Cannavaro: "Assurdo criticare l'Inter, è come criticare Cristiano Ronaldo"

Antonio Parrotto
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L'ex difensore e attuale allenatore Fabio Cannavaro, ha parlato al Corriere della Sera, dicendo la sua sui temi più rilevanti della nostra Serie A. L'ex calciatore ha parlato anche del suo futuro e delle voci sul Napoli ma anche delle critiche mosse a Conte, tecnico dell'Inter. Ecco le sue parole.

Togliamoci subito il pensiero, Fabio Cannavaro tornerà a Napoli come allenatore?
"So che gira questa voce, mi hanno inondato di messaggi. Ma no, non c’è niente di concreto. E il Napoli ha già un buonissimo allenatore".

Tutti danno Gattuso in partenza, però.
"Io spero che Rino resti a lungo. Poi, l’ho sempre detto, mi auguro un giorno di allenare in Italia. Mi sento napoletano e tifoso del Napoli, sono andato via giovanissimo, e non per mia scelta. Napoli me la porto nel cuore, e mi manca, mi manca soprattutto il mare di Napoli. Ma che dobbiamo fare? Guidare in futuro la squadra della mia città sarebbe il massimo. Ma per il momento faccio il mio percorso. Qui in Cina ho ancora due anni di contratto".

Fabio Cannavaro | Mohamed Farag/Getty Images
Fabio Cannavaro | Mohamed Farag/Getty Images

Fabio Cannavaro Critiche per il gioco dell'Inter?
"Alla fine contano i risultati, un allenatore deve rispondere di quelli. Certo, ci sono varie filosofie, c’è chi prova a vincere proponendo un calcio offensivo, con un approccio più cauto. Ma poi, di che parliamo, l’Inter quanti gol ha fatto? Come si fa a dire che è una squadra difensivista se segna così tanto? È come criticare Cristiano Ronaldo, come qualcuno ha fatto recentemente, sebbene il portoghese abbia già realizzato 25 gol in 27 partite. La verità è che il catenaccio non lo fa più nessuno, e che le partite si interpretano a seconda degli avversari e delle forze disponibili".

Serie A?
"Purtroppo non abbiamo più la forza di ingaggiare giovani di talento, preferiscono andare in Premier, in Spagna, o al Psg. Io ho fatto in tempo ad allenarmi con Maradona, a marcare campioni come Ronaldo, il Fenomeno, o Zidane. Negli anni 80 e 90 attiravamo il meglio del calcio mondiale. Ora non è più così e questo ci deve far pensare. Ma non buttiamoci giù".

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