Calcio e integrazione: la bella storia di Junior Karamoko Doukoure

E' il 18 di dicembre 2016. In un freddo pomeriggio domenicale, un ragazzo extracomunitario, Junior Karamoko Doukoure, entrando in campo a inizio ripresa nella partita fra Atletico Cabras e C.R. Arborea, valevole per il Girone C della Prima Categoria sarda,  fa il suo esordio 'ufficiale' da calciatore in Italia. Quella gara è solo un primo passo verso il suo sogno di diventare un giorno un calciatore professionista, coltivato fin da bambino ma che ha rischiato più volte di essere bruscamente interrotto.

A dispetto dei suoi 19 anni, infatti, il giovane ivoriano ha alle spalle una storia difficile e dolorosa, fatta di guerra e povertà, che ha raccontato in esclusiva a Goal. Nato ad Abidjan il 22 aprile 1997, Junior in Sardegna ci è arrivato appena qualche mese prima a bordo di un barcone assieme ad altri 164 migranti. In Italia ha trovato la sua nuova casa e il calore della famiglia Ferrari, che lo ha accolto come un figlio, oltre alla fiducia di una società, l'Atletico Cabras, che ha creduto in lui e gli ha permesso di praticare la sua grande passione:  il calcio.

"Ho studiato e fatto la Scuola Primaria in Costa d'Avorio, - racconta - poi nel 2010 sono dovuto scappare dal mio Paese a causa della guerra civile e la seconda donna di mio padre mi ha portato in Guinea. Mi sono dovuto separare dai miei genitori, che sono morti entrambi in questo conflitto".

Anche in Guinea, la vita per Junior non è stata semplice. "Inizialmente abitavo in un villaggio chiamato Beyla. - ci spiega - Qui avevo più libertà, e potevo giocare a calcio con i miei amici. Ma le difficoltà economiche erano tante. Allora il marito di mia cugina, che mi voleva molto bene, decise di portarmi con sé a Conakry, la capitale della Guinea. La realtà della città era molto diversa da quella del villaggio. Lì, pur senza essere tesserato, iniziai a giocare da attaccante con una squadra locale, l'Olympique de Gbessia".

Il momento di serenità per Junior però non dura molto: "Mia cugina era gelosa dell'affetto che suo marito aveva per me, - dice a Goal - e alla fine ha voluto che lui mi sbattesse fuori di casa. Così sono andato ad abitare con un amico sempre a Conacry. C'erano delle difficoltà, ma ci tenevo ad allenarmi e a migliorare. Volevo fare il calciatore e facevo anche allenamenti particolari, sollevando dei blocchetti con le gambe". All'improvviso per lui arriva però l'opportunità che aspettava. "Grazie al mio amico Aboubacar Leo Camara, che giocava con quella squadra e con le Giovanili della Guinea, nel 2014 posso fare un provino con l'Haifa Football Club, una delle formazioni più prestigiose del Paese".

"A seguire il provino - ricorda Junior - c'era il mister Mondjou Diallo. Quando mi vide all'opera la prima volta mi disse che secondo lui sarei diventato un buon giocatore. Purtroppo però in quel momento l'Haifa era in difficoltà in campionato, e così mi chiese di aspettare fino al termine della stagione, poi l'anno seguente mi avrebbero fatto giocare con loro".

Junior Karamoko Doukoure

"Io continuavo ad allenarmi per conto mio e a giocare con l'Olympique de Gbessia. Ma non potevo aspettare fino a fine stagione: i soldi infatti non mi bastavano per comprare l'attrezzatura di allenamento. - sottolinea l'ivoriano - Viste le difficoltà crescenti nel vivere quotidiano, ho deciso allora di andar via dalla Guinea per tentare la fortuna altrove assieme a un mio amico, che giocava con me. Inizialmente pensavamo di andare in Algeria". Per Junior inizia così un lungo viaggio verso il Nord Africa.

"Dalla Guinea - racconta - siamo arrivati prima in Mali, poi in Burkina Faso. Lì siamo rimasti per qualche giorno, non avendo le possibilità economiche di lasciare il Paese e andare in Algeria. Ma alcune persone ci hanno aiutati ad andare in Niger, per poi raggiungere la Libia attraversando il deserto. Viaggiavamo in macchina, ma non di rado l'auto si bloccava per la sabbia e bisognava scendere per spingere".

In Libia il viaggio del giovane Junior rischia di concludersi nel modo più terribile. "Quello che è successo non potrò mai dimenticarlo. - ricorda il giovane ivoriano, visibilmente provato - Siamo stati fatti prigionieri e condotti in carcere. C'era difficoltà per tutto: mangiare, dormire, lavarci... Il mio amico mi ha aiutato tanto. Con lui condividevo tutto, compresa la passione per il calcio. Ma un giorno fu preso e fucilato. La sua morte mi sconvolse".

Quando ormai tutto sembra volgere al peggio, ecco l'evento inatteso. "Pensavo che ormai non ci fossero più speranze. - rivela Junior - Erano trascorsi ormai 5 mesi da quando ero in Libia. Invece una notte hanno aperto le porte del carcere. 'Che ci fai ancora qui?', mi hanno detto. Non sapevo dove andare, allora sono stato caricato su una barca per l'Italia. Eravamo in 165 su una piccola barca, con tutti i problemi di sicurezza e igienici che questo comportava. L'attraversata è durata 2 giorni, poi la Guardia costiera ci scortò fino a Cagliari. Il 2 settembre 2016 siamo arrivati in Sardegna, dove non avrei mai pensato di andare".

