, giustamente elogiati in tutta Europa per la bellezza del calcio offerto su ogni campo. A Napoli, dopo una debacle maturata in maniera netta già nel primo tempo, si era appigliato alla stanchezza di molti dei suoi migliori calciatori, rientrati all'ultimo momento dagli impegni con le rispettive nazionali. Dopo la battuta d'arresto contro la Samp, propiziata anche da un turn-over massiccio del tecnico piemontese, Gasp se l'è presa con la necessità di dare spazio a tante seconde linee. Come se glielo avesse imposto qualcuno.

PROBLEMA TURN-OVER - La gestione delle forze per le squadre impegnate anche in Europa è diventato ancora più essenziale in questo momento storico, con un calendario stravolto e compresso dalla pandemia, ma la scelta dell'allenatore atalantino di rinunciare contemporaneamente a tre titolari in difesa, ad Hateboer e Gosens sugli esterni e sia a Zapata che Muriel in attacco è parsa un azzardo eccessivo. Ma, piuttosto che fare autocritica, Gasperini ha dato la sensazione nel post-partita di individuare le responsabilità nella qualità delle seconde linee messe a disposizione dalla società. Molto più cavalleresco sarebbe stato riconoscere i meriti di una Samp che, con un organico ridotto all'osso (la campagna acquisti di Ferrero parla chiaro e mancava pure una pedina preziosa come Gabbiadini), ha ripetuto la strepitosa prova offerta 7 giorni fa contro la Lazio.

In fondo, anche dalle sconfitte si può imparare qualcosa per consolidarsi e uscirne più forti. A patto di essere capace di accettarle.