Coronavirus, niente cibo in spogliatoio e selfie vietati: Serie A si adegua

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La Serie A ai tempi del coronavirus. Il massimo campionato italiano di calcio si adegua e vieta il cibo negli spogliatoi, i selfie dei giocatori e tante altre accortezze da tenere in questo complicato periodo, con 21 regole per evitare il contagio. Diciotto regole alle quali la Federazione medico-sportiva italiana, presieduta dal professor Maurizio Casasco, consigliere indipendente in Lega, ne ha aggiunte altre specifiche per i calciatori professionisti e per le persone a stretto contatto con essi: come lasciare lo stadio con il bus della squadra o in auto privata evitando il contatto fisico con i tifosi, utilizzare un solo microfono (da disinfettare ogni volta) nelle interviste, evitare premiazioni o comunque altre forme di contatto con il pubblico.  

Le prime 18 di queste regole non sono una novità. "Le abbiamo diffuse da almeno 20 giorni - spiega Casasco alla Gazzetta dello Sport - e condivise con i medici federali. E non valgono solo per i calciatori, ma per tutti gli sportivi. Anzi, faccio un appello agli allenatori delle varie squadre, specie a livello giovanile: sono loro a dover sensibilizzare sul tema i ragazzi più giovani". Ovviamente tutti i club di Serie A - attraverso i loro medici - hanno recepito. E condiviso le regole con i calciatori, con incontri specifici col tema.  

Dal magazziniere che porta i pasticcini o la pizza nello spogliatoio per fare festa: stop. Dalle pause durante un allenamento o una partita quando i calciatori si rinfrescano passandosi la stessa borraccia. Non sarà più così: ognuno avrà la sua. E ancora: ai giocatori è stato chiesto di limitare le uscite nei luoghi pubblici. E di verificare la provenienza di tutte le persone con cui direttamente o indirettamente (ovvero i loro familiari) vengono a contatto, per capire se sono rientrate e da zone a rischio o in quarantena.  

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"Se dovessimo trovare un calciatore contagiato? Non mettiamo il carro davanti ai buoi - sottolinea ancora Casasco -. Venerdì (domani, ndr) avrò un altro meeting, quello con tutti i miei colleghi europei, per coordinare a livello internazionale l’attività di prevenzione". I calciatori dovranno anche riporre oggetti e indumenti personali nelle borse all’interno dello spogliatoio e seguire alcune regole generali “di igiene”. Ovvero usare fazzolettini di carta e poi buttarli; lavare attentamente e il più spesso possibile le mani; evitare di toccare il rubinetto prima e dopo aver lavato le mani. In più, come tutti, non ci si deve toccare occhi, naso e bocca con le mani sporche e bisogna coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto o con il braccio quando si tossisce. I centri sportivi delle squadre sono stati riempiti di Amuchina o simili. 

Alle società è stato chiesto infatti di favorire l’uso di dispenser con soluzioni detergenti disinfettanti e di pulire gli spogliatoi e tutte le altre zone dei centri sportivi (nello specifico tavoli, sedie, rubinetti, pavimenti, docce, panche). A tutti gli sportivi si consiglia anche il vaccino antiinfluenzale: in questo modo si rende più semplice la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.  

"Il vademecum vale per sempre, sarà buona norma per esempio bere dalla propria borraccia anche una volta che il coronavirus verrà sconfitto - aggiunge Casasco -. Certo, magari il fazzoletto per aprire il rubinetto quello no, non sarà più richiesto. Ma lo sport non può non rispondere all’appello di abbassare il rapporto tra malato e contagiato, che oggi è di 1 a 2,6. Il calcio in questo ha un grande vantaggio: si gioca all’aria aperta, quindi questo riduce la possibilità di contagio".  

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