Calciatori, quel "male oscuro" dietro miliardi e bella vita

Stipendi stellari, case da sogno, donne bellissime e, soprattutto, un lavoro decisamente divertente. La vita dei calciatori professionisti potrebbe apparire, a prima vista, tutta rose e fiori. Ma non è così. Uno studio promosso dal sindacato mondiale dei calciatori (FifPro) ha sottolineato come la depressione colpisca molto di frequente gli assi del pallone.

Gigi Buffon (Foto:Getty Images)

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L'indagine, che analizza i casi di 607 atleti in attività e 219 ritirati (826 soggetti in totale), delinea un quadro preoccupante: il 38% dei calciatori interpellati ha dichiarato di soffrire di questo insidioso “male oscuro”, il 35% di averne sofferto. In pratica, un calciatore su tre pare essere toccato dal problema o comunque averne avuto a che fare.

Il 23 e 28% hanno anche disturbi legati al sonno o all’abuso di alcol (il 9% di chi è in attività, il 25% degli ex).

Lo studio, che coinvolge 11 Paesi (Belgio, Cile, Finlandia, Francia, Giappone, Norvegia, Paraguay, Perù, Spagna, Svezia e Svizzera), non prende in considerazione l'Italia e nemmeno altre “super potenze” calcistiche come l'Inghilterra e la Germania. Ma questo non significa che il nostro Paese non sia toccato dal problema.

Gianluca Pessotto (Foto: Getty Images)

Nota la parentesi depressiva che colpì Gigi Buffon e che il portiere Juventino raccontò in “Numero 1”, il libro scritto con Roberto Perrone. Come toccante fu la vicenda di Gianluca Pessotto, sopravvissuto miracolosamente dopo essersi lanciato dal tetto della sede della Juventus. E ancora viva nel ricordo degli appassionati di calcio è la tragica morte di Agostino Di Bartolomei, ex capitano della Roma che il 30 maggio 1994 si uccise sparandosi nel petto.

Molti anche i casi di giocatori stranieri colti dal male oscuro, da Gascoigne a Tony Adams, da Stan Collymore fino a Clarke Carlisle, ora chairman di quella PFA (l'assocalciatori inglese) che ha proposto un manuale illustrato di 36 pagine per aiutare i calciatori depressi, idea balenata dopo il suicidio di Gary Speed, ex ct del Galles, trovato impiccato nella sua abitazione nel novembre 2011.

Paul Gascoigne (Foto: Getty Images)

Insomma, oltre i riflettori e la bella vita, i professionisti del calcio sembrano avere personalità molto vulnerabili e soggette a quello che molti definiscono il male del secolo. Le cause? Difficile dirlo. A parte le predisposizioni individuali, gli esperti attribuiscono l'incidenza della depressione negli atleti all'alto tasso di stress cui sono sottoposti. Senza considerare il fatto che, nel mondo dello sport, basta poco per finire dalle stelle alle stalle. Un rigore sbagliato, una stagione no e quello che magari era il beniamino delle tifoserie, può cadere nel dimenticatoio e come conseguenza sentirsi una nullità.

Damiano Tommasi, presidente del sindacato calciatori (Aic), ha dichiarato al Corriere della Sera: “Uno su tre è tanto, non so se in Italia la situazione sia migliore. Ma al di là dei numeri si tratta spesso di vite al limite, con grandi pressioni, in cui si passa dall’essere qualcuno a sentirsi una nullità. Noi cerchiamo di lavorare con le società su questo, ma anche il nucleo familiare gioca un ruolo chiave. Si ragiona sempre e solo sugli stipendi, però dietro ai personaggi ci sono le persone, che magari fin dall’adolescenza hanno sacrificato tutto allo sport. Un Azzurro molto importante mi ha detto tre anni fa: ‘Un calciatore non ha diritto neanche di essere triste…’. Le dinamiche personali, come per tutti, non sono solo quelle legate al lavoro”.  

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