Atalanta-Valencia "bomba biologica": uno spettatore su cinque con sintomi Covid

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Atalanta's Remo Freuler celebrates with teammates after scoring his side's third goal during the Champions League round of 16, first leg, soccer match between Atalanta and Valencia at the San Siro stadium in Milan, Italy, Wednesday, Feb. 19, 2020. (AP Photo/Luca Bruno)
Atalanta-Valencia (AP Photo/Luca Bruno)

Il sospetto era forte ma adesso è arrivata la certezza: Atalanta-Valencia del 19 febbraio è stata una vera e propria bomba biologica per la diffusione del Covid-19 a Bergamo, epicentro italiano della prima ondata.

A rivelarlo a Fanpage.it è uno studio realizzato dall'agenzia di data management Intwig, attraverso un questionario sottoposto a un campione di 3.402 tifosi che hanno assistito alla partita disputatasi a San Siro, valevole per l'andata degli ottavi di finale di Champions League. Oltre un quinto di loro ha avuto sintomi riconducibili al Covid-19 nelle due settimane successive (il periodo di incubazione) all'evento. Si stima perciò che sui 36mila tifosi provenienti dal bergamasco, tra i 7.800 e i 8.200 abbiano contratto il virus. Tra questi, più di 2.500 persone hanno poi effettuato un test, risultando positivi.

Oltre a fornire stime generali, lo studio potrebbe anche spiegare per quale motivo il virus si sia diffuso maggiormente in alcune zone. I Comuni più colpiti dal Covid-19 sono stati quelli di Nembro e Alzano e, risalendo all'acquisto dei biglietti per la partita, si evince come circa 1200 tifosi provenissero da questi due Paesi (che insieme contano poco più di 25mila abitanti).

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“È stata la tempesta perfetta, un evento così è difficile da replicare – dice Aldo Cristadoro, fondatore e amministratore delegato di Intwig -, 36mila persone che si spostano tutte assieme da uno stesso luogo per assistere allo stesso evento”. A scatenare questo sfortunato evento, infatti, non fu solo la partita in sé, ma tutto il contesto. Il match si disputò a San Siro, non nello stadio dell'Atalanta, non ancora omologato per la Champions League. Di conseguenza, molti tifosi si spostarono da Bergamo a Milano in pullman (tra i 100 e i 120) o con le proprie auto, luoghi ristretti e chiusi, ideali per il contagio.

Da non sottovalutare, comunque, anche il ruolo assunto dalla presenza degli spettatori all'interno dello stadio. Seppur all'aria aperta, si tratta di tante persone ammassate, che si stringono e cantano insieme per sostenere la propria squadra. “Se pensiamo che - sottolinea Cristadoro -, come ci hanno detto gli esperti, in un coro basta una persona per contagiarne altre 50, immaginatevi cosa è potuto accadere con un grande coro di 36mila persone”.

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