Ciclismo: cent'anni fa nasceva Malabrocca, la mitica 'maglia nera' di Coppi e Bartali

webinfo@adnkronos.com
Adnkronos

Quando l'ultimo vinceva e diventava famoso quasi come i grandi campioni. Cento anni fa, il 22 giugno 1920, nasceva a Tortona Luigi Malabrocca detto "il Cinese" per la forma dei suoi occhi, un ciclista che sarebbe passato alla storia per il più assurdo dei record sportivi: arrivare sempre ultimo, e non certo per incapacità ma al solo scopo di raggranellare premi riservati a quella che da lui in poi sarebbe diventata la mitica "maglia nera", la pecora nera del gruppone, lo studente svogliato, il pelandrone tiratardi: quello dell'ultimo banco, che di solito è anche il più simpatico e, come Luigi, è anche apprezzato dalle ragazze.  

Campione di ciclocross, e dunque ben in grado di dire la sua ai tempi del ciclismo eroico, per lo più corso su strade bianche o dissestate della poverissima Italia dell'epoca, Malabrocca ebbe come gli altri la sventura di capitare stritolato tra due giganti come Fausto Coppi e Gino Bartali. Niente da fare per nessuno, e Luisin -altro soprannome- escogitò quella che sarebbe diventata la sua fortuna: "se non posso arrivare primo, allora arrivo ultimo". Premi in natura e anche in lire andarono così a lui perché notoriamente l'italiano standard ama da sempre anche gli eroi negativi: e a mezza classifica si restava a becco asciutto. Fatica inutile.  

Corridore professionista e gregario "a cottimo" dei giri d'Italia del dopoguerra, a partire da quello chiamato "della Rinascita" partito da Milano il 15 giugno 1946, Malabrocca intepretò magistralmente il ruolo scelto per sé- proprio a causa del suo cognome rarissimo (ce ne sono tre in Italia) ed evocativo. In quel Giro è già sulla bocca di tutti perché lo speaker di allora, Carlo Proserpio, ne è affascinato e non perde occasione per nominarlo. In una tappa, per una serie di casi, arriva ultimo. In camera d'albergo si presenta un pastore con un agnello: "Sono l'ultimo di sei figli, so cosa vuol dire essere l'ultimo e non avere niente", gli dice consegnando l'animale (vivo). In un'altra occasione da ultimo il Cinese aveva ricevuto bottiglie d'olio e soldi. Capisce l'antifona e da allora farà di tutto per arrivare ultimo. per riuscirci faà di tutto: nascondersi in un fienile, in un pozzo secco, dormendo per campi, e sempre senza mai lasciar passare troppo tempo per non farsi scoprire. La leggenda è nata, e Luisin guadagna più da ultimo che da gregario di media classifica.  

Scorri per continuare con i contenuti
Annuncio

La ragione principale per cui i ciclisti dell'epoca si sottoponessero a fatiche disumane su mezzi che adesso definiremmo pericolanti erano i premi: in soldi o altro, qualunque cosa perché si ponesse fine alla cronica indigenza che tutti sperimentavano. Si agguantavano premi essenzialmente in due modi: buoni piazzamenti, se non vittorie, alla fine delle tappe, e i traguardi a premio nel corso della tappa. Malabrocca realizza già dal '46 che non ce la fa a entrare nel gruppo di testa e si organizza, insieme al complice Ausenda, per ottenere i premi intermedi. 

Con il consenso di Coppi di cui era amico fin da quando il campionissimo era un ragazzino che sembrava votato al fallimento nel ciclismo, ottenuto durante una conversazione serale in albergo, e in seguito quello di Bartali, i due usano lo stratagemma dell'"americana", non ammesso dal regolamento ma tollerato se i due rais davano l'ok: uno tira avanti e l'altro segue a ruota, in vista del premio di traguardo il secondo, più riposato per essere stato in scia, agguanta la maglietta del compare e si spinge di forza avanti. In seguito il premio viene diviso.  

"Mio nonno è diventato una leggenda, e a tratti anche una barzelletta, uno scherzo, una storia da raccontare ai bambini -dice la nipote, Serena, all'Adnkronos-. La sera ai bambini va raccontato che c'era un uomo in bicicletta che si nascondeva nei fienili, sotto i ponti, aiutava tutti mentre correva la gara ciclistica più importante d'Italia. Va raccontato loro che arrivava ultimo per scelta. E che pure lo pagavano. Ha lasciato un segno, anche cambiando qualche regola o interpretandola, diciamo". Serena afferma di avere "qualche sorpresa" in serbo per festeggiare il centenario del nonno, ma tiene la bocca cucita. Però, buon sangue non mente, anche da lei arriva un pensiero per Zanardi: "questo particolare compleanno sente il mio cuore battere per un altro grande mito, Alex, un altro che per gli ultimi sta rischiando la propria vita". 

Potrebbe interessarti anche...