Bernard Hinault: "Il Tour non ha senso se fuori c'è la guerra"

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Askanews

Roma, 26 mar. (askanews) - Il dibattito sul Tour è appena iniziato e si allungherà per settimane tra picchi di ottimismo e voragini di realismo. Alla ministra dello sport francese, Roxana Maracineanu, che ha parlato di "discussioni in corso", replica in una intervista a Repubblica Bernard Hinault, l'ultimo francese ad averlo vinto, nel 1985. "La nostra generazione - dice l'ex corridore - e quelle dopo hanno sempre avuto una certezza nella vita: inizia luglio e c'è il Tour. Ma prima di noi, il Tour era saltato durante le due guerre mondiali e anche nel 1946, quando già altrove si era tornati a correre. Erano guerre fatte con le armi che distruggevano le strade, che rendevano la ripartenza difficile. Oggi la guerra è sanitaria, noi contro il virus e il virus contro di noi, non l'abbiamo capito all'inizio e gli abbiamo concesso terreno, ci siamo ritirati nelle nostre case". Il Tour dovrebbe iniziare il 27 giugno: "Se il 1° giugno, ipotizziamo, tutti fossero guariti e non ci fosse più pericolo, perché no? Se tutte le corse sono ferme e solo il Tour no, tutti i grandi corridori vorranno venire a correrlo, l'attenzione mediatica sarebbe alle stelle. Ma se ci fossero ancora malati e la sola possibilità di contagio, il Tour non andrebbe corso nelle sue date originarie". E che Tour sarebbe? credo che un lavoro ben fatto, anche solo sui rulli, possa in qualche modo dare la base necessaria ai corridori. Più dura per gli scalatori, è chiaro, che hanno bisogno del confronto con la fatica e anche con il paesaggio. Potremmo assistere a un livellamento, a medie più basse"

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