Chiesa: 'Alla Juve sono felice, qui per vincere tutto e diventare il migliore. La pressione è il giusto prezzo'

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"Una finale fantastica no? Probabilmente la notte migliore della mia vita". Parte dalla vittoria degli Europei sull'Inghilterra la lunga intervista di Federico Chiesa, l'attaccante della Juventus si racconta al Telegraph: "Abbiamo subito gol all'inizio e ci ha un po' spaventati, era strano perché non concedevamo di solito e subire presto un gol in finale è difficile. Però ci siamo rifatti, con la nostra umiltà e mentalità. L'Inghilterra è stata fantastica, una finale combattuta e finita ai rigori: lì Donnarumma è stato il migliore, ha parato due rigori e si è meritato il premio. Alla fine metà dei giocatori piangeva e l'altra parte correva per il campo cercando di abbracciare Donnarumma. Emozione, pianti, un sogno che si avvera".

JUVE IN SALITA - "Non siamo sugli standard del passato alla Juve. Ci sarà più pressione su di me e sui miei compagni di squadra dopo la vittoria degli Europei, ma vogliamo sia così. Io sono qui per questo, per questo ho scelto la Juve. Alla Juve perché vogliamo vincere tutto e la pressione è il prezzo da pagare, perché qui le richieste sono più elevate".

LA SCELTA DELLA JUVE - "L'anno scorso quando sono arrivato qui per la prima volta ero felicissimo. So anche io come Giorgio Chiellini, Bonucci, tutti gli altri, lo staff, il presidente, qual è la mentalità della Juve: si tratta di vincere, sempre. Nient'altro va bene. Ed è bellissimo. L'aver vinto con l'Italia mi rende ancora più entusiasta, voglio vincere sempre di più. Poi ho 23 anni, ho appena vinto l'Europeo e gioco nella Juve, sono felice! Ho ancora tanta fame, però, voglio vincere e dimostrare sempre di più a tutti e a me stesso, migliorando ogni anno di più. Ora c'è il Chelsea, che è un avversario importantissimo".

MIGLIORE D'EUROPA - "C'è ancora molto lavoro da fare, molto da migliorare, ma spero che un giorno questa frase (di Prandelli, ndr) diventi realtà. Le richieste dal mercato aumentano perché ho appena vinto un torneo internazionale e gioco alla Juve, ma è ciò che voglio. Perché voglio sempre dare il massimo".

ISTRUZIONE - "Studiavo inglese? I miei genitori credevano che sarei potuto diventare un calciatore, ma pensavano che avrei anche potuto fare qualcos'altro. Mia mamma mi ha sempre ripetuto: 'Se hai buoni voti a scuola, avrai buone prestazioni anche nel calcio e viceversa. Le due cose sono complementari. Oggi l'istruzione è fondamentale, nel mio caso per esempio aiuta a superare la pressione dei media. Posso razionalizzare le cose, quello che mi succede e riesco a tenere la testa concentrata. Vi faccio un esempio: io sono su Instagram, ma non lo uso mai, non ce l'ho sul telefono, perché so che non rappresenta la realtà".

SMETTERE DA RAGAZZO - "Ero nelle giovanili della Fiorentina e non giocavo, quindi ho pensato di smettere e provare qualcos'altro. Poi l'aiuto della mia famiglia ho deciso di continuare, allenarmi sempre più duramente e crescere fisicamente, dato che ero piccolo e magro, a 14 anni non avevo il fisico dei miei compagni e quindi non giocavo. Nella vita ho due passioni: il calcio e l'universo. È sempre stato così. Penso che sia una questione legata al mistero: sappiamo molto di ciò che ci circonda, ma non l'intera storia. È questo mistero che mi affascina, ci penso molto".

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