Coronavirus, Colbrelli se la prende con gli "sceriffi"

Sportal.it

Sonny Colbrelli, ciclista della Bahrain-McLaren, in un'intervista a tuttobiciweb.it ha parlato della difficile emergenza Coronavirus che ha colpito con particolare forza il bresciano: "Non sto vivendo nel migliore dei modi questa drammatica emergenza: sentire il suono delle sirene delle ambulanze che portano in ospedale le persone che conosci è una cosa che fa malissimo. Per il Coronavirus ho ricoverata mia nonna e anche mio papà è stato colpito ma lo stanno curando a casa: spero che tutto si risolva nel modo migliore. Nella sfortuna sono stato fortunato in quanto è da un mesetto che non vedo i miei genitori e quindi non ho avuto problemi".

In auto isolamento come tutti in Italia, Colbrelli sta cercando di mantenersi in forma: "Da quando nei giorni scorsi la Federciclo ha invitato i professionisti a non uscire per allenarsi sulle strade, ho seguito l’invito e resto a casa. Prima invece uscivo ma era davvero brutto perché la gente ti guardava male, ci sono tanti maleducati che vogliono fare gli “sceriffi” e che vogliono insegnare. Ma questo sport del ciclismo che pratichiamo è per noi professionisti un lavoro vero e proprio, la gente non lo capisce e ti insulta mentre pedali. A casa cerco di fare il possibile usando i rulli sui quali al massimo però puoi lavorare un paio di ore; poi ti aiuti con l’attività muscolare e altro, ma chiaramente non è la stessa cosa".

"Cerco di godermi la mia famiglia visto che normalmente noi ciclisti siamo sempre in giro e non abbiamo molto tempo per stare a casa: adesso posso vivere di più i miei affetti e se penso che tra un mesetto Adelina deve partorire non nascondo di essere un po’ preoccupato visto la situazione".

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