Autogol e ribattuta su rigore, decide Kane: l'Inghilterra resta a Wembley, ora c'è l'Italia

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Nella memoria di ognuno c'è quel bambino che, giocando per strada o in un giardino, ribadiva che il pallone era il suo e che, dunque, poteva portarselo a casa, a suo piacimento. Questo bambino oggi fa molto rumore e indossa la maglia dei Tre Leoni, è cresciuto ma non per questo ha perso ostinazione, anzi l'ha resa sempre più forte, smaniosa. Lui ha deciso che Wembley è la casa del pallone e che, nel destino, è scritto un ritorno sotto forma di vittoria inglese, di riscatto dopo i tanti momenti in cui il calcio sarebbe dovuto tornare a casa ma si è poi perso per strada (ed Euro 96 è un ottimo esempio). Il destino però non parla una lingua sola, gli Europei con la loro storia lo insegnano: esistono squadre partite in sordina e baciate da qualcosa che trascende la questione tecnica, un mix di entusiasmo che si autoalimenta, di voglia di sorprendere ancora, di leggerezza che permette di superare ostacoli sulla carta inaggirabili. Un tragitto che la Danimarca, del resto, conosce bene.

Una tribuna importante | Frank Augstein - Pool/Getty Images
Una tribuna importante | Frank Augstein - Pool/Getty Images

A Wembley dunque, uno stadio tutto pronto a cantare "Football's coming home", si scopre che lingua parla il destino: due sceneggiature ad effetto per due film diversi, con l'Italia come protagonista già certa. Southgate continua a cambiare le carte in tavola, alle spalle di Kane, e stavolta dà spazio a Mount e Saka insieme alla certezza Sterling. La foga degli spalti, in linea con le aspettative, non si riflette sul campo e non si traduce in occasioni particolarmente nitide, i tiri da una parte e dall'altra sono centrali e facile preda dei portieri.

Gran gol di Damsgaard | LAURENCE GRIFFITHS/Getty Images
Gran gol di Damsgaard | LAURENCE GRIFFITHS/Getty Images

E a proposito di portieri Pickford, con qualche disimpegno azzardato, fa correre qualche brivido tra i tifosi inglesi. Alla mezzora è il momento di gloria per Damsgaard: punizione pennellata, pallone che vola alto sopra la barriera e scende, sorprendendo Pickford e gelando il tifo inglese. Si zittisce Wembley ma il silenzio dura poco meno di dieci minuti: Saka si invola sulla destra, trovando perfettamente da Kane, e fa partire un cross tagliato, Kjaer interviene per anticipare Sterling ma manda il pallone nella propria porta, 1-1.

Autogol di Kjaer | Catherine Ivill/Getty Images
Autogol di Kjaer | Catherine Ivill/Getty Images

Nella ripresa l'Inghilterra guadagna terreno e ci prova perlopiù sui tiri da fermo, col sempre temibile Maguire, e con Phillips da fuori area, con tiri potenti ma poco precisi scagliati di prima. I cambi, con elementi di qualità come Damsgaard e Delaney tolti dal campo, inficiano sul livello della formazione danese, ormai ripiegata in difesa, pronta a ripartire anche se con poca precisione. Apnea finale per la Danimarca, nel recupero Kane e Maguire si rendono pericolosi nel vivo dell'area ma senza esiti: si vai ai supplementari.

Esulta Kane | Laurence Griffiths/Getty Images
Esulta Kane | Laurence Griffiths/Getty Images

L'inerzia, nei supplementari, è evidente: anche al di là dell'ingresso di Foden la crescita degli inglesi è chiara, la formazione di Southgate si lancia in un vero assalto e manca solo di precisione nell'ultima giocata. Un'inerzia che si riflette poi sul risultato: Sterling si infila tra i difensori danesi, Maehle lo sgambetta ed è rigore, confermato dal VAR nonostante qualche dubbio residuo. Kane si fa ipnotizzare da Schmeichel ma, sulla respinta, si riscatta: Inghilterra in vantaggio e finale a un passo. La Danimarca è chiamata a reagire nel secondo supplementare ma non trova occasioni al di là di un tiro di Braithwaite da lontano, trovandosi peraltro in inferiorità numerica per infortunio di Jensen: si scivola verso il 120', l'Inghilterra resta a Wembley e, da padrona di casa, aspetta in finale un avversario vestito di azzurro: un epilogo da sogno, tra la pressione di un popolo intero e la voglia italiana di concedersi uno storico sgambetto.

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