Belotti: 'Volevo solo la Roma. Io e Dybala non siamo più ragazzini. Abraham? Uno stimolo'

Ecco le prime parole in conferenza stampa di Andrea Belotti diventato da 5 giorni un nuovo giocatore della Roma

Dopo sei stagioni in doppia cifra, l'anno scorso hai fatto solo 8 gol. Quali sono le motivazioni? "L'anno scorso rispetto agli altri anni ho avuto una stagione turbolenta. Ho avuto infortuni, gran parte accidentali. Il primo è stato un calcio preso sul perone, un altro è stato muscolare e un altro un pestone sulla caviglia. MI hanno tenuto fuori un po' di più rispetto alle altre stagioni. Non è mai facile quando hai preso la condizione, ritornare in campo dopo un infortunio. Ho giocato meno rispetto ai miei standard".

Che estate è stata per te? “Ci sono stati anche altri calciatori che sono rimasti senza squadra per tanto tempo. La mia priorità era venire a Roma, c’è un progetto importante e una società con ambizioni. Non cercavo un contratto che mi tutelasse ma un progetto e una situazione sportiva giusta per me. Penso che la Roma era la miglior opportunità per me. Non ci ho nemmeno pensato, è sempre stata la mia priorità ed essendo una grande squadra, sapere che c’è Abraham è uno stimolo in più per migliorare. In una grande squadra tutti sono forti”.

Come stai ora, quanto ti ci vorrà per arrivare al top? “ E’ stata un’estate particolare. Quando ho visto che la situazione andava avanti ho preso un preparatore atletico per allenarmi perché le preparazioni erano già iniziate e dovevo farmi trovare pronto. Ho fatto due allenamenti e poi ho subito giocato anche se per 10 minuti. Fisicamente sono apposto, ci sono da affinare solo i movimenti di squadre. Devo solo lavorare”.

C’è la possibilità di fare più del quarto posto? “E’ una stagione particolare per via del mondiale. Da gennaio fino a giugno ci saranno tante partite. Essendo una rosa ampia ci sarà bisogno di tutti. L’obiettivo principale della Roma è vincere partita dopo partita. Quando sono arrivato ho percepito la voglia che c’è di vincere. In ogni partita dobbiamo focalizzarci sul vincere poi dove arriveremo si vedrà alla fine. Mai porsi dei limiti”

Quando c’è stato il primo contatto per venire alla Roma? Hai visto la festa per la Conference? “Il primo contatto c’è stato a luglio ma in attacco la Roma era piena. Nell’ultima settimana il direttore si è informato sulla mia situazione e se potevo aspettare 72 ore prima di prendere una decisione. Gli ho dato subito la mia disponibilità perché la mia priorità era venire qui nonostante non ci fosse stato nulla all’inizio. Dopo queste 72 ore il direttore ha richiamato e in due o tre giorni si è fatto tutto. La festa l’ho vista ed è stata molto bella, si è visto tutto l’amore tra la Roma e la sua gente. E’ stato uno spettacolo fantastico”.

Dopo tanti anni vieni a giocare alla Roma e non sei certo della titolarità, come vivi questa situazione e che sensazione ti ha dato ritrovare Dybala La situazione con Abraham la vedo più come un’opportunità di migliorarmi, di crescere. So che è un attaccante di grande livello, e questo mi stimola a fare di più giorno dopo giorno. Con Paulo ci siamo rivisti ed è stato bello ritrovarlo ma le prime parole sono state più il percorso che abbiamo fatto. Siamo andati via insieme da Palermo, eravamo tutti e due a Torino ma in squadre opposte e poi ci siamo ritrovati qui. La prima cosa che abbiamo notato è stato il nostro percorso di crescita, ora abbiamo raggiunto un livello di personalità e maturità che ci è balzata agli occhi.

A livello personale l’accoglienza che ti ha riservato lo stadio che sensazioni ti ha dato? Magico. E’ stato bello vivere tutto quello che è successo, ero in attesa e sentivo i tifosi che mi cercavano. Da lì è stato come percepire l’affetto della gente sulla pelle. Quando sono entrato non mi aspettavo di beccare così tanta gente. Un conto è sentirlo, un altro è vederlo. E’ stato bellissimo vivere il loro incitamento, l’atmosfera, l’inno, è stato come vivere un sogno. Se avessi segnato sarebbe stato perfetto. MA è stata comunque indimenticabile.