Come era il Milan l'ultima volta che ha disputato la Champions League

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L’ultimo verdetto della Serie A 2020-21 è stato il ritorno del Milan in Champions League, grazie alla vittoria sull’Atalanta. Sono passati sette anni da quando i rossoneri hanno calcato i palchi della massima competizione europea per l'ultima volta. Era ancora il club di Silvio Berlusconi, con il fido Adriano Galliani nei panni di amministratore delegato. Sulla sua panchina era seduto Massimiliano Allegri, l’eroe che, dopo lo scudetto del 2010-11, aveva portato i rossoneri in Champions con un’epica rimonta.

La stagione era quella 2013-14: al tempo andavano direttamente in Champions solo le prime due del campionato, mentre la terza doveva disputare le qualificazioni. Il Milan, arrivato proprio terzo nel campionato precedente, affrontò in un doppio scontro il PSV Eindhoven. In Olanda la partita d’andata si concluse con un pareggio, in quella di ritorno in Italia invece i rossoneri stamparono un bel 3-0 con doppietta di Boateng e gol di Balotelli. Il sorteggio dei gironi però non fu buono per i milanisti: eccetto il Celtic che era una squadra più abbordabile, l’Ajax vincitore di ben quattro edizioni e soprattutto il Barcellona di Martino erano avversari ben più tosti. Con 9 punti nel girone (2 vittorie, 3 pareggi e 1 sconfitta) passarono agli ottavi da secondi classificati. Decisiva per la qualificazione è stata l’ultima partita, giocata a San Siro contro l’Ajax: il pareggio regalò un punto d’oro, considerando che il Milan giocò oltre un’ora in dieci per l’espulsione di Montolivo.

Gli ottavi, però, non lasciarono scampo ai rossoneri. L’Atletico Madrid (squadra mai affrontata in precedenza dal Milan in Europa) stava vivendo un anno magico, che lo portò alla conquista della Liga e alla finale – poi persa – di Champions contro il Real Madrid. Due sconfitte tra andata e ritorno segnano l'uscita dei milanisti dalla competizione.

Milan - Atletico Madrid. Champions League 2013-14 | Denis Doyle/Getty Images
Milan - Atletico Madrid. Champions League 2013-14 | Denis Doyle/Getty Images

Il Milan, però, al tempo aveva anche problemi in campionato. Il girone d’andata l’aveva terminato all’11° posto, collezionando 5 vittorie, 7 pareggi e 7 sconfitte. Soli 31 goal fatti e, invece, 30 subiti. Numeri che, insieme alla sconfitta contro il Sassuolo per 4-3, portarono all’esonero di Allegri. La squadra venne affidata prima a Tassotti, il viceallenatore, poi a Seedorf. Sarà proprio sotto la sua guida che arriveranno le sconfitte inevitabili in Champions. Non solo: arrivò pure l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano dell’Udinese (che era riuscita anche a battere l’Inter).

Grazie a 5 vittorie consecutive tra marzo e aprile, il Milan riuscì a conquistare l’ottava piazza con 57 punti (16 vittorie, 9 pareggi e 13 sconfitte). Aveva lo stesso punteggio del Torino ma, essendo pari negli scontri diretti, è valsa la differenza reti: migliore fu quella dei granata che, quindi, conquistarono la qualificazione all’Europa League. Dopo quindici stagioni consecutive in Europa (era dalla stagione 1997-98 che si qualificava), così, il Milan rimase fuori dalle competizioni UEFA.

Nemmeno le reti del bomber dell’epoca, ovvero Mario Balotelli, servirono a portare il Milan più in altro in classifica. Una rosa che al tempo vedeva annoverati giocatori che tutt’oggi militano in Serie A (o in B come Balotelli o Boateng) come Saponara, Cristian Zapata, Petagna, El Shaarawy, Cristante o Poli, oltre a De Sciglio ora in Ligue 1. Altri giocano ancora e altri si sono ritirati come De Jong, Niang, Muntari, Mexes, Pazzini, Essien, Montolivo, Robinho, Abate e Kakà (l’ultimo giocatore a segnare con il Milan in Champions League). Nessun giocatore di allora, però è presente nel Milan di oggi, che ha attuato una vera e propria rifondazione al fine di ritornare finalmente in Champions League.

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