Crollo Milan, per Pioli torna lo spettro del girone di ritorno: i precedenti

Federico Albrizio
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Da campione d'inverno a fuori dalla Champions League, il crollo del Milan prosegue inesorabilmente. Le due pesanti sconfitte contro Sassuolo e Lazio hanno fatto precipitare i rossoneri al quinto posto alle spalle di Napoli e Juventus in virtù della classifica avulsa e sul banco degli imputati finiscono tutti: giocatori che non hanno più garantito lo stesso straordinario rendimento esibito nel post-lockdown e nella prima parte di stagione; la dirigenza per un mercato di gennaio che, a conti fatti, non ha dato apporto alla causa; inevitabilmente anche il tecnico Stefano Pioli.

ERRORI - Innanzitutto per una condizione fisica ormai allarmante. Il Milan è sulle gambe, al di là della difesa d'ufficio di Pioli, fatica a reggere l'urto non solo con dirette concorrenti nella corsa Champions ma anche con squadre come Sampdoria, Sassuolo o Genoa. Il richiamo di preparazione non ha dato l'esito sperato e ha anzi avuto l'effetto opposto di gravare ulteriormente sulle condizioni del gruppo, perché se è vero che il Diavolo non ha mai potuto contare sulla rosa al completo causa infortuni, di questi molti sono stati di natura muscolare: da gennaio ad oggi sono dieci i giocatori ad aver accusato problemi riconducibili alla muscolatura (Ibrahimovic, Mandzukic, Leao, Bennacer, Theo Hernandez, Romagnoli, Saelemaekers, Brahim Diaz, Calhanoglu, Kjaer), troppi e troppo condizionanti. Specie se anche le rotazioni destano qualche perplessità, con alcuni elementi accantonati (Tonali centellinato, che fine hanno fatto Castillejo e soprattutto Hauge?) costringendo altri agli straordinari, con un inevitabile calo nelle prestazioni, o a degli esperimenti forzati nonostante ci fossero interpreti del ruolo a disposizione (Saelemaekers terzino contro la Sampdoria al posto di Kalulu, inserito poi nella ripresa). Tanti elementi che hanno contribuito al crollo del Milan, ma i problemi nel girone di ritorno non sono una novità nella carriera di Pioli.

LA STORIA SI RIPETE - Basta guardare i numeri delle ultime quattro esperienze in panchina (Milan, Fiorentina, Inter, Lazio). In tre occasioni le squadre di Pioli hanno saputo tenere un rendimento al top nelle ultime 19 gare di campionato: con i rossoneri lo scorso anno, condizionato comunque dalla pandemia Covid e dal lockdown, al primo con la Lazio (2014/15), conclusa con l'approdo in Champions League e al primo con la Fiorentina (discrepanza minima tra girone d'andata e ritorno). I dati confermano come nella seconda stagione alla guida della stessa squadra il calo sia sistematico: è accaduto nella seconda stagione alla Lazio e alla Fiorentina (in entrambi i casi esonero all'inizio di aprile) e si sta ripetendo oggi al Milan, passato da una media punti di 2,26 alla fine del girone d'andata all'attuale 1,64 (dato ovviamente destinato a variare nelle ultime cinque giornate). E' accaduto in maniera eclatante anche nell'atipico campionato all'Inter, iniziato a novembre prendendo il posto di De Boer e terminato con l'esonero a tre giornate dalla fine: 2,29 punti di media alla 19esima giornata, 1,43 al momento della separazione con i nerazzurri. Un trend, quello raccontato dai numeri, che non fa ben sperare, ma che al contempo può fornire ulteriori motivazioni per invertire la rotta e rimettere in carreggiata la stagione. Ancora cinque partite, ancora cinque finali: il Milan e Pioli si giocano tutto.

MEDIA PUNTI

Milan 2020/21: andata 2,26 - ritorno 1,64

Milan 2019/20 (dal 9 ottobre): andata 1,33 - ritorno 2,15

Fiorentina 2018/19 (fino al 9 aprile): andata 1,37 - ritorno 1,08

Fiorentina 2017/18: andata 1,42 - ritorno 1,58

Inter 2016/17 (dall'8 novembre al 9 maggio): andata 2,29 - ritorno 1,43

Lazio 2015/16 (fino al 3 aprile): andata 1,42 - ritorno 1,25

Lazio 2014/15: andata 1,63 - ritorno 2

@Albri_Fede90