Braida a CM: 'Milan incompleto, serve Botman. Io e Maldini... Il mio Fagioli, uno da Juve'

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"Il calcio è bello a tutte le latitudini, in Champions come a Cremona". Ariedo Braida e una passione più forte di tutto, il pallone come arte e ossessione. Che lo ha portato un anno e mezzo fa (novembre 2020) a dire sì all'avventura Cremonese, in Serie B: direttore generale col sogno di riportare i grigiorossi in A. Partendo dai giovani, talenti da coccolare e far crescere. "Siamo la squadra che ne ha di più in campionato - dice a Calciomercato.com l'ex dirigente del Milan, 75 anni -. Oggi c'è una selezione spietata, i grandi club prendono i ragazzi migliori che ci sono in circolazione. Noi dobbiamo accontentarci di pescare in prestito da queste squadre". Come successo con Carnesecchi e Fagioli, convocati dal c.t. Mancini per lo stage con la Nazionale maggiore del 26-28 gennaio.

Direttore è orgoglioso di avere due ragazzi con l'Italia? "Ci fa piacere, certo. In Carnesecchi abbiamo individuato un portiere con prospettive importanti. Peccato non sia di proprietà della Cremonese, ce l'ha prestato l'Atalanta l'anno scorso. Spero che questa convocazione gli dia ulteriori stimoli per poter puntare al livello massimo, dove credo arriverà"

E Fagioli? È pronto per la Serie A, un grande club, o ha bisogno di crescere gradualmente? "È un ragazzo molto talentuoso, ha delle qualità superiori alla media. Ma credo abbia bisogno di un percorso per poter maturare con calma. Per giocare ad alto livello devi avere anche una struttura fisica di un certo tipo, a volte il talento non è sufficiente. Noi lo aiuteremo a crescere, poi sicuramente le sue qualità sono da squadra importante".

Fagioli è di proprietà della Juventus, come Dybala. Lei rinnoverebbe il contratto dell'argentino? "Lo conosco da tanti anni. Quando giocava nel Palermo l'avevo proposto al Barcellona, ma non aveva ancora il pedigree richiesto in quel momento al Barça. Dybala è un giocatore di grande talento, ma ha avuto molti problemi fisici che lo hanno condizionato. La Juve lo deve trattenere? È un grande calciatore, a Torino ci sono dirigenti molto bravi che sapranno cosa fare".

Ecco, i talenti. Li cerca da una vita. Chi le piace oggi? "Scamacca è l'attaccante italiano più interessante. Anche Frattesi si è messo in evidenza, l'avevo osservato lo scorso anno nel Monza. Ha qualità intriganti, avrà un bel futuro. Ma, posso dirlo, in questo momento c'è una carenza di ragazzi che esprimono valori importanti, ce ne dovrebbero essere di più".

Lei è stato uomo mercato anche al Barcellona. Pensa sia una questione culturale? "Giovane non è sinonimo di bravo. Se un ragazzo ha qualità deve giocare, l'età non c'entra. Le faccio un esempio: Ansu Fati è un 2003 e ha esordito tre anni fa con il Barcellona. Lo vedevo giocare nei cadetti ed era diverso dagli altri. Lì dicevano 'distinto'. Quando correva sembrava volasse, non toccava nemmeno il terreno. Un giocatore fuori dalla media. Ma non tutti sono così precoci".

Colombo? Può essere il centravanti del Milan del futuro? "Colombo sa cosa penso di lui: è un ragazzo valido, ma ha bisogno di maturare. Poi il tempo dirà se sarà o meno un giocatore da Milan".

Ecco, il 'suo' Milan. Quanto le piace? Può contendere lo scudetto all'Inter fino alla fine o manca qualcosa? "Essendo uscito dalla Champions penso che in campionato sarà competitivo sino alla fine. Ma è un po' incompleto, e lo dimostrano le ultime partite. La squadra è calata. Lotterà per lo scudetto, ma qualcosa manca. Ci vorrebbero giocatori importanti che in questo momento il Milan non ha".

Avrebbe già preso un difensore in questo mercato di riparazione? "È chiaro che un centrale farebbe comodo. Da tifoso posso dire che amici francesi mi hanno parlato molto bene di Botman. Potrebbe essere un giocatore ideale per il Milan".

Cosa pensa dell'operato di Paolo Maldini come dirigente? "È stato un grande calciatore, rappresenta la storia del Milan. Sul mercato credo che abbia lavorato in linea con le aspettative della società, ritengo abbia fatto un ottimo lavoro. Anche se a mio avviso c'è ancora molto da fare, per portare il Milan ad essere competitivo ad altissimi livelli".

Cosa è successo a Milan e Barcellona, grandi club in cui è stato, oggi con una situazione economica difficile? Cosa è cambiato nel calcio internazionale? "Il mio Milan era magico, un momento che si ripeterà chissà quando. Anche se ora stanno provando a tornare in alto. Al Barcellona invece sono state fatte delle follie, difficili da spiegare. Bisogna saper fare le giuste valutazioni. Se le aziende vanno male è perché a volte le persone che le guidano non sono all'altezza del loro ruolo. Se i dirigenti sono bravi i risultati arrivano. Lo vediamo anche qui in Italia, anche se non faccio nomi".

A cosa si riferisce? "Se prendi un giocatore e lo paghi 130 milioni e gli dai 150 milioni di stipendio per cinque anni, ti costa quasi 300 milioni. Che può fare, vincere le partite da solo come Messi? Oggi i calciatori li comprano guardando gli algoritmi ma attenzione, l'occhio umano è ancora la cosa che fa la differenza. E non tutti ce l'hanno. Mi capita di vedere giocatori simili pagati uno 120 milioni e l'altro 30. Non si possono spendere 100 milioni per un calciatore, è assurdo. Poi, errori ne facciamo tutti..."

Quale è quello di cui più si pente? "Ne ho fatti tanti, ora è meglio non elencarli (ride, ndr). Ne farò ancora, anche a Cremona. Forse qualcuno l'ho già fatto. Ma il calcio va vissuto nella sua interezza. Noi dobbiamo dare il massimo e lavorare con lealtà".

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