Campioni non fini a se stessi: la lezione di Guardiola e Tuchel a PSG e Real Madrid

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Il verdetto espresso dal campo è stato piuttosto netto: in finale di Champions League vanno le due squadre che si sono dimostrate complessivamente migliori, per organizzazione di gioco e capacità di interpretare meglio le partite, anche adattandosi alle caratteristiche dei propri avversari. Manchester City e Chelsea rappresentano oggi una sintesi della trasformazione in atto ormai da diversi anni del calcio inglese, aiutato indubbiamente da ricchissime proprietà alle spalle a superare un modo di vedere questo sport eccessivamente legato alle proprie tradizioni e con scarsa attenzione per quanto avveniva nel resto d'Europa. Ora a comandare sono loro e non è una semplice questioni di soldi.

EVOLUZIONE GUARDIOLA - Sono circa 178 i milioni di euro investiti la scorsa estate dalla squadra allenata da Guardiola, di cui 136 per tre calciatori come Ruben Dias, Nathan Aké e Ferràn Torres acquistati per rinforzare la rosa in ruoli ritenuti meno coperti o comunque bisognosi di miglioramenti per consentire al tecnico catalano di esprimere appieno la sua filosofia di gioco. Con risultati sotto gli occhi di tutti, soprattutto per quanto concerne la fase difensiva che, grazie all'arrivo del centrale difensivo portoghese è la meno battuta sia in Premier che in Champions League. Senza rinunciare alla propria identità basata sul controllo del gioco, sul mantenimento del pallone e sul predominio territoriale, ma risultando più diretto per rendere massimamente efficace la fase offensiva.

COLPO TUCHEL - Un primato di impermeabilità difensiva condiviso in ambito europeo col "nuovo" Chelsea di Thomas Tuchel, capace in pochissimi mesi di stravolgere completamente la mentalità di una squadra di cui il predecessore Lampard aveva smarrito le coordinate. La difficoltà di inserire in un contesto collettivo talenti del calibro di Havertz, Werner e Ziyech sono state ampiamente superate dal lavoro principalmente tattico dell'allenatore tedesco, capace di collezionare qualcosa come 18 clean sheets in 24 partite e di "mettersi nella tasca" colleghi di tutto rispetto come Klopp, Mourinho, Ancelotti, Simeone, Zidane e anche quel Guardiola già eliminato nella semifinale di FA Cup. La scorsa estate, il patron dei Blues Abramovich non ha badato a spese, staccando assegni per un totale di 247 milioni di euro, ma il colpo con la c maiuscola è stato l'ingaggio di un tecnico scaricato con troppa semplicità dal Paris Saint-Germain.

GLI ERRORI DEL REAL - Già, proprio quel PSG che oggi si lecca le ferite dell'eliminazione in compagnia del Real Madrid. Due formazioni che per filosofia hanno puntato tutto sull'ingaggio di stelle di respiro internazionale e delegando ai rispettivi allenatori il compito di trovare il sistema ideale per farli rendere all'interno di una squadra. Quest'anno i blancos non hanno voluto e potuto investire nulla sul mercato, preferendo passare all'incasso con le cessioni di Hakimi, Reguilòn e Oscar Rodriguez e pagando le mosse poco redditizie della scorsa stagione, quella dei 355 milioni destinati principalmente ad Hazard, Jovic, Rodrygo e Reinier. Certo, i tanti infortuni di una stagione mai così travagliata hanno finito per condizionare oltremodo il rendimento degli uomini di Zidane, letteralmente surclassati nel doppio confronto col Chelsea.

EQUIVOCO PSG - Ha contenuto le spese anche il Paris Saint-Germain in un 2020 di contrazione economica da Covid per tanti club, ma dei 62,5 milioni di euro destinati agli acquisti dal ds Leonardo hanno pesato enormemente i 50 del riscatto dell'ex interista Mauro Icardi, praticamente mai preso in considerazione da Tuchel prima e Pochettino poi nelle sfide di cartello in Champions e vero e proprio fantasma al cospetto del City. Nemmeno l'avvento in panchina dell'allenatore argentino ha potuto cambiare il codice genetico di un insieme di individualità di difficile collocazione in un impianto tattico preciso. E' forse questa la principale sconfitta della proprietà qatariota e del presidente Al-Khelaifi, che rischiano ora di dover fare i conti coi mal di pancia degli assi Neymar e Mbappé, disposti a cercare una nuova sistemazione pur di coronare l'inseguimento della coppa dalle grandi orecchie.