Buon compleanno Diego Maradona, Napoli ti sta preparando una 'fiesta'

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Diego c’è. Oggi specialmente, nel giorno del suo sessantunesimo compleanno. A Napoli lo “sentono”. S’aggira per i vicoli intorno a Chiaia, passeggia lungo la strada che si arrampica verso Posillipo, indugia davanti al Castel dell’Ovo dove dall’acqua affiora il piccolo scoglio che gli è stato intitolato, va a fare visita allo stadio che porta il suo nome.

Diego c’è. Specialmente adesso quando un paradosso bizzarro spinge a fare confusione tra la vita e la morte perché, tra appena venticinque giorni, la celebrazione festosa per una nascita speciale si trasformerà in un dolente lamento di disperazione per la scomparsa di colui che pensavi non dovesse andarsene mai da questo mondo. Il 25 novembre quando dall’Argentina arrivò un urlo: “Maradona è morto”. Su Napoli scese un gelo artico.

Diego c’è. Specialmente in questi giorni di calcio che hanno riportato il Napoli sulla vetta del campionato in uno stadio che, probabilmente, anche grazie al suo nuovo nome consente di pensare alla grande proprio come quando scorrevano in melodia i giorni della felicità diretti dalla ”mano di Dio”. Quella mano che è diventata, ora, un film del maestro Paolo Sorrentino che è stato nominato per le candidature all’Oscar. Il mito non si stempera, semmai si allunga.

Diego c’è. Specialmente per chi lo ha amato per quel che era e non per l’immagine iconografica spacciata per verità. Ma quale diavolo, ma quale anima nera, ma quale terrorista dei buoni sentimenti! Balle spaziali. Semplicemente se stesso determinato a decidere della sua vita e anche della sua morte in maniera assolutamente indipendente. E se fece del male fu soltanto contro la sua stessa persona, mai ad altri. Non dava cattivi esempi. Non voleva dare esempi a nessuno.

Diego c’è. Nella rabbia dei napoletani che sono incazzati neri perché Barcellona e Argentinos Juniors andranno a giocare in Oriente la prima ”Coppa Maradona” e non hanno invitato la squadra che di più avrebbe meritato di partecipare all’evento. Uno sgarbo senza giustificazioni che, comunque, il Napoli saprà ignorare signorilmente offrendo al suo “figlio” preferito qualche cosa di ben più importante come, magari, uno scudetto. E non si tratterà, mai dovesse accadere, di un omaggio al ricordo. Non c’è nulla da ricordare, ma tutto da vivere. Perché Diego c’è.

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