Calcio, Venezia (Fondazione Museo Shoah): ''Violenza negli stadi, razzismo non paga"

(Adnkronos) - "La stagione calcistica italiana si chiude tra luci ed ombre. Al rinnovato entusiasmo manifestato dai tifosi, affollati numerosi sugli spalti, si accompagna purtroppo il persistere di fenomeni di violenza, di richiami nostalgici al fascismo e all'antisemitismo". E' quanto dichiara in una nota Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah - Onlus. "Si assiste attoniti ad un'irresponsabile competizione al ribasso. Le dichiarazioni in merito ai ricorrenti episodi di violenza verbale si riducono a labili e reiterate sentenze: 'è vero, alcuni dei nostri esagerano, ma gli altri? La stampa è sempre schierata'. Queste affermazioni sintetizzano lo stato delle cose: si minimizzano i fatti interni e si estremizzano quelli esterni" aggiunge.

"Si stenta a capire, o meglio ad ammettere pubblicamente, che la propagazione di civiltà nel proprio ambito è prioritaria e non sostituibile dalle considerazioni sulle colpe altrui. Doverosa poi - spiega Venezia - anche qualche precisazione sulla genesi dei meccanismi che inducono a manifestazioni così aggressive e discriminatorie. Asserita la teoria che alla base, per la maggior parte, si annidi una profonda ignoranza della storia italiana, per non dire europea, resta l'amara e beffarda consapevolezza che anche individui più informati contribuiscono attivamente alla diffusione dei messaggi di odio. Nel primo caso, l'intero sistema formativo sia primario che sussidiario ha il dovere di intensificare i propri sforzi. Trattasi di un lavoro immane che necessita di costanti aggiornamenti, non solo dei contenuti ma anche degli approcci comunicativi. I social non vanno subiti, ma utilizzati come veicolo di valori, come punto di contatto con platee difficilmente raggiungibili".

"La Fondazione Museo della Shoah di Roma sta tentando di percorrere proprio questa direzione - spiega il presidente - coinvolgimento attivo delle scuole italiane, dei docenti, dei genitori affiancato all'apertura di canali social, non solo Facebook e Instagram ma anche Tik Tok. Su quest'ultima piattaforma, sono i giovanissimi a dare voce e forma al grido contro le discriminazioni e alla sensazione che a un certo punto, come diceva qualcuno, 'il medium diventa il messaggio'. I mezzi di comunicazione scelti per veicolare le proprie posizioni assumono quindi rilevanza estrema quando i temi sono di importante levatura sociale. Si oltrepassano le barriere degli stereotipi e si costruiscono coscienze. Per farlo però occorre il supporto di una moltitudine di soggetti: volontari; ricercatori; enti finanziatori e donors che con il loro sostegno economico e non riescono a infondere concretezza a progetti che altrimenti resterebbero inespressi o poco valorizzati".

Aggiunge ancora Mario Venezia, presidente della Fondazione Museo della Shoah - Onlus: "Per quanto riguarda il secondo aspetto, ossia l'odio divulgato consapevolmente da soggetti informati, occorrerebbe far riferimento all'articolato sistema legislativo edificato proprio per contrastare la violenza anche verbale. In particolare, risulterebbe fondamentale che le norme che lo compongono vengano applicate tempestivamente. La Magistratura e le Forze dell'Ordine, già attivamente impegnate, devono essere ancor più sostenute politicamente per dispiegare al meglio le proprie competenze. E le società calcistiche? Il ruolo che ricoprono è sicuramente centrale. Possono agire sia nel supporto alle attività socioculturali che in quello alle azioni punitive".

"Non è pensabile che sia ormai sufficiente rifugiarsi in qualche gesto simbolico per ampliare lo sguardo dei cittadini. Occorre elaborare programmi strutturati, di qualità, che non si riducano a qualche battuta ad effetto. I propri giocatori e tifoserie dovrebbero incorrere in esemplari sanzioni quando deridono gli avversari facendo ricorso ad elementi discriminatori. Sarebbe auspicabile intensificare la collaborazione con le forze di polizia - spiega - non continuare ad autoassolversi o minimizzare le frequenti manifestazioni di violenza, seppur solo verbale. Non va altresì trascurato il fatto che il mondo finanziario si sta orientando sempre più verso investimenti in soggetti riconoscibili, tra l'altro, per il rispetto di principi etici non compatibili con l'inattività dinnanzi a fenomeni discriminatori. Anche a fronte di tale evidenza, le società calcistiche dovrebbero essere indotte a prendere seri e rapidi provvedimenti nei confronti di coloro che infrangono i valori del rispetto e del vivere civile".

"I vantaggi che deriverebbero da una condotta più corretta non sarebbero quindi solo di carattere etico-reputazionale - conclude Venezia - ma anche economico-finanziario. Il raggiungimento di tali obiettivi contribuirebbe a restituire agli stadi, alle curve e all'atmosfera corale che vi si crea l'immagine di un luogo che da frequentare con la giusta spensieratezza, sentimento prevalente che un match calcistico dovrebbe sempre riservare".

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