Barzagli a 360°: "Euro 2012, Euro 2016: dico tutto. Conte un motivatore nato. Ora sono sereno e felice"

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Antonio Parrotto
·5 minuto per la lettura
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Andrea Barzagli, difensore ex Juventus e anche della Nazionale, si è raccontato ai microfoni di OneFootball, tornando indietro nel tempo, per dire la sua sulle esperienze con la maglia della Nazionale e per parlare anche dell'avventura dopo il calcio.

Europei 2008 Austria/Svizzera, con Donadoni. Hai giocato la prima partita dell’Italia Campione del Mondo 2006 contro i Paesi Bassi, perdendo 3-0. Ci furono feroci critiche: cosa andò storto in quella partita?

Quella partita è nata male e finita peggio. Abbiamo approcciato malissimo e subito un passivo pesante. Siamo poi però riusciti a riprenderci nel corso della manifestazione, prima di venire eliminati ai rigori dalla Spagna.

Il 19 giugno ci fu il tuo infortunio al menisco in allenamento, 3 giorni prima di Italia-Spagna. Cosa ti ricordi di quell’episodio?

Fu un infortunio improvviso e inatteso, ma capii subito che c’era qualcosa che non andava e che non si sarebbe trattato di uno stop breve. Per fortuna il menisco non comporta un lungo periodo di riabilitazione, ma il rammarico di aver finito in quel modo l’Europeo c’è stato.

L’infortunio sancì la fine del tuo Europeo: pensi mai a come sarebbe potuto essere?

No, a dire il vero no. L’infortunio fa parte della vita di un calciatore ed è inutile rimuginare sui “se” e sui “forse”…

Andrea Barzagli a EURO 2012 | Claudio Villa/Getty Images
Andrea Barzagli a EURO 2012 | Claudio Villa/Getty Images

Euro 2012 Polonia/Ucraina con Prandelli. Cosa ti ricordi di quell’Europeo e di quel gruppo?

L’Europeo 2012 lo ricordo come un percorso bellissimo, che ci ha portato a raggiungere un gran risultato. Non eravamo i favoriti e forse nemmeno tra le squadre papabili finaliste. Un grande gruppo ha sicuramente semplificato le cose e ci ha permesso di arrivare a un passo dalla vittoria.

L’impresa ai rigori contro l’Inghilterra. Come hai vissuto quella partita?

Dominammo quella partita dall’inizio alla fine. Avevamo di fronte a noi una squadra forte, ma non abbiamo mai subito praticamente nulla, nonostante non fossimo riusciti a segnare il gol qualificazione. Uscire sarebbe stata una beffa e per fortuna i rigori ci hanno premiato.

Poi la finale con la Spagna, persa 4-0. Cosa andò storto in quella partita?

Penso che fossimo inferiori alla Spagna. Nella fase a gironi avevamo pareggiato 1-1, disputando una buona gara, ma in finale avevamo molti giocatori stanchi o mezzi infortunati. Avevamo avuto anche un giorno di recupero in meno e quello sicuramente incise. Onestamente credo che avremmo perso comunque contro quella Spagna che aveva vinto due anni prima il Mondiale, ma ritengo che lo scarto non sarebbe stato così netto.

Andrea Barzagli | VI-Images/Getty Images
Andrea Barzagli | VI-Images/Getty Images

Euro 2016 in Francia, gruppo Conte. Qual era il suo ruolo all’interno di quel gruppo essendo uno dei giocatori di maggiore esperienza?

Difficile spiegarlo; c’era un gruppo di 4/5 veterani che aveva il compito di sostenere l’intera squadra. Eravamo i giocatori con maggiore esperienza e quindi responsabilità. Una responsabilità forte, ma eravamo consapevoli che se avessimo retto difensivamente avremmo potuto centrare un risultato straordinario.

La gestione del gruppo da parte di Conte: quali corde toccava per motivare il gruppo?

Conte è un motivatore nato, un allenatore che riesce a farti andare oltre i tuoi limiti. Con noi ha trovato 23 giocatori disposti a tutto…

Com’è nata la strategia per battere la Spagna? Quanto ci avete lavorato in allenamento?

Ci abbiamo lavorato moltissimo, perché Conte è maniacale nelle preparazione delle partite. Abbiamo deciso di rischiare negli uno contro uno per non permettere alla Spagna di mantenere il pallino del gioco senza pressing. Se infatti gli avessimo dato libertà in impostazione non so se saremmo riusciti a vincere…

Poi la partita contro la Germania campione del mondo. Lei come l’hai vissuta alla luce dell’esperienza col Wolfsburg?

L’ho vissuta come si deve vivere un quarto di finale degli Europei. In quel momento per me non contava nulla aver giocato in Germania. L’unica cosa che mi interessava era giocare al massimo delle mie possibilità, contro una grande nazionale come quella tedesca.

Le sue lacrime (e quelle di Buffon) a fine partita furono il simbolo dell’amarezza provata da tutti i tifosi dopo un torneo eccezionale. Cosa direbbe a un giovane che le chiede come si affronta una sconfitta?

E’ stata la prima volta che dopo una sconfitta mi sono lasciato andare emotivamente. Avevo messo l’anima per quella squadra e mi sentivo responsabile dell’andamento in quell’Europeo; ero dispiaciutissimo che finisse tutto così. Perché eravamo riusciti a creare un qualcosa di speciale con quel gruppo; un legame che non riguardava soltanto i giocatori, ma tutti i componenti dello staff. Consigli per un ragazzo? Passata l’amarezza e metabolizzata la sconfitta c’è solo una soluzione: tornare a lavorare più di prima…

Hai detto che al calcio hai sacrificato molto tempo che avresti potuto trascorrere con la tua famiglia. Stai recuperando? Come va in Umbria? E il padel?

Per dedicarmi alla mia carriera ho sottratto tanto tempo alla mia famiglia, perdendo molti momenti importanti. Però è anche grazie a questo sacrificio che poi abbiamo potuto permetterci molte cose. Ora sono sereno e felice. Ho la fortuna di vivere mia moglie e i miei figli quotidianamente. E’ importante fermarsi ogni tanto e godere di ciò che si ha, questo è quello che sto imparando in un periodo così particolare. Purtroppo la pandemia sta togliendo tanto a ciascuno di noi, negandoci molte libertà che davamo per scontate. Io trascorro il tempo anche dedicandomi a dei progetti nuovi ma che mi entusiasmano, come il centro di Padel che abbiamo aperto in Umbria.

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