Battiato e la passione per il calcio, giocava da libero nel Riposto

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Una delle passioni più profonde di Franco Battiato, morto a 76 anni nella sua casa di Milo, è stata il calcio. Da giovane ha militato in alcune squadre minori siciliane. Il grande cantautore si è espresso poche volte sul calcio e sullo sport in generale, in una di queste nel 1997 alla Gazzetta dello Sport ha raccontato il suo amore per il calcio. "Io interista? No. Simpatizzo per le squadre che giocano bene: formazioni senza fuoriclasse, ma che hanno un’anima. Da ragazzo giocavo nel Riposto, espressione di un paese tra Catania e Taormina. Arrivammo in Promozione, ma la società rinunciò per motivi economici. Tutti parlavano del centravanti della Massiminiana di Catania. Dicevano: 'Farà grandi cose'. Si chiamava Pietro Anastasi. Ero mediano e mi ritrovai ad agire come libero. Un ruolo nuovo, per l’epoca. Credo di essere stato uno dei primi liberi siciliani. In senso temporale, intendo".

Il popolare cantautore ha raccontato anche alcuni aneddoti. "Ad Acireale, ultima partita di campionato. Noi primi in classifica, senza la macchia di una sconfitta. Inchiodammo gli avversari nella loro area, ma non c’era verso di segnare: pali, traverse, deviazioni. Io passai il tempo a grattarmi le caviglie sulla linea di centrocampo. All’ultimo minuto l’ala destra dell’Acireale partì in contropiede ed effettuò un cross per l’ala sinistra. Intercettai maldestramente il passaggio e spedii la palla all’incrocio. Un autogol meraviglioso. E rammento un attaccante del Taormina, specialista nel fare gol dalla bandierina del calcio d’angolo. Impressionante: il colpo gli riusciva una volta a partita".

"Al calcio 'devo' il mio naso pronunciato - ricordava Battiato -. Avevo 12 o 13 anni e un giorno, durante una partita, sbattei contro un palo della porta. Restai svenuto a lungo. Quando tornai in me, il naso era lievitato. Mio fratello suggerì: ‘Vai a casa e fila a dormire senza farti vedere’. Il mattino dopo la nonna venne a svegliarmi e alla vista della mia faccia prese ad urlare. Era una Sicilia distratta, accadevano cose tribali. Mia madre si preoccupò, ma aspettò una settimana prima di portarmi dal dottore. Il medico sentenziò: 'Se l’avessi visto subito, gli avrei ridotto la frattura. Ora non posso fare più niente'".

Sulle differenze tra il calcio di oggi e il calcio di una volta: "Seguo le partite internazionali e l’Italia. Mi sembra che il calcio di un tempo possa definirsi statuario se paragonato al football di oggi. Vedo tiri incredibili, giocate ad altissime velocità. La competizione sta guastando la purezza dello sport. Falli brutti, tensioni. Un tempo c’era più gentilezza: chi commetteva una scorrettezza si scusava immediatamente. L’aspetto commerciale predomina. Ovunque, non solo nel calcio".