Come sta andando lo Iachini bis? Un'analisi del suo rendimento finora

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Chiara Manetti
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Nessuno si aspettava le dimissioni di Cesare Prandelli. Arrivate come un fulmine a ciel sereno, hanno riportato sulla panchina viola Beppe Iachini, incaricato ancora una volta di portare la Fiorentina alla salvezza, come nella stagione 2019/20. Del resto, salvare le squadre dalla B è la cosa in cui è più bravo. La sua nuova avventura in viola è iniziata dalla difficile trasferta a Genova, sponda rossoblù. Tanti si aspettavano un cambiamento all’interno della formazione, un ritorno a quei giocatori di cui lo Iachini 1.0 non si privava mai. Ma sono variate molte cose da quel momento. Così l’allenatore marchigiano sceglie la continuità, mettendo in campo uno schieramento speculare a quello di Prandelli, sia per uomini che per gioco.

Niente Biraghi, ma fiducia a Venuti. Ambrabat in panchina per lasciare il campo a Pulgar. Vlahovic titolare inamovibile insieme a Ribery. L’insensato fallo ai danni di Zappacosta da parte del francese poteva costare caro. Invece la Viola è rimasta unita, compatta, cercando di sfruttare le occasioni che le si presentavano. Quel pari, alla fine, andava bene per come si era messa la partita, anche se squadra e allenatore erano consapevoli di dover fare di più.

Genoa CFC vs ACF Fiorentina - Serie A | Getty Images/Getty Images
Genoa CFC vs ACF Fiorentina - Serie A | Getty Images/Getty Images

La durezza mentale della squadra a Genoa era solo un’illusione. Il primo tempo al Franchi contro l’Atalanta lo dimostra: in quel caso i bergamaschi hanno letteralmente annichilito la formazione viola. Ma, se lì almeno c’era stata una reazione, nella gara contro il Sassuolo si è vista una delle Fiorentine più fragili di sempre. Un clamoroso blackout nel secondo tempo ha mostrato tutte le debolezze della squadra. I titolari si sono sciolti come neve al sole, i panchinari non sono stati in grado di aiutare e Iachini non ha saputo scuotere i suoi giocatori. Anzi, sembrava proprio non averci capito niente.

Questo è il punto più basso toccato dal tecnico ascolano da quando è tornato alla guida della Fiorentina. E il ritiro della squadra è stato inevitabile.

Da quel momento si può solo risalire. La partita contro il Verona era vitale perché la situazione di classifica era terribilmente preoccupante. Iachini stavolta ha tenuto unita la squadra e saputo leggere la partita. Un cambio tattico è stato fondamentale: Ambrabat è stato invertito con Bonaventura. Così il primo è riuscito a dimostrare di essere lo splendido calciatore che aveva incantato tutti lo scorso anno. Il secondo ha avuto più libertà di inserimento: è stato proprio Bonaventura a procurarsi il rigore del vantaggio. Nessun cambio insensato nel finale, nessun passo falso e la vittoria è stata come una grande e necessaria boccata d’ossigeno.

La vittoria della Fiorentina sul campo dell'Hellas Verona | Alessandro Sabattini/Getty Images
La vittoria della Fiorentina sul campo dell'Hellas Verona | Alessandro Sabattini/Getty Images

E poi è arrivata la Juventus. Le speranze di strappare un risultato positivo erano poche. In più il Cagliari non la smetteva più di vincere, assottigliando il gap di punteggio con le altre squadre. Il compito di Iachini era trovare le giuste motivazioni e non dare già la partita per persa. I giocatori sanno che l’allenatore marchigiano è in grado di gestire questa situazione di classifica e lo seguono, condividendo la sua mentalità in campo. Con la stesso modulo di Verona, i rientranti Milenkovic e Igor e Bonaventura al posto di Castrovilli, la Fiorentina ha fatto un ottimo primo tempo, chiudendo tutti gli spazi e concludendo in vantaggio. Con la riprese e il goal dei bianconeri, la squadra ha resistito, strappando un pareggio che tutto sommato ci stava.

Iachini ha capito delle cose fondamentali in questa partita. Ambrabat deve essere impiegato come mezzala per mostrare tutto il suo talento, con Pulgar centrale: così la difesa soffre meno. Vlahovic ormai fa reparto da solo, mentre Ribery va oltre i suoi limiti, rimanendo in campo finché non ha esaurito ogni briciolo di energia e incitando i compagni una volta sedutosi in panchina.

È vero, ancora l’ambiente viola non è sereno. C’è una salvezza ancora tutta da conquistare. Ma la squadra è viva e l’obiettivo si ottiene a piccoli passi. Con un allenatore che sta tenendo tutti uniti, trasformando la Fiorentina seguendo un solo mantra: “Lavora-lavora”.

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