Berlusconi-Milan, storia di innovazioni e profezie avverate

Ora che l'accordo per il passaggio della maggioranza del Milan in mano cinese è cosa fatta, è tempo di tracciare un bilancio su ciò che l’era Berlusconi al Milan ha rappresentato non solo per il club rossonero, ma per l’intero calcio mondiale. Una cosa è certa: per numero di trofei vinti e impatto sulla storia stessa del calcio, la presidenza Berlusconi è paragonabile solo a quella, leggendaria, di Santiago Bernabeu al Real Madrid.

Un riferimento tutt’altro che casuale, visto che i due sono paragonabili non solo per trofei vinti (16 campionati e 6 Coppe dei Campioni lo spagnolo, 8 scudetti e 5 Coppe dei Campioni/Champions League Berlusconi), ma anche per una visione d’insieme indubbiamente lungimirante. Se a Bernabeu si deve l’intuizione che portò alla nascita della Coppa dei Campioni, Berlusconi preconizzò con anticipo non sospetto la nascita della Champions League attuale.

Le dichiarazioni che rilasciò nel 1989 a “Repubblica”, a caldo dopo la prima vittoria in Coppa dei Campioni, contro la Steaua Bucarest, lette con l’occhio attuale suonano quantomeno profetiche: “i tempi sono maturi per il cambiamento di formula (della Coppa dei Campioni, ndr), poi sta a loro (la UEFA, ndr) decidere. Per la società ci sarebbero più incassi, per il pubblico incontri di cartello, per i media eventi importanti a metà settimana. Si parla tanto di fare l'Europa, ma l'Europa non la fanno solo i politici e le tv, anche il calcio può aiutare, con migrazioni regolari e pacifiche da un paese all'altro. Ma so che nel mondo del calcio tutto si muove lentamente: sono certo che questa sarà la formula di domani, o meglio di dopodomani. E al calcio dai diritti televisivi dovranno arrivare cifre ben più consistenti di quelle attuali”.

Berlusconi Bernabeu

Certo, erano frasi già allora doppiamente pro domo sua, nella doppia veste di presidente del club campione d’Europa in carica e di uno dei network televisivi privati più potenti al mondo, ma non si può negare che quella visione d’insieme, un quarto di secolo dopo, si sia puntualmente avverata. Lo stesso si può dire per la costante, quasi ossessiva ricerca della liberalizzazione del mercato dei calciatori: sempre in prima fila nell’eterna lotta con FIGC e Lega per l’apertura al terzo straniero, poi agli stranieri illimitati (spesso pagati a peso d’oro per il solo gusto di strapparli alla concorrenza) ma solo tre in campo, quindi alle sentenze Bosman ed Ekong, che liberalizzarono rispettivamente la circolazione dei giocatori UE ed extra-UE. Una crescente liberalizzazione che ha portato all’attuale status quo, e che il Milan di Berlusconi fu sempre attentissimo a saper cogliere prima degli altri.

Le intuizioni di Berlusconi hanno riguardato non solo il modo di vivere il calcio in Tv, ma anche allo stadio. A proposito del fenomeno della violenza, disse nell’ottobre 1988: “C’è un solo modo per combattere questo fenomeno, impedire ai tifosi ospiti di accedere allo stadio. Un provvedimento drastico ma necessario”. Un concetto, quello dello “stadio tutto rossonero”, che ai tempi non gli risparmiò critiche e che ripetè negli anni seguenti con contorni più sfumati, ma che 25 anni dopo trova sia nelle drastiche punizioni del nostro Giudice Sportivo, sia nel concetto di stadio “alla Allianz Arena” visto come modello virtuoso in tutto il mondo, delle applicazioni pressochè letterali.

"L'Europa non la fanno solo i politici e le tv, anche il calcio può aiutare, con migrazioni regolari e pacifiche da un paese all'altro. Ma so che nel mondo del calcio tutto si muove lentamente: sono certo che questa sarà la formula di domani, o meglio di dopodomani. E al calcio dai diritti televisivi dovranno arrivare cifre ben più consistenti di quelle attuali" (Berlusconi a "Repubblica", 1989)

In generale, la presidenza Berlusconi si è distinta per essere stata la prima a aver spettacolarizzato il calcio in maniera credibile, senza quel nonsoche di carnevalata che poteva avere, ad esempio, la NASL nordamericana degli anni’70. Se a posteriori, lo sbarco in elicottero all’Arena Civica di Milano nell’estate 1986 fu un momento di megalomania dettato dall’inesperienza – e che infatti non fu mai più riproposto – altre intuizioni ai tempi viste come stravaganti sono attualmente parte integrante dello spettacolo di qualsiasi stadio.

Gli esempi non mancano: dall’inno ufficiale “Milan, Milan”, che divenne in breve tempo la madre di tutte le canzoni diffuse allo stadio nel prepartita, alla scelta di ritirare, al primo anno di numeri fissi, la 6 di Franco Baresi organizzandoci attorno un gigantesco happening elettoral-televisivo.

Possiamo dire che proprio a causa della sua multipla natura di presidente di calcio, ma anche uomo di tv e uomo politico, Berlusconi sia riuscito a innovare e a modificare il sistema calcio con un impatto senza eguali. Ognuno ha la sua opinione su ciascuna di queste innovazioni, ma al di là di come la si possa pensare sul Berlusconi politico o imprenditore, è un dato oggettivo che il calcio del 2017 debba tantissimo alle sue idee.

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