Caso Eldense, italiani nella bufera: "Comprano club per truccare le partite"

A pochi giorni dallo scoppio dello scandalo, l'indagine che ha coinvolto l' Eldense sta facendo il giro del mondo. Lo 0-12 con la seconda squadra del Barcellona, l'atteggiamento remissivo di tanti giocatori, i sospetti di combine. Un fattaccio che si sta allargando a macchia d'olio.

C'è tanta Italia in mezzo: la cordata italiana a capo del piccolo club, ultimo in Segunda B, è accusata dalla stessa dirigenza e da parte dei giocatori di essere coinvolta in un traffico di scommesse e illegalità. "Anche l'allenatore sapeva qualcosa, quando mi ha detto di entrare gli ho risposto che non volevo", ha detto uno dei calciatori, Cheikh Said. L'allenatore è anche lui italiano: Filippo Vito Di Pierro, arrestato ieri.


Fermato anche Nobile Capuani, la figura principale del gruppo di investitori provenienti dal Belpaese. "Sto andando alla polizia a denunciare quelli che per me sono i veri responsabili di questo scandalo, devono ascoltarmi", aveva detto ieri mattina alla 'Gazzetta dello Sport', prima di essere dichiarato in stato di fermo.

Sono fino a questo momento cinque, invece, le partite sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti, tutte relative al nuovo anno: Villarreal B-Eldense 4-0 (18 febbraio), Atletico Baleares-Eldense 5-0 (5 marzo), Cornellà-Eldense 3-1 (19 marzo), Eldense-Gavà 0-1 (26/3/2017) e, appunto, lo 0-12 col Barcellona del 1° aprile.

E mentre l'Eldense ringrazia su Twitter "per le dimostrazioni di sostegno e fiducia di Liga e Federazione", lo scandalo è sviscerato in maniera dettagliata dall'edizione odierna di 'Repubblica', secondo cui alcuni dei personaggi coinvolti sono gli stessi già indagati negli scorsi anni in Italia: Capuani e Di Pierro, ad esempio, erano nel giro di Ercole De Nicola, il ds de L'Aquila, tra i protagonisti principali dello scandalo 'Dirty Soccer' che ha coinvolto le categorie minori del nostro calcio.


"La Serie B è diventata più controllata. Si fa qualcosa in Lega Pro. Ma l'ideale è stato trasferirsi all'estero nei campionati minori di alcuni Paesi - spiega una fonte investigativa al quotidiano - Malta, Ungheria, Bulgaria, nei Paesi baltici e balcanici o nella terza serie spagnola sono pieni di strani personaggi italiani, o che hanno giocato da noi, che scendono in campo con un unico obiettivo: alterare le partite".

In sostanza: cordate italiane che acquisiscono club minori al solo scopo di arricchirsi con l'illegalità delle scommesse. Secondo David Aguilar, membro del cda dell'Eldense, durante la settimana i proprietari "andavano dai giocatori e imponevano loro il risultato". Il primo tempo col Barça B, ad esempio, doveva finire 0-8 e così è stato. Dichiarazioni rilasciate agli inquirenti e messe a verbale.

Sempre secondo Aguilar, poi, gran parte dei calciatori non si è mai sottratta al gioco perverso. Alcuni pagavano per giocare: "700 euro a gara. Una partita con il Barcellona, seppur B, fa curriculum". Un altro modo con il quale gli investitori italiani si sono arricchiti con il passare del tempo. La tempesta dello 0-12, ora, sta facendo crollare il loro castello di>

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