Capello: "Allegri alla Ferguson? No, il nostro calcio non è attrezzato. Vi dico la strada da seguire"

Antonio Parrotto
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Fabio Capello, ex allenatore che ha vinto tutto in carriera, ha parlato ai microfoni della Gazzetta dello Sport, in vista del possibile ritorno di Massimiliano Allegri alla Juve, con un ruolo da manager 'alla Ferguson'. Secondo Don Fabio questa non è una strada di semplice attuazione in Italia. Ecco le sue parole.

Allegri alla Ferguson?

"No, il nostro calcio non è culturalmente attrezzato per un modello genere Ferguson e penso che alla fine ognuno cercherà di difendere il suo orticello, ma poi bisognerebbe spiegare bene di che cosa si tratti e se sia compatibile con l’attualità".

Il modello Ferguson?

"Ferguson, come Wenger, diede un’impronta fortissima al suo club. Era il capo assoluto dello United. Lavorava poco sul campo, dove delegava uno staff che eseguiva alle lettera i suoi ordini. Anche Wenger aveva il controllo totale, sebbene soprattutto nei primi anni sul campo fu decisamente più presente rispetto a Ferguson. Parliamo però di un calcio anni Novanta e primo decennio del secolo attuale. Il football è cambiato e sta cambiando soprattutto su due versanti: tecnologia e comunicazione. I social sono una realtà con cui un tecnico contemporaneo deve per forza confrontarsi".

Social?

"In realtà bisogna confrontarsi con mogli, fidanzate, influencer e via dicendo. Con le rose composte da venticinque giocatori, devi fare i conti con il mondo che ciascun calciatore si porta dietro".

Fabio Capello | Boris Streubel/Getty Images
Fabio Capello | Boris Streubel/Getty Images

La soluzione?

"La definizione e il rispetto dei famosi tre ruoli, presidente, direttore sportivo e allenatore, mi pare ancora la strada da seguire. Il lavoro sul campo per un tecnico è più profondo e impegnativo di un tempo. Se guardiamo al Manchester City di Pep Guardiola, non possiamo che ricavarne questa impressione: si vede l’opera quotidiana di chi sta sempre sul pezzo. Perché poi, e qui passiamo all’aspetto tecnologico, un allenatore è connesso in modo permanente a computer e tablet. Ci sono algoritmi e statistiche. Si gioca e si viaggia molto di più rispetto al passato. Come fai a essere manager in senso ampio?".

Altri esempi?

"Penso che Roberto Mancini nell’esperienza al Manchester City si sia mosso verso quella direzione".

Il calcio post Covid?

"La pandemia è stata una tragedia umanitaria, ha messo in ginocchio le economie mondiali e ha aperto crisi profonde in tutti i club europei. L’unico aspetto positivo di questi mesi terribili è stato che con i cinque cambi, almeno in Italia, ci sono stati maggiori spazi per i giovani. Rappresentano il nostro futuro".

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