Chi è Francesco Farioli: storia, idee e curiosità sul possibile tecnico più giovane della Serie A

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L'inatteso caso Gattuso ha turbato ovviamente la Fiorentina, diretta interessata e costretta a correre ai ripari dopo l'addio del tecnico, ma indirettamente ha investito anche un altro club: lo Spezia, infatti, si è trovato a fare i conti con l'ambizione viola di assicurarsi Vincenzo Italiano e con la necessità, dunque, di individuare il sostituto del protagonista assoluto della promozione in A e della salvezza ottenuta nell'ultima stagione, peraltro reduce da un recente rinnovo. La società in mano a Platek si trova dunque al bivio tra scelte più conservative, idee più legate alla necessità di salvarsi senza badare troppo al modo, e una direzione diversa, quella più vicina al progetto targato Italiano e alla voglia di puntare sul gioco e sull'entusiasmo di un tecnico assolutamente in rampa di lancio, senza esperienza (come allenatore di una prima squadra) in Serie A o in altri campionati italiani, anche nelle serie inferiori. Ecco dunque spuntare il nome di Francesco Farioli, in mezzo ai vari e più prevedibili Ranieri e Nicola: un'idea sorprendente che richiede qualche spiegazione, a partire dall'identikit del diretto interessato e dalle caratteristiche che, eventualmente, porterebbe alla formazione ligure per la stagione 2021/22.

Farioli a bordocampo | BSR Agency/Getty Images
Farioli a bordocampo | BSR Agency/Getty Images

Biografia e carriera

Nato il 10 aprile 1989, a Barga (Lucca), Francesco Farioli ha sempre avuto i tratti dell'enfant prodige e, pur avendo abbandonato in giovanissima età la velleità di affacciarsi nel mondo del professionismo come portiere, è riuscito gradualmente a far valere le proprie idee presso palcoscenici importanti, pur partendo da una preziosa e irrinunciabile gavetta nelle serie inferiori del calcio toscano. Preparatore dei portieri appena ventenne, nel 2009, ha mosso i primi passi nel Margine Coperta (club in cui ha militato anche da calciatore) per poi passare alla Fortis Juventus e occupare la posizione di vice-allenatore (oltre che di preparatore dei portieri), collaborando col tecnico della prima squadra Bonuccelli. L'esperienza alla Lucchese, nel 2014/2015, lo ha poi reso il preparatore più giovane nel contesto del calcio professionistico italiano, coi suoi 25 anni. Laureato in Filosofia all'Università di Firenze, con la tesi "Filosofia del Gioco. L’estetica del calcio e il ruolo del portiere", ha mostrato nel corso degli anni la volontà di affrontare esperienze internazionali senza paura e con la voglia di esplorare territori inediti: emblematica in tal senso l'avventura in Qatar come preparatore dei portieri delle giovanili, nata attraverso la collaborazione con l'Aspire Academy gestita allora da Roberto Olabe, approdato poi alla Real Sociedad come direttore sportivo. Un'accademia di formazione di giovani atleti qatarioti, a livello sportivo come di crescita a tutto tondo, coi Mondiali del 2022 come faro e riferimento.

De Zerbi | Alessandro Sabattini/Getty Images
De Zerbi | Alessandro Sabattini/Getty Images

Altro momento chiave è stato l'incontro con De Zerbi, Re Mida non solo quando si tratta di giovani calciatori da lanciare ma anche di elementi virtuosi dello staff: l'attuale allenatore dello Shakhtar lo ha voluto con sé a Benevento nel 2017, come preparatore dei portieri, dopo essere rimasto piacevolmente colpito dai report dello stesso Farioli, risalenti agli anni della Lucchese. Un momento chiave nell'ascesa di Farioli, insieme alla preparazione costruita nel corso degli anni precedenti: da Benevento a Sassuolo, sempre con De Zerbi, assumendo un ruolo che andava anche al di là della preparazione del portiere e si traduceva in una collaborazione più ad ampio raggio. Il resto è storia recente, recentissima: l'arrivo in Turchia come allenatore in seconda di Atan all'Alanyaspor, le 14 giornate in vetta alla classifica di Super Lig e l'interesse enorme, anche mediatico, esercitato da quel miracolo sportivo e dal gioco espresso. L'antipasto, di fatto, della prima avventura come allenatore della prima squadra, sempre in Super Lig: il 24 marzo 2021 Farioli ha assunto la guida del Fatih Karagumruk, squadra in cui militano vecchie conoscenze del calcio italiano come Viviano, Zukanovic, Biglia, Bertolacci, Castro e Borini. Un'ascesa impressionante che, ora, potrebbe addirittura culminare con l'arrivo in Serie A.

