Bentornata Olanda, Van Gaal e i suoi baby prodigio all’assalto della coppa

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L’Olanda è tornata e subito sovviene alla mente il ricordo delle imprese degli orange di Cruijff nelle finali di Germania 74 e Argentina 78. Gli addetti ai lavori del grande calcio sono concordi: è davvero un bene per il movimento calcistico mondiale riavere l’Olanda nella massima competizione per nazionali. Ma perché è così bello rivedere l'Olanda nella Coppa del Mondo? Innanzitutto il ritorno in panchina di Louis Van Gaal. Il ct settantunenne, dopo una lunghissima carriera costellata di grandi successi e dopo aver combattuto e vinto un cancro alla prostata ha accettato il suo terzo incarico con la nazionale, ha superato con successo le fasi di qualificazione e ora è concentrato sull’obbiettivo principale: una coppa che, dopo tre finali perse, starebbe davvero bene nella bacheca della federazione olandese.

In secondo luogo una squadra costruita dal basso, facendo crescere nidiate di cuccioli promettenti, sbocciati nei principali campionati europei e, finalmente, in grado di eccellere anche in nazionale. Nomi noti come Virgil Van Dijk (Liverpool), Frenkie de Jong (Barcellona), Tyrell Malacia (Manchester United), Xavi Simons (PSV), Cody Gakpo (PSV), Ryan Gravenberch (Bayern) e molti altri. Infine i tifosi. I supporters olandesi sono coloratissimi, allegri, “caciaroni”, secondi solo alla torcida brasiliana, e averli in Qatar significa che il calcio ha ancora belle storie da raccontare.

L’Olanda di Van Gaal è inserita nel gruppo A, insieme ai padroni di casa del Qatar, Ecuador e Senegal.