BREAKINGVIEWS - Espansione in Russia difficile da spiegare per UniCredit

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Otkritie Bank's logo is pictured in Moscow

di Dasha Afanasieva

LONDRA (Reuters) - Andrea Orcel, che ha da poco archiviato l'annosa questione del Monte dei Paschi di Siena, punta ora a Est.

Il nuovo amministratore delegato di UniCredit, istituto con una capitalizzazione di 34 miliardi di dollari, sta prendendo in considerazione la possibilità di rilevare Otkritie, settima banca russa per asset.

Dopo il salvataggio da parte della banca centrale russa nel 2017, l'istituto di credito è in rapida crescita, molto profittevole e vanta un Cda con una vasta esperienza. Ma competere con le banche rivali statali sarà difficile, soprattutto se il controllo andasse a un azionista con una impostazione più conservatrice che richiedesse di abbandonare la clientela corporate più rischiosa.

Otkritie, che in russo significa "apertura", ha molto da offrire. Il Rote (return on tangible equity) della banca è di circa il 19%, rispetto a un più modesto 8% di coefficiente sottostante detenuto da UniCredit. Sotto lo sguardo vigile di Elvira Nabiullina, rispettata governatrice della banca centrale che ha costruito la propria reputazione ripulendo gli istituti di credito russi, i non-performing loan sono scesi a meno del 3% degli asset da quasi il 10% del 2018. Il consiglio di amministrazione è diversificato e i componenti vantano dottorati di ricerca ed esperienza in aziende russe di prim'ordine.

Orcel potrebbe acquisire una divisione o una quota, ma rilevare l'intera banca sarebbe una scommessa importante. Otkritie ha un patrimonio netto di 7,4 miliardi di dollari. Un prezzo pari ad appena la metà del valore contabile -- leggermente più alto di quello della banca statale Vtb, che ha un Rote simile, ma inferiore a quello dell'azienda leader del mercato bancario russo, Sberbank, che vanta rendimenti ancora più alti -- sarebbe comunque pari a quasi un decimo della capitalizzazione di mercato di UniCredit.

La questione è inoltre arricchita da un'insolita dinamica familiare. Il fratello di Orcel, Riccardo, è vice amministratore delegato e head of global banking di Vtb. Otkritie sta cedendo progressivamente la propria quota, ma resta uno degli azionisti di Vtb. I legami di sangue però non sono sufficienti a giustificare un accordo. Gran parte dell'attività di lending di Otkritie è di tipo corporate e in Russia il corporate banking tende ad essere più una commodity e ad avere margini più bassi rispetto al retail banking. Anche in questo caso il mercato è dominato dal colosso statale da 88 miliardi di dollari, Sberbank, che ha investito molto in "ecosistemi" tecnologici per aumentare i ricavi. L'approccio più personale di Otkritie potrebbe far fatica a essere competitivo.

Potrebbe risultare ancora più difficile stare al passo con le rivali nel caso di una controllante con una minore propensione al rischio, come sarebbe quasi certamente UniCredit. Nel caso in cui Otkritie venisse controllata dall'Italia sarebbe meno a suo agio nel trattare con le aziende statali che rappresentano una fetta considerevole dell'economia russa, pari a 1.700 miliardi di dollari, a causa del rischio di sanzioni o del coinvolgimento di soggetti politicamente esposti. Se si considera l'ulteriore livello di "rischio politico" che va dalla guerra con l'Ucraina fino alla massiccia corruzione registrata nel Paese, risulterà facile comprendere perché gli istituti occidentali si siano più volte tirati indietro. Andare in direzione opposta sarebbe audace, ma avventato.

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Roma Francesca Piscioneri, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616)

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