Braccio di ferro UEFA-dissidenti: quale potrà essere il compromesso?

Stefano Bertocchi
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L'annuncio 'improvviso' della Super League e il suo flop nel giro di appena 48 ore rappresenta un vero e proprio braccio di ferro tra la UEFA, rappresentata dal suo presidente Aleksander Ceferin, e i club più potenti d'Europa che hanno risposto inizialmente presenti al progetto promosso da Florentino Perez e Andrea Agnelli.

Florentino Perez | Soccrates Images/Getty Images
Florentino Perez | Soccrates Images/Getty Images

L'errore nella comunicazione della nascita della nuova competizione è stato madornale e ha creato nella generalità (specie tra i tifosi, ma anche nella politica e nel mondo dello sport in generale) la convinzione che i 12 club d'élite volessero giocare un calcio solo per loro, eliminando dalla generalità le piccole società. Per diritto di cronaca, va specificato che in origine l’intenzione dei fondatori era di affiancare la Super League alla Champions League e non di sostituirla, di continuare a disputare i campionati nazionali, di provare a rilanciare l’economia di tutto il settore con la ridistribuzione dei proventi e di lasciare i posti di merito (ne erano previsti però solo 5, sicuramente pochi per garantire l'intoccabile principio della meritocrazia):"Quei soldi vanno a tutti.Come in una piramide, se quelli sopra hanno soldi, questi arrivano a quelli che stanno sotto. I 15 club sono sono quelli che generano valore e altri cinque arriveranno per meriti sportivi. Non è un torneo chiuso, non abbiamo mai pensato a questa soluzione. Crediamo nei meriti sportivi. Se generiamo queste cifre è per salvare il calcio in generale", il concetto espresso dal presidente dei Blancos.

Magari la Super League non avrebbe risolto i problemi del calcio globale, ma si spera che la forte presa di posizione dei top club che generano più introiti anche alla UEFA possa almeno tornare utile per rifondare un mondo del pallone monopolizzato dalla stessa UEFA, assoluta padrona del calcio con invenzioni inique come il Fair Play Finanziaro, il Ranking e le nuove competizioni che hanno solo ampliato la forbice tra club ricchi e club poveri.

Per rinascere definitivamente e sorreggere un sistema sbagliato ed ora al collasso serve un compromesso tra le parti, che nell'attuale periodo pandemico non può prescindere da un taglio dei costi e da un loro controllo sui club e sui loro (pesanti) debiti. Come? Questo dovranno deciderlo la UEFA e gli organi competenti, ma l'introduzione, ad esempio, del Salary Cap (il famoso "tetto salariale" utilizzato negli Stati Uniti per regolamentare il giro di denaro nelle leghe professionistiche sportive) potrebbe essere un buon punto di partenza.

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