Chirico: 'Bravo Arrivabene, finalmente qualcuno che difende la Juve! Messaggi chiari anche a Raiola e Antun'

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Ho parecchio apprezzato le (finora) due uscite pubbliche fatte dal nuovo ad della Juventus Maurizio Arrivabene, quando è stato interpellato sul caso plusvalenze e poi sui contratti di De Ligt e Dybala. Diretto, senza troppi fronzoli, è andato dritto al punto in entrambe le circostanze. “Pretendo rispetto nei confronti della Juve” ha dichiarato Arrivabene sulla prima questione, riferendosi soprattutto al gran casino montato dai media circa un mese fa quando esplose la bomba Prisma, con l’avvio dell’omonima inchiesta della procura torinese sui conti del club bianconero. Giorni in cui sembrava che l’armagheddon dovesse abbattersi sulla Continassa e cancellare dal globo terracqueo la Juventus e tutto ci fosse dentro, dirigenti compresi.

IL RUOLO DELL'AD - Trenta giorni dopo la Guardia di Finanza è entrata nella sede dell’Inter, col medesimo mandato e l’identico sospetto, cioè che qualcosa non quadri del tutto nelle compravendite dei giocatori, ma già non se ne parla più. Come se a tante testate questa inchiesta parallela a quella di Torino interessi relativamente poco, tanto – come si sono premurati ad evidenziare da viale della Liberazione – non ci sono indagati. Caspita, hanno iniziato solo l’altro ieri a ficcare il naso sulle carte, date almeno il tempo a finanzieri e magistrati di vedere cosa c’è scritto sopra! Pure alla Juventus gli avvisi di garanzia arrivarono dopo una settimana, mica alla prima perquisizione. Il “rispetto” chiesto da Arrivabene riguarda proprio questo: l’eccessiva enfasi data all’inchiesta torinese su una materia così sdrucciolevole come appunto le plusvalenze in ambito calcistico, ma anche una parità di trattamento mediatico, finora del tutto inesistente. Mancava alla Juventus qualcuno che, una tantum, lo facesse notare, e a quanto pare ora c’è.

I CONTRATTI - Alla pari Arrivabene mi è piaciuto anche quando ha mandato un messaggio chiaro a De Ligt e Dybala e (soprattutto) ai loro agenti, nella fattispecie Raiola e Antun (anche se mestiere vero di quest’ultimo è il concessionario): “Alcuni giocatori sono più attaccati ai loro procuratori che alla maglia”. Tradotto: vi interessano solo i soldi, non la squadra per la quale giocate. Sacrosanta verità. Gli unici a non averlo ancora capito sono quelli che credono ancora ai calciatori che baciano la maglia o che dichiarano di voler “fare la storia del club”, ma poi il rinnovo lo firmano solo quando glielo dice il procuratore. O magari non ne rispettano nemmeno la scadenza perché l’agente ha deciso che lui e il suo assistito devono andare a guadagnare più soldi altrove. “Loro devono fare il loro lavoro, noi facciamo il nostro” e con questa frase Arrivabene ha separato nettamente ruoli e funzioni: voi calciatori dimostrateci sul campo quanto ci tenete a questo club, dopodiché noi dirigenti faremo il nostro, ovvero vi daremo (forse) quello che ci chiedono i vostri agenti. Di blindato non c’è nulla, né contratti in essere né quelli in discussione. Tutto è eraclitamente in divenire. Ben arrivato, Arrivabene!

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