Bombe nucleari contro gli uragani: è una buona idea?

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Pare che - a quanto scrive il sito americano Axios - il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe proposto di lanciare armi nucleari contro gli uragani per abbatterne la potenza. La Casa Bianca si è precipitata a smentire una notizia che, tuttavia, non si basa su una teoria inedita: sul sito della NOAA, l'agenzia federale Usa che tratta oceanografia, meteorologia e climatologia, una faq (Frequently Asked Questions) è dedicata proprio a questo tema.

E la risposta è semplice: è una scemenza inaudita. L’uragano potrebbe esserne toccato come una mucca su cui si posa una mosca. Le persone, invece, potrebbero avere problemi ulteriori rispetto a quelli, già piuttosto gravi, legati alla forza del tifone. La ricaduta radioattiva dell'esplosione (il cosiddetto fallout) potrebbe sfruttare i venti potentissimi (fino a 290 km/h) per espandersi il più possibile, contaminando l’area di passaggio.

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L’idea della bomba si basa sul fatto che, mentre gli uragani sono circoscritte regioni atmosferiche di bassa pressione, le bombe nucleare diramano temperature altissime e e alzano quindi la pressione dell’aria. In quel modo, l’uragano perderebbe forza. Ma la NOAA mette in guardia, chiedendo innanzitutto quanta energia bisognerebbe caricare nell’ordigno.

Un uragano rilascia infatti una quantità di energia termica, ogni 20 minuti, pari a quella di una bomba nucleare da 10 megatoni (un megatone è uguale a un milione di tonnellate di tritolo). Una bomba nucleare di pari energia sarebbe però impossibile da dirigere nell’occhio del ciclone per concentrarvi quel carico, nel momento in cui il ciclone stesso si trova in una zona remota. Ciò che lo impedirebbe sono i venti potentissimi che lo circondano.

Poi, ogni tipo di esplosione produce un'onda d'urto che si allontana dal luogo dello scoppio più rapidamente della velocità del suono. E ancora, guardando al bacino dell’Atlantico, solo cinque delle ottanta tempeste che in media si verificano diventano uragani, e non c’è verso di capire quali di essi potranno trasformarsi.

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