Bernardeschi è rimasto alla partita con l'Atletico: il problema non è il ruolo, ma così sta buttando la sua carriera

Nicola Balice
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Il giorno di Juventus-Atletico Madrid 3-0, nessuno poteva immaginare cosa sarebbe successo dopo. La partita della remuntada firmata Cristiano Ronaldo, la partita dell'illusione sul percorso Champions, l'ultima dell'Allegri geniale grazie a una formazione ricca di scelte forse forzate ma risultate vincenti. In tutto questo, Federico Bernardeschi imperversava come se fosse arrivato il momento giusto di diventare grande per davvero, di prendersi la Juve e tutto il resto. Niente di più sbagliato, niente di più ingannevole. Perché quella notte magica rimane sì il punto più alto della sua carriera, ma anche l'inizio di un declino che per il momento appare inesorabile. Fino all'ennesima prestazione negativa dopo l'ennesimo cambio di posizione, domenica sera, contro il Verona.

L'EQUIVOCO – La posizione. Sembrava fosse quello il problema di Bernardeschi. Sempre positivo o quasi in Nazionale, da attaccante esterno. Alla costante ricerca di sé con la maglia della Juve. A destra o a sinistra. Da trequartista. Persino mezzala. La sua posizione giusta è sempre quella in cui non gioca. Ora un altro tentativo, un altro esperimento. Tocca ad Andrea Pirlo provarlo e riprovarlo, l'intenzione è quella di trasformarlo in esterno a tutta fascia. Solo che l'inizio è tutt'altro che incoraggiante: spezzoni senza infamia e senza lode a Crotone e Kiev, una prova disastrosa col Verona tra gol sbagliato e gol regalato. Insomma, non sembra forse il ruolo a essere il problema.

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CHE SUCCEDE – C'è una foto che circola da domenica sera. Bernardeschi seduto da solo in panchina, con la testa appoggiata alla poltroncina davanti, che fissa il vuoto. È un'immagine triste, che spiega molto, forse tutto. La crisi di Bernardeschi è tecnica, evidentemente. Ma questa è forse la conseguenza di altro, di cui non si riesce a venire a capo. Un giocatore di grande talento che all'improvviso sembra averlo finito, un calciatore che proponeva giocate spavalde che all'improvviso non ha più coraggio, ragiona troppo quindi sbaglia. Sbaglia sempre, nelle scelte e poi nelle esecuzioni. Qualcosa è successo, qualcosa sta succedendo, qualcosa a cui bisogna porre rimedio. Perché il rischio che Bernardeschi stia buttando la propria carriera si sta concretizzando sempre più. Oggi non è un calciatore da Juve, prima lo era, può ancora tornare a esserlo. Ma il problema non è quello della posizione in campo, semmai è un equivoco. I problemi sono altri, vanno capiti e affrontati. Anche perché la pazienza dei tifosi è terminata, il mercato non chiama più e quando chiama è lui a non rispondere, nel 2022 poi scadrà il contratto. Le reazioni devono arrivare ora, non poi.