Coronavirus: già nel 2015 ricerche in laboratorio sul virus

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All'allarme coronavirus, con 1384 persone morte e 7007 contagiati, si aggiunge un inquietante documento, apparso sul sito della US National Library of Medicine.

Nello studio si fa riferimento a un nuovo virus generato dalla combinazione del coronavirus nato nei pipistrelli, con un altro che causa la Sars nei topi da laboratorio. A rendere tutto più inquietante è la data di pubblicazione: 9 novembre 2015. Come riporta Business Insider, si tratta di un altro smacco alla credibilità dello stato cinese già minata dal modo in cui il governo ha gestito, almeno nel momento iniziale, la vicenda: dai ritardi nelle quarantene, alla leggerezza nella prevenzione per evitare contagi.

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Nelle motivazioni allo studio si legge che è "un modo per prepararsi ai virus emergenti" perché "mentre le misure di salute pubblica hanno messo a tacere l'epidemia di SARS-CoV2, recenti studi di metagenomica hanno identificato sequenze di virus simili a SARS strettamente correlati che circolano nelle popolazioni di pipistrelli cinesi che potrebbero rappresentare una minaccia futura".

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I dubbi sulla sperimentazione

Il 12 novembre sulla rivista Nature ci si interrogava sulle conseguenze di simili esperimenti. A chiedersi se valesse il rischio Simon Wain-Hobson, virologo presso l’Istituto Pasteur di Parigi, il quale avvertiva: “se ci fosse una fuga di quel virus, anche minima, nessuno potrebbe predirne la traiettoria".

Business Insider riporta anche il giudizio del biologo molecolare ed esperto di biodifesa alla Rutgers University, Richard Ebright: " “L’unico impatto concreto che otteniamo da questo lavoro è la creazione, in laboratorio, di un nuovo rischio non naturale". A quello studio incriminato aveva partecipato anche la dottoressa Shi Zhengli, la stessa che lo scorso 20 gennaio appariva fra le firme di un articolo, nel quale si confermavano due ipotesi: l’animale “untore” era da ritenersi il pipistrello cinese, ma il virus era mutato prima di arrivare a contagiare l’uomo.

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Queste conferme sono state accompagnate da un forte entusiasmo, tipico delle scoperte. Peccato che simili ricerche andavano nella stessa direzione già cinque anni prima.

Ad essere sotto giudizio, ancora una volta, è la mancanza di trasparenza da parte del governo cinese sulla vicenda del virus, le cui origini rimangono ancora avvolte dal mistero.

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Le ipotesi sulle origini

L'idea inizale era quella che il virus si fosse propagato all'interno del mercato ittico e di animali vivi selvatici di Wuhan, ipotesi poi smentita dal fatto che il primo paziente infetto non fosse mai stato in quel luogo.
In un articolo su Lancet, ricercatori del Wuhan Jinyintan Hospital, hanno inoltre escluso che l'agente patogeno, il betacoronavirus, sarebbe stato trasmesso dall'uomo attraverso i serpenti, a loro volta infettati dai pipistrelli.
E se non ci sono abbastanza prove che avvalorino l'ipotesi dei rettili, la congettura su un laboratorio dal quale sarebbe partita la malattia solleva ancora più dubbi. Il centro in questione è il laboratorio in cui si studiano gli agenti patogeni più pericoli al mondo e che ha un unica sede cinese, proprio a Wuhan.

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