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Le idee e la filosofia

L'espressione "estetica del calcio" è talvolta abusata e rincorsa con troppa frequenza, limitandosi a celebrare semplicemente la ricerca ossessiva del possesso palla, un'associazione d'idee talvolta forviante che invece, nel caso di Farioli, trova radici più profonde e svincolate dal lato esclusivamente sportivo. Ed è evidente come un'ascesa di questo calibro, valutandone la carriera, passi necessariamente da una marcia in più, tale da colpire personaggi influenti come Olabe e De Zerbi. Il discorso si fa umano oltre che sportivo: qui la "filosofia" di gioco non assume, come spesso accade, il significato esclusivo di approccio tattico, di atteggiamento della squadra, ma scaturisce tutta una serie di riflessioni continue sul significato di gioco, anche a livello pedagogico, e sul calcio come superamento di "apparenti dualismi tra libertà e regole, serietà e leggerezza, realtà e finzione, senza che venga meno la qualità profondamente estetica del gioco" (da francescofarioli.com/filosofia). Un ragionamento che porta Farioli a definire i più grandi allenatori come filosofi-registi che, pur con tutte le differenze tattiche che possono intercorrere tra un Guardiola e un Mourinho, inseguono un fine comune rappresentato dal bene della squadra. E il ruolo del portiere, il più caro e conosciuto a Farioli per esperienza, assume qui un peso ancor più centrale, un ruolo inedito e spesso individuato come rappresentativo dell'evoluzione nel calcio, non più come "estremo difensore" ma come prima fonte di costruzione, come direttore d'orchestra in campo prima che ultimo baluardo. Il gioco come terreno di condivisione di regole, di assunzione di responsabilità, ma votato alla ricerca estetica e al riconoscimento del bello in un gesto tecnico e nella dinamica di gioco. Passando a quel che accade in concreto sul campo vediamo come il Fatih Karagumruk di Farioli ricerchi appunto il possesso partendo dal basso e lo faccia senza la paura di rivolgersi al portiere come partecipante attivo dell'azione, facendo sì che gli avversari alzino la pressione e liberino così spazi importanti da attaccare anche in verticale. Una filosofia in cui il retropassaggio perde ogni accezione speculativa e, anzi, diventa la prima arma per poi fare male in fase offensiva. I due difensori centrali si alzano spesso in fase di costruzione, dialogando col mediano e rivestendo un importante compito, andando anche ad avanzare il raggio d'azione e attirando gli avversari. Il modulo più utilizzato fin qui è stato il 4-1-4-1, a cui faceva ricorso anche Senol Can prima dell'arrivo in panchina di Farioli.

Gioventù al potere

Un dato che ovviamente salta agli occhi è quello anagrafico, sorprende insomma trovare un allenatore di una prima squadra di massima serie, in un campionato importante come quello turco, di appena 32 anni (31 al momento dell'inizio dell'esperienza al Karagumruk). Un aspetto che appare raro in tutto il contesto europeo, anche tralasciando quello italiano in cui (notoriamente) lo spazio per allenatori giovanissimi è meno scontato: soltanto Will Still, classe '93 alla guida del Beerschot in Belgio, è più giovane di Farioli tra gli allenatori della prima squadra. La classifica dei tecnici più giovani, dunque, ha visto Farioli superare anche il tanto celebrato Nagelsmann, un classe '87, e l'arrivo in Serie A sarebbe ancor più significativo, pensando come nel nostro campionato sia davvero difficile affermarsi per allenatori così giovani e privi di un passato da calciatori professionisti.

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