Calcio femminile, Eniola Aloku accusa: "Torino città razzista"

adx/sam

Roma, 29 nov. (askanews) - Dopo il caso Balotelli, ecco quello di Eniola Aloku. L'attaccante britannica di origine nigeriana, ha spiegato sul suo blog pubblicato giovedì su The Guardian i motivi della sua scelta che poco dipendono dal calcio, molto dalla città che l'ha ospitata. "Alla Juventus ho lavorato con persone brillanti - scrive Eniola, citando l'allenatrice Rita Guarino, alcune compagne e alcuni uomini cardine dello staff tecnico - ma a volte Torino sembra indietro di un paio di decenni per quanto riguarda l'apertura nei confronti di diversi tipi di persone. Mi sono stancata di entrare nei negozi e avere la sensazione che il proprietario si aspetti che rubi qualcosa".

Per la calciatrice inglese, autrice di 16 gol nella sua prima stagione in bianconero, il razzismo in Italia è un problema serio e sottovalutato: "Tante volte arrivi all'aeroporto di Torino e con i cani antidroga sei trattata come Pablo Escobar. Non ho mai subito episodi di razzismo dai tifosi della Juventus o nel campionato femminile - ha spiegato nel blog -, ma c'è un problema in Italia e nel calcio italiano e quello che mi preoccupa davvero è la risposta a tutto questo da parte di proprietari e tifosi che, nel calcio maschile, sembrano considerare tutto questo come parte della cultura dei fans".

Ad Aluko ha risposto la sindaca Chiara Appendino, soffermandosi in particolare su una frase ("A volte la città mi è sembrata 20 anni indietro"). "Queste dichiarazioni pesano come un macigno. Pesano perché si riferiscono a valori universali, come quelli dell'accoglienza e della lotta alle discriminazioni. Pesano perché la storia di Torino è una storia di porte aperte, non chiuse. Pesano perché oggi, purtroppo, nel nostro Paese episodi di discriminazione sono tornati a diffondersi", esordisce la prima cittadina del M5s.

"Negli ultimi tempi qualcosa in Italia è cambiato. In alcuni frangenti si è tornati a legittimare pensieri e comportamenti che dovevano rimanere sepolti per sempre, nelle pagine più vergognose dei libri di storia. Studiati sempre troppo poco. Ma non mi rassegno io, non si rassegnano migliaia di cittadini che quei pensieri li combattono ogni giorno, non si rassegna Torino. Perché Torino non è così", aggiunge.

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