Boxe, il messaggio alle donne di Irma Testa: 'prima di amare un uomo, amate voi stesse'

Irma Testa (YURI CORTEZ/AFP/Getty Images)
Irma Testa (YURI CORTEZ/AFP/Getty Images)

In principio fu una politica, il Ministro delle Pari Opportunità Katia Bellillo. Fu lei, nel 2001, a legalizzare il pugilato femminile - un tempo misteriosamente vietato contrariamente alle più basilari norme civili di uguaglianza. Da allora i tabù sono ancora nascosti, ma le donne stanno prendendo piano piano il loro spazio nel mondo della boxe, con un aumento generalizzato delle iscrizioni nelle palestre e atlete di primo piano come Irma Testa, in grado di partecipare alle Olimpiadi (la prima donna italiana a farlo) e di vivere da professionista.

Irma Testa, volente o nolente, è una testimonial contro i pregiudizi sulle donne. su di lei hanno già fatto un film, hanno scritto libri e articoli di ogni tipo. Il motivo è semplice: oltre a essere una pioniera, vince anche: a marzo ha vinto il campionato europeo under 22 (è una 1997) e ha già sfiorato la medaglia olimpica a Rio 2016 (sempre nei pesi leggeri).

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Che messaggio dà Irma Testa alle donne? Prima di tutto, di amarsi davanti allo specchio prima di dare amore a qualcun altro. Lo ha detto in un'intervista al Messaggero: "Anche la donna più forte davanti all'amore si acceca e rischia di subire tante cose, se non ha trovato la persona giusta. Io potrei dare un bel cazzotto al mio uomo se mi picchiasse, ma quando c'è l'amore non lo fai. Ti abitui alla violenza quasi fosse pane quotidiano. Invece non bisogna subire. Alla prima violenza subìta bisogna fermarsi. Ovviamente non è facile trovare la forza di parlare e denunciare, ma va fatto. Anche io mi sono chiesta come reagirei in queste situazioni; mi sono risposta che bisogna amare prima di tutto noi stesse. Prima ancora dell'uomo che abbiamo a fianco".

Il pugilato femminile è ancora intrappolato nel pregiudizio? "Sì, alcuni non sono dell'idea che una donna possa fare uno sport di combattimento. Ma è uno sport che fa bene alle donne. Io sono vissuta nei vicoli di Torre Annunziata, sono cresciuta con l'idea che la criminalità fosse la normalità. Poi, grazie al mio primo maestro Lucio Zurlo, sono uscita da quei vicoli. Ho capito che si poteva vivere in maniera diversa; grazie allo sport andavo in città dove non si trovava un pezzo di carta per terra. Molto diverso da ciò che facevamo noi a Torre Annunziata. Ho provato tutti gli sport, anche sport più femminili; ma dopo una settimana mi cacciavano. Se andavo a danza ero una pazza, se andavo a pattinare ero una pazza. Invece il pugilato mi calmava. Mi sono abituata a fare i sacrifici fin da piccola. Stare lontana dalla mia famiglia è stato il momento più difficile. Tuttavia avevo la passione, già da bambina. E con l'altro sesso non c'era distinzione. Nel quartiere tenevo testa ai maschi e così è stato anche quando sono cresciuta".

Oggi Irma indossa la divisa della Polizia di Stato, il suo gruppo sportivo (le fiamme oro). Ora sono già 10 anni che fa pugilato. E il sogno è di vincere la medaglia olimpica. Solo così potrà dare un altro buon esempio a tutte quelle donne che magari sognano il pugilato, e che per un motivo o per l'altro rinunciano a farlo.

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