Atteggiamento da Champions? Conte si sta illudendo di nuovo, questa Inter fa male al movimento

Luca Bedogni
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Le dichiarazioni di Conte al termine di Inter-Sassuolo (“Con questo atteggiamento saremmo ancora in Champions”) mi hanno fatto venire in mente, per contrasto, le parole di Klopp dopo la sconfitta del giorno prima col Real: “Il primo tempo soprattutto è andato storto, non abbiamo giocato abbastanza bene. Li abbiamo pressati piuttosto bene però gli abbiamo dato via la palla troppo facilmente. Penso che se vuoi andare alle semifinali di Champions League devi giocare bene, e noi non abbiamo giocato un calcio abbastanza buono quest’oggi”. Sono approcci molto differenti come potete notare. Forse Conte, inebriato dagli ottimi risultati in campionato e dalla consacrazione Urbi ed Orbi ricevuta da Allegri al Club di Sky (“vista da fuori l’Inter potrebbe fare un quarto o una semifinale di Champions”), rischia di sovrastimare non tanto o non solo il valore reale della propria squadra, bensì questo italianissimo e astutissimo ‘atteggiamento’. Con ciò, rischia infatti di rinnegare un nobile tentativo andato storto. Quando dice “noi in Champions abbiamo fatto belle partite”, probabilmente si riferisce proprio a Real Madrid-Inter (3-2), una sconfitta sì, ma anche una delle migliori gare disputate dai nerazzurri in Europa. Se non altro, quella giocata più a viso aperto.

IL RINNEGAMENTO - Raggiunto meritatamente il pareggio, la sua squadra nel finale si fece infilare in questo modo dai Blancos.

Quant’è diverso questo atteggiamento tattico rispetto a quello visto di recente contro il Sassuolo. Nell’immagine sopra De Vrij, uscito forte in pressione su Valverde, lascia inevitabilmente un buco dietro, ed el Pajarito imbuca per Vinicius Junior (da qui il cross basso per Rodrygo). Non c’è solo un buco in difesa, c’è tanta profondità alle spalle di D’Ambrosio. Profondità che oggi Conte, bruciato da quella sconfitta evidentemente ritenuta simbolica, toglie sistematicamente agli avversari.

IL CAMBIO DI ATTEGGIAMENTO NON PAGA IN EUROPA- Il problema è che già nella partita di ritorno contro il Real, dunque il 25 novembre 2020 al Meazza, l’Inter aveva modificato il proprio atteggiamento senza ottenere risultati migliori. Anzi. Contro un Real farcito di riserve, il divario si fece ancora più netto. Così, mentre all’andata l’Inter aveva tirato 12 volte come il Real, raggiungendo addirittura il 48% di possesso, nella gara di Milano uscì sconfitta 2-0 con un solo tiro nello specchio su un totale di 6 tentativi, e il possesso drasticamente calato (42%).

L’azione che portò al fallo da rigore di Barella testimonia la capacità dei Blancos di manipolare la densità difensiva degli avversari, tutti compressi nel primo terzo di campo. Anche se oggi, probabilmente, Skriniar non uscirebbe più su Hazard in quel modo.

LA ‘SVOLTA’ IN CAMPIONATO - Ricordate la partita della svolta in campionato? Si fecero giustamente i complimenti all’Inter dopo la vittoria del 28 novembre contro il Sassuolo (0-3). Allora fu definita la miglior Inter. Parliamo di tre giorni dopo l’ultima sfida col Real, la peggior gara disputata in Champions dai nerazzurri, più o meno con lo stesso atteggiamento tattico. Attendere chiusi e colpire, sfruttando l’errore altrui.

L’UNICA VITTORIA - Perché poi a volte ci dimentichiamo che l’Inter ha vinto solo una partita nel gruppo B, e l’ha vinta grazie a questo gol annullato a Plea nel finale, il primo di dicembre a Monchengladbach. Un gol annullato giustamente, per carità, ma per un dettaglio che non sposta niente a livello ‘tattico’. Che peso dare a questo fuorigioco di disturbo di Embolo da un punto di vista meramente tattico? Eppure l’area è gremita di nerazzurri, c’è grande applicazione difensiva, ed è qui immortalato alla perfezione l’atteggiamento solido della ‘nuova’ Inter, quella che stiamo tutti incoronando dopo la vittoria poco ‘estetica’ col Sassuolo. Un nonnulla, e l’Inter non avrebbe vinto neanche questa partita in Champions.

INTER-SASSUOLO - Il punto è che i giocatori bravi bravi (per tacere dei bravissimi che vediamo ora ai quarti di Champions) un varco lo trovano quasi sempre muovendo palla davanti a un 5-3-2 così gretto. Prendiamo solo questo spunto iniziale del Sassuolo di De Zerbi. Il pallone viene girato da Boga (entrato in conduzione dentro al campo) a Traorè. L’Inter scivola a sinistra praticamente tutta dentro l’ area.

Parte la sovrapposizione di Toljan, che da terzino-costruttore interno cerca di aprire Young lungo la fascia. Traorè lo ignora e gioca per Lopez, che ha tutto lo spazio per fare la scelta migliore.

Il francese la passa accanto a Djuricic, ma l’Inter si ricompone a schermare centralmente la porta. Djuricic allora la passa a Obiang, anche lui liberissimo a pochi metri dal limite dell’area.

Basta un guizzo appena imprevedibile e un giocatore è già lì che tira in porta da distanza ottimale. La palla sfiora il palo con Handanovic battuto e noi pensiamo tutti a quanto è solida la capolista.

Torniamo un attimo a Inter-Real: circolazione dei Blancos lungo il perimetro, palla che attraverso Modric arriva a Vazquez, sovrapposizione di Carvajal...

Guizzo di Lucas Vazquez nonostante la densità difensiva dei nerazzurri, e il diagonale si schianta sul palo. Handanovic immobile.

Stessa cosa l’anno precedente, quando Fati e Suarez combinarono nello stretto ad altezza lunetta.

I bravi bravissimi, dicevamo, il varco lo trovano sempre: se metti il pullman ti entrano dal finestrino. Conte se l’è già dimenticato, a quanto pare.