Coronavirus, il racconto della paziente che parla solo con sms

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(Photo by Valeria Ferraro/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)
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Dieci giorni in terapia intensiva, attaccata giorno e notte all'ossigeno, pensando a una famiglia che non può vedere. E' il racconto di Alessandra, 56 anni, di Codogno, operatrice socio-sanitaria nella Rsa di Maleo, al Corriere della Sera. Ora è ricoverata nel reparto di malattie infettive dell'ospedale di Cremona, non riesce a parlare ma ha scritto della sua esperienza tramite sms.

La scoperta

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Si è accorta di avere la febbre dopo una notte al lavoro, le sue condizioni sono peggiorate ogni giorno di più fino a quando è stata ricoverata a Cremona e le è stata data la diagnosi: Coronavirus.

"Un girone dell'inferno"

"Sembrava di stare in un girone dell’inferno. Te lo dicono ma non capisci cosa ti aspetta ed è meglio così. La cura ti ammazza. Piega il tuo corpo, il mal di stomaco con nausea e vomito è lancinante, la febbre ti fa bruciare", scrive Alessandra. Non sa come ha contratto il virus, forse dalla bidella della scuola di sua nipote risultata positiva o un’impiegata della Rsa dove lavora, anche lei contagiata.

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La vita in terapia intensiva

Anche il marito di Alessandra è positivo e ricoverato nell'ospedale di Lodi, lo stesso dove si trova anche il padre che ha la polmonite e non ha ancora l'esito del tampone. Alessandra è sola perché le visite non sono ammesse, "il tempo non passa mai" per lei e la sua compagna di stanza, "Una signora molto più giovane, è ricoverata da 12 giorni. Si è aggravata, non riusciamo a parlare. Anche il mangiare... tu vorresti finirlo, invece dopo due cucchiai hai già nausea", racconta e tiene a chiarire: "Questa non è una banale influenza”.

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