Ciao Luca Semprini, giornalista coraggioso, amico vero

Flavio Atzori

Faceva caldo a Misano quella sera, e noi stavamo fuori, a raccontarci storie, aneddoti, sogni. Era la notte di un World Ducati Week di qualche anno fa. Proprio Borgo Panigale divenne tua casa. Prima in Superbike, poi in MotoGP. "Meglio averti in casa che come giornalista" ti aveva detto Ciabatti nel proporti il ruolo da addetto stampa per il team Aruba.

La battuta, in effetti, era vera. Perchè eri davvero un giornalista sopraffino. Capace di trovare la notizia, di raccontarla senza troppi fronzoli. Eri votato al senso del giusto, della cronaca da raccontare. Su questo, e non solo su questo, ci siamo sempre trovati, anche se tu eri più coraggioso di me. Siamo stati in sintonia sin dal nostro primo incontro. Guarda il destino, sempre in quella terra dei motori che ti ha dato i natali. Imola, paddock Superbike, 2011. Due sbarbatelli che volevano iniziare il ruolo di inviati, con Paolo Scalera a farci da insegnante: "Flavio, questo è Luca Semprini. E' un ragazzo tosto. E' stato anche in America per diverso tempo, parla benissimo l'inglese, ed ha fiuto per la notizia".

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Da giornalista, eri riuscito a farti apprezzare da piloti di tutto il mondo. In molti ricordano la tua intervista di Jonathan Rea che proprio il campione del mondo condivise su Twitter con una frase: "quando incontri un giornalista veramente bravo, escono fuori interviste veramente belle". Io mi ricordo la telefonata che mi avevi fatto prima di pubblicarla, quell'intervista: "Vedrai, abbiamo parlato di tutto. Uscirà qualcosa di interessante e bello. Mi piace quando escono questi articoli".

Già, le nostre telefonate. Iniziavano sempre con un "Ciao Spadaccino come stai?". Spadaccini, pronti a combattere nel mondo del giornalismo. Non ci vedevamo spesso, ma facevamo di tutto per far sì che accadesse: una birra a Roma, quattro risate e si ripartiva, io per un test moto, tu per una trasferta. L'ultima volta, all'una di notte. Tornavi da Sepang, ed io sarei partito per il test della Multistrada all'alba. Ci vedemmo un'oretta, ma tanto ci bastava.

Quando sei passato dall'altro lato della barricata, in Ducati, eri contento. Lo ero ancor di più quando ti avevo visto di fianco a Danilo Petrucci. Uno come te, ho pensato. Uno che ha sempre lottato per conquistarsi il suo posto. Non a caso ti piaceva la boxe, la corsa. Ed anche i Bud Spencer Blues Explosion. Eri un professionista di enorme levatura, apprezzato e riconosciuto da tutti. Per me, eri e sei un amico. Ciao Spada.

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