ATP World Tour Finals - Djokovic, una rimonta da finale

Il serbo vola in finale delle ATP Finals superando un Del Potro che per un set e mezzo è praticamente perfetto: 4-6, 6-3, 6-2 il punteggio finale a favore di Djokovic. Con lui in finale il vincente della sfida tra Murray e Federer

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Il discorso è piuttosto semplice: quanto ancora “fa notizia”una rimonta di Novak Djokovic? Il numero 1 della classifica ATP supera in 3 set Juan Martin Del Potro al termine di un match molto combattuto (per un set e mezzo) e assolutamente gradevole, e vola così in finale delle ATP Finals di Londra. Ad impressionare, però, è ancora una volta la capacità del ragazzo di Belgrado di tirarsi fuori da situazioni limite – gli ultimi due match con Murray vi dicono qualcosa? – e ribaltare a suo favore una partita quasi compromessa: sotto di un set e di un break nel secondo, Djokovic cambia marcia, ritrova se stesso e chiude con il punteggio finale di 4-6, 6-3, 6-2 in poco più di due ore. Ad attenderlo in finale uno tra Andy Murray o Roger Federer.

JUAN MARTIN DA URLO - Se alle arrampicate impossibili dello scalatore Djokovic gli amanti del tennis sono ormai abituati, a far notizia nella domenica pomeriggio londinese è un Del Potro decisamente vicino ai livelli del suo magico 2009. Certo, non c’è uno slam a supportare la cosa, ma nemmeno si può non tenere conto di un dato: in questo 2012 il ragazzo di Tandil, con i suoi 67 incontri vinti, ha sfoderato il suo record di vittorie in carriera. E la prestazione di oggi suggella comunque quella che per lui è un ottima annata.

LA CHIAVE TATTICA DEL GENERAL DEL POTRO - Del Potro scende infatti in campo decisamente concentrato e con un paio di idee ben precise su come sabotare il piano di battaglia che ogni giocatore contro di lui vorrebbe mettere in pratica: farlo muovere lungo la linea di fondo. L’argentino, per evitare tutto ciò, mette in mostra due armi: prima di servizio devastante e accorciamento più possibile degli scambi, quest’ultimo unito poi a una variazione dei colpi che non faccia mettere troppo in ritmo la regolarità di Novak Djokovic.

A SEGNO - E il piano riesce. Del Potro è praticamente perfetto per tutto il primo set, riuscendo a salvare un paio di palla break dopo la consueta partenza da motore diesel anni ’80 e ingranando alla grande dal sesto gioco in poi. L’argentino fa male con il suo terrificante dritto, entra per primo nello scambio e impedisce a Djokovic di comandare il gioco dal fondo come il suo avversario vorrebbe. Il risultato? Un blackout totale del serbo che dall’ottavo gioco improvvisamente perde la prima, non trova precisione nei colpi che dovrebbero far muovere l’avversario e si ritrova un parziale di 12 punti a 1 a favore di Del Potro che gli costano il primo set.

ALLUNGO DECISIVO? - Del Potro, galvanizzato dal finale spumeggiante e da una tattica perfetta, prova ad inserire l’allungo decisivo anche a inizio secondo set quando Djokovic, ancora alle prese con una prima di servizio momentaneamente fuori uso, si fa infilare un break a zero che per un comune mortale sarebbe il classico colpo del ko.

NO SE DALL'ALTRA PARTE C'E' DJOKOVIC - Novak Djokovic, però, per l’ennesima volta, dimostra al mondo di essere tutto fuorché "uno qualsiasi" e con mezza gamba già nello spogliatoio, decide di invertire la rotta e presentarsi per la solita, puntuale, quasi scontata rimonta. Del Potro vacilla leggermente nel momento di confermare il break, Djokovic non lo fa mai avvicinare al punto del 3-1 e trovato il controbreak al termine del game più lungo della gara, ritrova se stesso e la famosa tattica che avrebbe voluto applicare sin dall'inizio.

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IL CROLLO FISICO DI DELPO - Sì perché da quel momento Djokovic entra in ritmo, ritrova la prima e muove Del Potro come mai aveva fatto dall’inizio del match. Contemporaneamente, dall’altra parte della rete, la reattività fisica inizia venire meno e la partita si tramuta in uno spettacolo già visto. Il serbo trova il break nell’ottavo gioco del secondo set e chiude per 6-3, allungando poi anche ad inizio del terzo e chiudendo in assoluto controllo un set che, di fatto, non entra mai in discussione.

IN POLTRONA - Per Djokovic, ora, il vincente della sfida tra Andy Murray e Roger Federer. In attesa di una nuova rimonta, il serbo potrà godersi lo spettacolo dalla stanza d’albergo e recuperare le forze. Che all’11 di novembre, dopo un anno di fatiche, resta comunque un piccolo vantaggio.

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