Come giocavano Manchester City e Paris Saint Germain prima dell'arrivo di Mansour e al-Thani?

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Matteo Baldini
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La seconda semifinale dell'edizione 2020/21 della Champions League, che vede opposto il Manchester City al Paris Saint Germain, rappresenta un incrocio tra due realtà per certi versi affini, la cui parabola e la cui evoluzione negli ultimi 10 anni presentano tratti netti di connessione. Senza scavare in profondità nel passato viene naturale dare per scontata la presenza di City e PSG nel calcio dei grandi, ammirare tra le loro fila i giocatori più pagati e le star più idolatrate, ma in un tempo neanche troppo lontano il discorso aveva toni diversi, non quelli dei lustrini e delle serate di gala: si trattava di realtà non del tutto marginali ma certo minori rispetto alle squadre che imperavano in Premier League e Ligue 1.

Il proprietario del City dal 2008 | ANDREW YATES/Getty Images
Il proprietario del City dal 2008 | ANDREW YATES/Getty Images

I trofei lungo la storia di Citizens e PSG erano merce rara, le stelle di prima grandezza precluse, nel caso del club inglese anche la presenza in massima divisione era spesso un traguardo da sudare, con la seconda metà degli anni '90 che rappresentò uno dei punti più bassi nella storia del club. Il '98 vide ad esempio lo stesso City raggiungere un record certo poco ambito: fu il primo club forte di un successo europeo (la Coppa delle Coppe del 1970) a retrocedere nella terza divisione del proprio Paese. E nel caso del PSG, pur senza scomodare retrocessioni a ripetizione, balza comunque all'occhio il periodo negativo vissuto dal 2000 al 2010, con numerose apparizioni nelle parti meno nobili della classifica: il sedicesimo posto del 2007/08 fu il peggior punto toccato fin dagli anni '70 ma altre stagioni simili erano ormai all'ordine del giorno.

Al Thani segue il PSG | Quality Sport Images/Getty Images
Al Thani segue il PSG | Quality Sport Images/Getty Images

Sembrano passati secoli, considerando la distanza tra quelle realtà e le corazzate che, adesso, risiedono stabilmente ai piani alti: l'avvento di Mansour e di al-Thani, l'arrivo dunque dei fondi degli sceicchi e della loro voglia di investire con forza nel calcio europeo, ha sancito di fatto una rivoluzione epocale, cambiando le sorti dei due club e colorando diversamente la loro storia. E al di là degli investimenti da record, fin dai primi anni alla guida dei due club, i tratti in comune non mancano: la presenza di campioni strapagati in rosa, la capacità di tornare al titolo e, d'altro canto, una certa fatica ad affermarsi sul fronte europeo. Quel che può destare una certa curiosità, a questo punto, è anche capire come giocassero Manchester City e Paris Saint Germain nella stagione che precedeva lo storico passaggio di proprietà, avvenuto rispettivamente nel 2008 e nel 2011.

Manchester City 2007/08

Il Manchester City 2007/2008, targato Sven-Goran Erikson, era alla sesta stagione consecutiva in Premier, già un traguardo non da poco considerando gli affanni di fine '90. La metà della classifica era comunque l'ambizione più brillante in quel periodo, considerando incursioni frequenti nelle zone a rischio: nella stagione precedente il City arrivò quattordicesimo. Ma che squadra era quella che, di fatto, anticipò l'arrivo di Mansour? Si trattava di un club alle prese con un cambiamento già in atto, con la proprietà thailandese Shinawatra che si era appena insediata, e non mancarono acquisti ambiziosi e costosi rispetto al passato più recente: in squadra arrivarono Bojinov, Rolando Bianchi, Elano e Corluka, investimenti importanti a fronte di poche cessioni remunerative (in realtà solo quella di Barton, pilastro della squadra da 4 anni sacrificato sul mercato).

Eriksson ed Elano, stella di quel City | Ryan Pierse/Getty Images
Eriksson ed Elano, stella di quel City | Ryan Pierse/Getty Images

La formazione tipo schierata da Erikson era un 4-2-3-1: l'allora ventenne Hart in porta, difesa composta da Corluka, Richards, Dunne e Ball. I due mediani davanti alla difesa erano Hamann e Gelson Fernandes, sulla trequarti agivano invece Ireland, Elano e Petrov, con Vassell come terminale offensivo. Il contributo dell'attacco fu marginale, Elano alla fine fu il capocannoniere della squadra (8 gol) con Bianchi e Vassell autori rispettivamente di 4 e 6 reti. Il City si classificò al nono posto, un traguardo comunque dignitoso rispetto a quelli delle stagioni precedenti. Da lì in poi, però, partì la vera ascesa: dopo un primo anno di assestamento (decimo posto) il passaggio alla nuova proprietà, quella dello sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, sancì l'approdo in pianta stabile tra le big del calcio inglese, con 4 Premier vinte, la prima nel 2011/12, terzo titolo di sempre per il club e primo dopo ben 44 anni di attesa.

Paris Saint Germain 2010/11

Il processo di crescita partì successivamente per il Paris Saint Germain, il cambio di proprietà ebbe luogo nel 2011 (dopo 3 anni rispetto al City) ma l'impatto fu persino più travolgente sul fronte dei risultati a livello nazionale. La squadra arrancava da anni tra la metà e la parte bassa della classifica, il contesto ambientale non era semplice: ultras estromessi dallo stadio, violenze tra frange diverse del tifo parigino e una situazione complessa da gestire. Sul fronte sportivo la squadra 2010/11, allenata da Kombouaré, arrivava dal tredicesimo posto in Ligue 1.

Kombouaré, tecnico di quel PSG, con Nene | BERTRAND GUAY/Getty Images
Kombouaré, tecnico di quel PSG, con Nene | BERTRAND GUAY/Getty Images

L'undici tipo era schierato con un 4-4-2: Edel in porta, Jallet, Sakho, Armand e Tiené in difesa, i due mediani erano Makelele (capitano) e Chantome mentre le ali dalla chiara propensione offensiva erano Giuly e Nene, con Erdinc e Hoarau come coppia d'attacco. Nené visse la propria stagione di grazia, 14 gol in Ligue 1, e la squadra raggiunse un ragguardevole quarto posto, anticamera di quel che sarebbe successo dall'anno successivo grazie agli investimenti della nuova proprietà (106 milioni spesi sul mercato in vista della stagione 2011/12). I risultati non tardarono ad arrivare, dopo il secondo posto di questa prima stagione di ricchi investimenti arrivò il ritorno al titolo in Ligue 1 (l'ultimo risaliva al 93/94). Dal 2011/12, prima stagione con la proprietà del fondo sovrano Qatar Investment Authority, sono arrivati ben 7 titoli su 9 campionati disputati. Una realtà ovviamente difficile da paragonare al City in questo senso: evidente come il panorama inglese presenti potenze economiche e sportive più difficili da mettere in ombra rispetto a quello francese, con uno strapotere dunque più automatico da acquisire in Francia attraverso investimenti di quel calibro, impraticabili per altre realtà di prestigio come Lione. Bordeaux e Olympique Marsiglia.


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