Cakir, l'arbitro che 'strizza l'occhio' ai potenti: dopo Juve e Roma, fa piangere il Milan. Tradito pure dal Var

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In ambito europeo Cuneyt Cakir è riconosciuto come un arbitro di sicura esperienza e dal curriculum importante, come dimostrano anche le designazioni per la finale del Mondiale per club del 2012 o quella di Champions League del 2015. Ma anche con la tendenza ad avere un occhio di riguardo in più per le squadre politicamente più potenti. Ora lo sa anche il Milan, colpito e affondato dalle discutibili decisioni prese in occasione della sfida con l'Atletico Madrid. Ma non è questa l'unica occasione in cui qualcuno ha da recriminare nei suoi confronti: basti pensare proprio alla finale di Berlino, quando il Barcellona di Messi, Suarez e Neymar batte per 3-1 la Juventus di Allegri. Una partita che procede liscia fino all'episodio - sul punteggio di 1-1 - nel quale Pogba viene sbilanciato in area di rigore da Dani Alves, senza che venga preso alcun provvedimento. E non sarà l'unica volta nella quale il direttore di gara turco finirà nel mirino della critica, anche delle squadre italiane.

GLI EPISODI CON LE ITALIANE - Nel marzo 2019 infatti è la Roma a lamentarsi per la direzione di Cakir nell'ottavo di finale contro il Porto: i giallorossi si vedono assegnare contro un penalty dopo la review del Var, ma se ne vedono negare uno piuttosto evidente per fallo di Marega su Shick, sul quale né l'arbitro né la tecnologia arrivano in supporto. Scatenando nel post-gara la rabbia dell'allora presidente James Pallotta ("Sono stufo di questa m...a"). E nel computo dei disastri c'è pure una discussa direzione in una sfida sempre di Champions League tra Real Madrid e Manchester City. Un arbitro insomma che, al netto di qualche madornale svista e di un atteggiamento spesso ammiccante nei confronti delle società più blasonate, in Uefa gode di grande considerazione. Ma che, nella notte di San Siro, ha deciso di diventare ancora una volta protagonista in negativo, andando a condizionare l'esito della sfida tra Milan e Atletico Madrid.

PARTITA STRAVOLTA - "A metà e metà andava sempre dall'altra parte", è stata la spietata analisi del tecnico rossonero Stefano Pioli sulla prestazione di Cakir, che anche nelle situazioni che hanno finito per determinare il 2-1 finale per gli spagnoli di Simeone ha sempre punito il Milan oltre i propri demeriti, nel dubbio. Kessie, già ammonito, è certamente ingenuo nel cercare l'anticipo su Llorente, ridotto spalle alla porta e lontanissimo dall'area di rigore, ma il leggero pestone - alla mezz'ora del primo tempo - che gli costa il secondo giallo e quindi il rientro anticipato negli spogliatoi è davvero molto severo. Per non parlare della madre di tutti gli episodi: il penalty fischiato all'Atletico al 93° per il tocco di mano di Kalulu nel contrasto con Lemar. Una situazione che da subito è apparsa al limite, considerata la distanza minima tra i due calciatori, e che le immagini dei vari replay hanno successivamente completamente stravolto.

DUE PESI - Cakir si consulta pure col Var, il connazionale Abdulkadir Bitigen, ma nessuno dei due riesce a cogliere il tocco precedente di Lemar, con la mano, rispetto a quello del difensore rossonero. Un errore piuttosto grave, soprattutto ora che la tecnologia è arrivata in supporto degli arbitri per situazioni così difficili da decifrare ad occhio nudo. Il direttore turco rimane però irremovibile e manda Suarez al dischetto, consentendogli di regalare all'Atletico la vittoria nel finale. Il rosso e il rigore, certo, ma nell'economia della prova di Cakir pesa anche una gestione complessiva, provvedimenti disciplinari compresi, discutibile. Il Milan termina la sua partita con 8 falli e un bilancio di 6 cartellini gialli e uno rosso; l'Atletico Madrid commette 11 falli e se la cava con appena un'ammonizione. Cakir, l'arbitro dal curriculum che pesa ma con una strana tendenza a sbilanciarsi sempre nei confronti dei più potenti.

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