Barcellona, è il giorno della svolta con le elezioni: Laporta favorito. Da Messi e Xavi al mercato, tutti gli scenari

Luca Fazzini
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Il giorno del silenzio. Il sabato del villaggio Catalogna, da sempre atipico e sui generis rispetto al resto di Spagna, è stato taciturno e in riflessione. Campagna elettorale chiusa: manifesti, promesse e schermaglie sono accantonati, è l'ora della meditazione. Il mondo Barcellona si è concentrato per la trasferta al Reyno de Navarra di Pamplona: grazie al 2-0 di ieri sull'Osasuna, Messi e compagni hanno messo pressione ad Atletico e Real, che nel pomeriggio si ruberanno punti nel derbi madrileño del Wanda Metropolitano. Oggi, però, tutte le attenzioni saranno sulla capitale catalana: vanno in scena le elezioni per il 42° presidente della storia del Barcellona. Un giorno che, senza mezzi termini, scrive la storia e determina il futuro.

IL POST-BARTOMEU - Eh sì, perché gli ultimi messi del mondo blaugrana sono stati tra i più difficili di tutti i tempi. La crisi economica si è sommata a risultati a tratti umilianti (il 2-8 contro il Bayern è l'abisso di un 2020 chiuso senza trofei) e allo scandalo Barça Gate, culminato con il clamoroso arresto dell'ex presidente Bartomeu. Già, Bartomeu. Uno che, dalle parti del Camp Nou, in molti sperano di non rivedere più: quanto appena citato fa da contorno alla vicenda Messi, a una pace armata che, con l'invio del celebre burofax, ha rischiato di scrivere una dolorosa pagina di storia. E invece la pandemia, nella sua tragedia, ha fornito un assist: Bartomeu non ha mantenuto la parola e quei 700 milioni della clausola hanno rappresentato un muro invalicabile per chiunque. Il resto è storia nota, con le dimissioni di Bartomeu arrivate a fine ottobre.

COME FUNZIONANO - Ora è tempo di cambiare pagina. La data chiave è quella di oggi, domenica 7 marzo. Ma come funzionano le elezioni del Barcellona? Gli aventi diritto sono i 110.290, di cui 20.663 già votanti per posta nei giorni scorsi. Gli altri, invece, si recheranno in giornata, dalle 9 alle 21, nelle sei sedi prestabilite (il Camp Nou e il Palau Blaugrana a Barcellona, oltre alle città di Girona, Lleida, Tortosa e Andorra). Gli sfidanti sono tre: l'avvocato Joan Laporta, già presidente dal 2003 al 2010 con l'epopea dell'era Guardiola; Victor Font e Toni Freixa, fino all'ultimo alleato e sostenitore di Josep Bartomeu. Solo alle 23.30, con il termine dello scrutinio, si scoprirà il nome del vincitore, che a mezzanotte comparirà in pubblico. Non sarà il discorso del presidente Usa trasmesso dalla CNN o il saluto del Papa dalla Loggia centrale di San Pietro, ma il peso specifico per il mondo Barça sarà altissimo.

NUMERI DA INCUBO - C'è, innanzitutto, da far fronte a una pesantissima crisi economica. Accelerata dalla pandemia, certo, ma già iniziata dalle folli spese e dai maxi-ingaggi dell'era Bartomeu. Il passivo è di 602 milioni di euro, i debiti superano il miliardo (1.173 milioni). Serve una svolta, e in fretta. Tutti i candidati hanno dovuto presentare garanzie bancarie con fideiussioni da oltre 100 milioni: se Font e Freixa vedono "inevitabile" un taglio del monte ingaggi, Laporta punta invece sull'emissione di titoli di debito. Freixa, inoltre, vanta già un pre-accordo con Hong Kong DSDAQ, possibile nuovo sponsor di maglia in grado di garantire 60 milioni annui.

LA QUESTIONE MESSI - Parallela all'area economica corre però la questione sportiva, l'elemento che racchiude sogni e speranze, il vero pane quotidiano dei tifosi. Perché se è vero che la crisi è importante, è altrettanto vero che non ci si può nascondere da progetti sportivi e promesse tecniche. Come in fase di elezioni politiche: ambiente o politiche sociali sono questioni vitali, ma poi l'elettore mira al taglio delle tasse. Si parte, inevitabilmente, dalla telenovela Messi, in scadenza di contratto a giugno. Premessa: tutti e tre i candidati sono concordi sulla necessità di andare avanti con la Pulce. Laporta rivendica i successi del passato e assicura: "Sono l'unico che può convincerlo a restare" ha spiegato nel dibattito elettorale di martedì, mentre venerdì, al Mundo Deportivo, diceva: "Non possiamo competere con le offerte di arti club, ma so che vuole restare. Il rinnovo è una nostra priorità". Obiettivo permanenza anche per Toni Freixa e Victor Font. Quest'ultimo, inoltre, pronta a far leva sulla calamita Xavi, utile ad attirare la Pulce. "La permanenza di Leo è fondamentale da un punto di vista istituzionale, economico e sportivo. Gli offriremo un nuovo contratto, magari a cifre diverse, ma con una situazione di win-win. Vuole un progetto vincente e lo costruiremo grazie a Xavi, leader del progetto sportivo (probabile general manager, ndr)".

IL FUTURO DI KOEMAN - Già, Xavi. Figura destinata, in un futuro più o meno lontano, a tornare in Catalogna. Si apre qui il discorso allenatore. Toni Freixa non ha dubbi: "Andiamo avanti con Koeman, assolutamente. Lo ripeto dal primo giorno". Come uomini, invece, Freixa punterà su Lluis Carreras come direttore e Jordi Cruyff come responsabile dell'area tecnica. Font, invece, devia la domanda: "Koeman? Lo deciderà l'area sportiva", strizzando - intanto - l'occhio al progetto Xavi. Più diplomatico, invece, Laporta, che non si nasconde: "Se arriveranno i risultati e un gioco convincente, rinnoverà il contratto in scadenza nel 2022. Non dobbiamo solo vincere, l'importante è come si vince". E a questo proposito, l'ex presidente è pronto a rinnovare la Masia, storia cantera che negli ultimi anni ha rallentato la sua immane produzione di talenti.

SOGNI DI MERCATO - E poi il mercato. Rappresentazione massima dei sogni e delle promesse, vera e propria carta jolly in periodo di campagna elettorale. Specie a Barcellona, dove non esistono mezze misure e dove la stampa si concentra da mesi su due nomi, Kylian Mbappè ed Erling Haaland. Il più realista è Font: "Acquistarli la prossima estate è impensabile. E dire il contrario significa imbrogliare i soci". Piuttosto, Font ha confermato la volontà di puntare su giocatori in scadenza e dall'Inghilterra fanno il nome di Aguero. Più ottimisti, invece, Laporta e Freixa: "Siamo pronti per rinforzarci" assicura Joan, con Toni a fargli eco: "Assolutamente, abbiamo progetti e piani economici per permetterci questi giocatori".

L'ORA DELLA VERITÀ - L'attesa è (quasi) finita, il Barcellona è pronto alla rivoluzione. Dalle urne uscirà non solo il nuovo presidente, ma la nuova filosofia blaugrana dei prossimi quattro anni. Un evento che, indirettamente, coinvolge tutta l'Europa del calcio. Ai posteri - o meglio, ai soci - l'ardua sentenza... @_lucafazzini