Atalanta ultima speranza d'Italia, ecco perché può battere il Real: dopo Anfield, Bergamo sogna con la Dea da trasferta

Luca Fazzini
·4 minuto per la lettura

Sei minuti d'auto. È la durata del tragitto che collega l'aeroporto di Barajas con l'Estadio Alfredo Di Stéfano di Madrid. Percorso breve, distanza di soli 5 chilometri. Per l'Atalanta, dunque, non c'è nemmeno la casuale possibilità di imbattersi nell'imponente Bernabéu. Occorrerebbe avvicinarsi al centro ed immergersi nel quartiere di Chamartín. Meglio così, forse, perché dalle parti dello stadio la parola d'ordine è storia. Anzi, Storia, con la maiuscola. E nessuno - nei dintorni dello stadio - fa qualcosa per nasconderlo. Musica trionfante, cimeli di ogni genere, foto d'annata e immagini delle imprese che hanno caratterizzato l'era madridista in un percorso che conduce al palco delle coppe, simbolico capolinea di un pellegrinaggio che termina con quelle 13 Champions gelosamente custodite in una teca di vetro.

Per fortuna, però, la Storia non scende in campo. E da essa l'Atalanta non verrà nemmeno distratta, poiché dal Bernabéu - che il Real sta ristrutturando sfruttando l'era Covid che obbliga le porte chiuse - non ci passerà nemmeno. Si gioca al Di Stéfano di Valdebebas, ma il fascino della gara resta tale. C'è da ribaltare il beffardo 0-1 dell'andata siglato da Mendy. Impresa ardua, ma non impossibile. Rispetto alle prime avventure europee, dove ogni trasferta faceva rima con esperienza per crescere, questa volta la sensazione è quella di un'occasione ghiotta. Il Madrid resta il Madrid, guai a dimenticarselo, ma la possibilità di (ri)scrivere un pezzo di storia della Dea è concreta.

QUI ATALANTA - Partendo dal risultato, con quel pesantissimo - ma unico - gol a dividere le squadre e a rendere inevitabilmente l'Atalanta (non ce ne voglia la Lazio) l'unica squadra italiana con la chance di qualificazione. Si gioca, più che sulle ali della spensieratezza, su quelle della convinzione: niente gita scolastica, Zapata e compagni hanno la consapevolezza di non essere vittima sacrificale. Escluso il lungodegente Hateboer, lo squalificato Freuler e Kovalenko, out dalla lista Uefa, Gasperini ha tutti a disposizione: Pessina affiancherà de Roon a centrocampo, Pasalic è favorito per agire alle spalle di Muriel e Zapata, con Ilicic che dovrebbe inizialmente accomodarsi in panchina. Con l'obiettivo, un anno dopo, di chiudere quel magico cerchio aperto proprio in Spagna il 10 marzo scorso: poker al Valencia, vittoria al Mestalla e storica qualificazione ai quarti di finale. Già, le vittorie esterne. Una piacevole sensazione a cui l'Atalanta pare essersi abituata in questa stagione: escluso il ko di San Siro con l'Inter, Muriel e compagni non perdono lontano da Bergamo dal 17 ottobre. Soprattutto, hanno vinto tutte le tre trasferte stagionali in Champions, espugnando - oltre al campo del Midtjylland - icone come la Johan Cruijff Arena di Amsterdam e Anfield di Liverpool. In generale, nelle ultime 30 sfide europee, la Dea ha un più che positivo bilancio di 14 vittorie, 9 pareggi e 7 sconfitte. Pressing, corsa e intensità: sono le caratteristiche della squadra più europea della nostra Serie A, ingredienti con cui Gasp proverà a incartare Zidane.

QUI REAL - Il Real, dal canto suo, arriva all'appuntamento Champions forte dei rientri di Marcelo, Sergio Ramos e Benzema, assenti all'andata. Ancora out, invece, Carvajal e Hazard, oltre allo squalificato Casemiro, tra gli uomini simbolo delle tre Champions firmate Zizou. A contare le partite disputate in Champions League, il bilancio recita 1126 a 236 per i Blancos. Ma i numeri non vanno in campo e lo hanno dimostrato a inizio stagione, quando le Merengues collezionarono un solo punto in due partite, pareggiando nei minuti di recupero contro il Gladbach. Le due vittorie contro l'Inter, poi, favorirono la qualificazione verso quella fase a eliminazione diretta che, negli ultimi anni, ha regalato più dolori che gioie. Per due anni di fila, infatti, il Real è stato eliminato agli ottavi di finale, dall'Ajax prima e dal City poi. Non c'è due senza tre penseranno a Bergamo. Quella Bergamo che si addormenta presto sognando una notte da leggenda, quella Bergamo costretta a restare in casa per quell'incubo che, nei mesi scorsi, ha toccato con mano da vicino. Ma che ha saputo emigrare con 40.000 persone verso il San Siro europeo e che martedì sarà, inevitabilmente, incollata alla tv per un'impresa che appare difficile, ma non impossibile.