Atletica - Schwazer: “All’estero non esiste l’antidoping”

Intervista estremamente cruda al TG1 di Alex Schwazer, che dipinge un quadro a tinte foschissime dell’atletica, uno sport in cui il doping è libero e utilizzato largamente senza remore

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Atletica - Tre anni e mezzo di squalifica per Alex Schwarzer
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2012, Alex Schwazer (AP/LaPresse)

Chi crede che il doping serva per avere un vantaggio sugli avversari, beh, in poche parole vive ancora nel mondo delle nuvole. Alex Schwazer si confessa in maniera totale in un’intervista concessa a "Vanity Fair" e a Donatella Scarnati al TG1: l’ex-olimpionico azzurro non alza paletti o muraglie per difendere la sua (indifendibile) posizione dopo lo scandalo che l’ha costretto a saltare le Olimpiadi di Londra e a chiudere con la carriera di marciatore, ma prova ad aprire gli occhi a un mondo che sembra non voler riconoscere il male là dove, invece, è ben radicato.

«Dopo Pechino (dove vinse l’oro nella marcia 50km, ndr) sono stati tanti gli episodi che mi hanno portato a prendere quella decisione – racconta l’altoatesino -. Non è facile gareggiare contro atleti nei confronti dei quali ci sono tanti, troppi sospetti. Nessuno, infatti, dà uno sguardo al di là dell’Italia, dove l’antidoping non esiste. Guardate gli otti russi qualificati per l’Olimpiade del 2008 tra aprile e maggio: poi ne hanno beccati cinque».

«Vi posso garantire che negli anni è diventata molto dura gareggiare contro questi avversari - prosegue -. Ci si sente presi in giro. Se uno in Italia si dopa, non lo fa perché vuole avere un vantaggio sugli altri, ma perché vuole finalmente gareggiare alla pari».

Poi l’autocritica, piccante, pungente, che non lascia nessuna apertura. «Io ho sbagliato - ammette -. Dentro di me non ero più sereno, vivevo tutto in maniera negativa. Forse mi sarei dovuto fermare per un anno, occuparmi di altre cose, e probabilmente sarei rientrato e avrei vinto come a Pechino. La tristezza e la rabbia mi hanno spinto a commettere un terribile errore. La pressione più pericolosa è quella che mi sono creato da solo, e io sono stato un maestro nel rovinarmi la vita: fin da bambino sognavo di andare all’Olimpiade, ci sono arrivato e ho addirittura vinto l’oro, eppure non sono mai riuscito a fermarmi una volta e a godere di quel risultato. Sono sempre stato a pormi nuovi obiettivi».

La triste rivelazione e il crollo della carriera sportiva non hanno però rovinato la sua vita sentimentale con Carolina Kostner, nonostante in tanti avessero pronosticato una rottura tra i due. «E invece ad aprile festeggeremo cinque anni insieme, e questa difficoltà ci ha resi ancora più uniti. Se c’è una persona che può capire quello che ho fatto, è lei. Noi sportivi siamo estremi, viviamo di pressione e disciplina, e se non stiamo bene psicologicamente rischiamo sempre di cadere».

Dallo scorso agosto, Schwazer non ha più marciato, passando di colpo da una vita da sportivo a una vita normale: oggi studia Economia a Innsbruck e la cosa gli piace molto. «Forse tornerò a fare sport quando si sarà calmata questa rabbia che ho dentro, ma lo farò soltanto per mio piacere. Ora il mio obiettivo è ricostruirmi come uomo, ritrovare un equilibrio: e non è facile anche perché non avevo interessi al di fuori dello sport. Ora la cosa più bella per me è stare seduto in classe in mezzo a ottanta ragazzi, guardare la pioggia fuori dalla finestra e pensare: ‘Che bello, oggi non devo uscire’».

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