Junior Karamoko Doukoure

"Certo, sarei voluto venire in Europa, - ammette Junior - ma non così: da emigrato regolare, come mio fratello maggiore Mory, che vive in Germania dove si è ben inserito, gioca a calcio e si è sposato con una ragazza tedesca, da cui ha avuto anche un figlio. Con lui siamo sempre in contatto e ci sentiamo tutti i giorni". Mory Doukoure, classe 1987, è attualmente svincolato ma vanta una buona esperienza fra i dilettanti tedeschi con l'SV Alfeld e il VFL 06 Hildesheim, nelle cui fila ha militato fino alla scorsa stagione.

Giunti a Cagliari, i migranti sono divisi in più gruppi e portati nelle diverse strutture di accoglienza. Junior va a Cabras, vicino a Oristano, nell'agriturismo Ferrari. "Quando è arrivato da noi - dice Stefania Coa, moglie di Giovanni, figlio del titolare - era in condizioni fisiche non buone. I suoi piedi erano totalmente consumati dal lungo viaggio, pieni di piaghe e per questo fasciati. Dopo 3 giorni di riposo e di cure, però, Junior si è ripreso e ha iniziato da subito a giocare a calcio con gli altri ragazzi della nostra struttura".

"Vedendo che era bravo - spiega ancora Stefania - ho contattato il presidente dell'Atletico Cabras, Alessandro Meli, e il Direttore Generale, Mario Mele, per venire a vederlo. Loro sono rimasti colpiti dalle sue qualità e hanno deciso di offrirgli un provino con la squadra". A raccontare come sono andate le cose sul campo è lo stesso Junior. "Il provino è andato molto bene - sottolinea orgoglioso - e alla fine io sono stato scelto fra 9 ragazzi e ho potuto iniziare gli allenamenti con la squadra. Sono stato accolto dalla società, i miei compagni di squadra mi vogliono molto bene e mi trovo molto bene in Italia e in Sardegna".

Il calcio si dimostra un veicolo straordinario di integrazione. "Al suo arrivo Junior parlava solo il Mandinka (un dialetto locale), il francese e un po' di inglese. - rivela ancora Stefania Coa - Ora, grazie alle sue capacità di apprendimento e alla nostra struttura, all'avanguardia perché in grado di far seguire i ragazzi uno per uno in modo personalizzato, frequenta la 3ª media, e in poco tempo è riuscito ad apprendere l'italiano. Inoltre ha socializzato con tutti, nell'agriturismo e nella squadra".

Atletico Cabras 2016-17

Dopo alcuni mesi di allenamenti, al termine dell'iter burocratico previsto in questi casi, Junior può finalmente essere tesserato e debuttare a dicembre in Prima Categoria, diventando un pilastro della squadra come difensore centrale. Per i suoi compagni diventa un punto di riferimento sul campo e un amico.

L'Atletico Cabras gli dà la possibilità di continuare a inseguire il suo sogno. "Il calcio è la grande passione della mia vita. - afferma il difensore - I miei genitori avevano un desiderio: che io giocassi a calcio. Una volta mia madre litigò con mio padre perché marinai la scuola per andare a giocare con i miei amici. Lei voleva che non trascurassi mai gli studi. Da qui a giugno vorrei dare il massimo per questa squadra, per aiutarla a centrare l'obiettivo della salvezza".

Fisico slanciato (è alto un metro e 89 centimetri) e grande grinta, difensore centrale o all'occorrenza mediano davanti alla difesa, la presenza in campo di Doukoure non passa inosservata. Gli elogi per lui si sprecano sui campi della Sardegna: "Il mio sogno, ora che sono in Italia, è giocare un giorno in Serie A. - rivela - La mia squadra italiana preferita è il Milan, mentre il mio modello come calciatore è Sergio Ramos, che gioca nel mio stesso ruolo. In Africa mi piace il guineano Pascal Feindouno".

Sergio Ramos Real Madrid 12032017

Dalla Sardegna Junior ha seguito ovviamente anche la Coppa d'Africa, vinta dal Camerun: "Visto che la mia Guinea non si è qualificata per la fase finale - spiega - il mio tifo è andato completamente alla Costa d'Avorio, per dimostrare a tutti gli ivoriani che il mio cuore è con loro".

Con l'Atletico Cabras il giovane difensore ha collezionato diverse presenze, e il 12 maggio per lui è arrivato anche il primo goal Italia, sicuramente non banale: con un colpo di tacco in pieno recupero, infatti, l'ivoriano ha regalato la vittoria per 4-3 alla sua squadra contro il Sedilo, una diretta rivale nella lotta salvezza.

Se è vero, come scrive Coelho, che il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni, allora è giusto pensare che per il giovane calciatore ivoriano, dopo una giovinezza così difficile, il meglio deve ancora venire. 

Usando Yahoo accetti che Yahoo e i suoi partners utilizzino cookies per fini di personalizzazione e altre finalità